In vista dell’estate, la cura dei più comuni problemi per le nostre estremità

Scritto da Alma Valente |    Maggio 2016    |    Pag. 42

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di Lido Contemori

Piedi

Si avvicina l’estate e, soprattutto le signore, togliendosi con sollievo scarpe troppo strette e stivali ingombranti, cercano, finalmente, il sollievo dei sandali. Talvolta però scoprono nelle loro estremità piccoli difetti antiestetici come calli e fessurazioni ai talloni.

Ci siamo rivolti alla dottoressa Alessandra Nocentini, farmacista, per sapere quali siano le domande più comuni dei clienti sulle lesioni ai piedi.

«Ci parlano soprattutto del problema vesciche, chiedono cerotti e stick preventivi o protettivi, in caso di comparsa di dolore a causa di calzature nuove o di lunghe camminate con calze o scarpe non adatte. Per calli o duroni chiedono cerotti o dispositivi che proteggano dallo sfregamento nelle calzature».

In presenza di calli quale tipo di callifugo viene consigliato generalmente?

«Dipende dal tipo e dalla posizione del callo nel piede - risponde la dottoressa Nocentini -: per gli “occhi di pernice”, che generalmente si formano fra le dita, è più comodo usare i cerotti callifughi, imbevuti di acido lattico e/o salicilico; per i duroni, che di solito sono più estesi e si formano sotto la pianta del piede, è meglio usare una pomata callifuga che ha la doppia funzione di estirpare e idratare la parte. Altrimenti si usano soluzioni di acido salicilico da porre a goccia sul callo, coperto con un normale cerotto».

In quali circostanze suggerite ai clienti di rivolgersi al medico?

«Solo nel caso in cui la formazione del callo stesso sia dovuta a un cattivo posizionamento dell’articolazione del piede a causa di artrosi o di altre patologie deformanti, oppure in caso di pazienti diabetici, nei quali anche una piccola lesione dovuta a cattiva igiene o a un’errata medicazione può avere conseguenze gravi per la salute stessa del paziente».

Veniamo ora all’opinione del medico.

Quali sono le cause della formazione delle callosità ai piedi?

«Sono molteplici - risponde la professoressa Silvia Moretti, Associato di Dermatologia e responsabile della Sos Dermatologia speciale e oncologica della Azienda Sanitaria di Firenze -; tra le più comuni figurano i difetti posturali, l’obesità o il sovrappeso, l’ispessimento dello strato superficiale della pelle nella menopausa e la psoriasi plantare. Occorre ricordare le rare, ma comunque possibili, forme di ispessimento palmo-plantari congenite. Le callosità plantari possono essere diffuse (più evidenti nei punti di appoggio come talloni e parte anteriore del piede) o localizzate (chiamate tilomi o, volgarmente, calli); in questo caso, soprattutto nei bambini, devono essere differenziate dalle verruche plantari. Nell’obesità o nell’anomalia di posizione è necessario rimuovere i fattori di rischio e correggere la postura, spesso in collaborazione con lo specialista podologo. Negli altri casi è consigliabile rivolgersi al dermatologo che, una volta posta la diagnosi, provvederà alle cure specifiche. Di aiuto sono emollienti e idratanti con blanda azione di rimozione del callo».

E se invece si formano delle vesciche, come comportarsi?

«Diverse condizioni possono portare alla formazione di raccolte a contenuto sieroso, più raramente siero-ematico, di varie dimensioni. Molto spesso queste lesioni (dette volgarmente “galle”) sono conseguenza di traumi da uso prolungato di scarpe strette, mentre in altri casi possono essere dovute a vere e proprie patologie dermatologiche, fra le quali la psoriasi pustolosa, le infezioni micotiche plantari e le più rare malattie bollose autoimmuni. Nei casi dovuti al semplice sfregamento da scarpa stretta possono essere di grande aiuto impacchi con soluzioni astringenti (ad esempio l’eosina) o, per lesioni di più grandi dimensioni, lo svuotamento delle stesse con ago sterile. Sarà comunque il dermatologo a impostare la terapia specifica».

Da cosa dipende la formazione delle fessurazioni nella pelle dei calcagni?

«Questa regione - risponde la professoressa Elisa Di Fonzo, Associato di Dermatologia e responsabile del Servizio di micologia della Azienda Sanitaria di Firenze -, per motivi di appoggio più marcato, è quella più soggetta a ispessimento. La cute può quindi rompersi formando fessurazioni lineari, talvolta raggiungendo anche gli strati più profondi che, in questo caso, prendono il nome di ragadi. Lesioni dolorose per il paziente, tanto da impedirgli di camminare. Possono essere di aiuto emollienti e idratanti, mentre, nei casi peggiori, si possono associare nei primi giorni medicazioni locali con disinfettanti».

Veniamo alle verruche, che possono comparire specialmente nei mesi estivi e soprattutto in piedi non protetti. Cosa sono e come si curano?

«Sono neoformazioni cutanee causate da un virus - prosegue la professoressa Di Fonzo - caratterizzate da una forma rotondeggiante, con una superficie ispessita e rugosa. Possono essere singole o multiple. I principali fattori di rischio sono rappresentati dall’uso di docce comuni nelle piscine e nelle palestre o dalla presenza di minuscole escoriazioni a livello plantare. Anche queste lesioni sono spesso dolorose, ma non vanno confuse con i calli. Ricordiamo che le verruche sono rare nelle persone anziane, le quali pertanto dovrebbero rivolgersi tempestivamente al medico per una corretta diagnosi. Per quanto riguarda la cura si consigliano medicazioni, anche prolungate, con prodotti a base di acido salicilico o acido lattico; nei casi più resistenti sarà possibile l’uso di altri tipi di trattamento come la terapia con laser o con corrente elettrica ad alta frequenza o il congelamento tramite azoto liquido».


Le intervistate

  • Alessandra Nocentini - farmacista
  • Silvia Moretti e Elisa Di Fonzo - dermatologhe

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