Il Museo di Figline di Prato sulla deportazione e la resistenza in Toscana

Scritto da Rossana De Caro |    Gennaio 2013    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Il valore della memoria. Ricordare per non dimenticare i misfatti dell'umanità. Perché anche le nuove generazioni sappiano. È questo il senso della giornata della memoria rivolta agli orrori della Shoah e della deportazione che ogni anno, il 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, torna alla ribalta con una serie di iniziative in tutta Italia.

In Toscana, a Figline di Prato, nel 2002 è stato realizzato il Museo e centro di documentazione della deportazione e resistenza, uno dei pochi esempi a livello nazionale dedicato alla storia e alla deportazione nei campi di concentramento e sterminio nazisti (dal 2008 diventato Fondazione di interesse regionale).

«Una struttura nata e voluta dall'Aned (Associazione nazionale ex deportati) e dal Comune di Prato, realizzata grazie all'impegno di alcuni sopravvissuti pratesi ai campi di concentramento, - ci spiega la direttrice del museo, Camilla Brunelli - e vorrei ricordare fra questi Roberto Castellani e Dorval Vannini, e dei familiari delle vittime, insieme al Comune di Prato. Hanno voluto fortemente questo museo perché rimanesse un luogo della memoria dei fatti atroci avvenuti, una volta che i testimoni saranno scomparsi. Figline di Prato è un luogo simbolico, perché il 6 settembre del ‘44 furono impiccati 29 partigiani da una unità della Wehrmacht in ritirata».

La struttura è composta da due sale: nella prima ci sono una serie di pannelli didattici con testi, documenti, foto e cartine sui lager nazisti. «In Toscana furono circa 2000 i deportati fra ebrei e politici: gli ebrei furono rastrellati soprattutto nelle province di Firenze, Lucca e Pistoia; i deportati politici a Firenze, Prato ed Empoli».

C'è una seconda sala, di forte impatto, (curata dall'architetto Alessandro Pagliai), allestita con espositori contenenti oggetti provenienti dai lager: «Il percorso museale - afferma la direttrice - è stato concepito come un viaggio simbolico in un lager nazista. Alcuni oggetti esposti sono originali, altri sono stati ricostruiti: indumenti, oggetti da lavoro e di uso quotidiano, i letti a castello, che evocano la pena terribile di quei giorni per i prigionieri».

Il museo è dotato anche di un ricco Centro di documentazione con fonti documentarie e fotografiche, di sala video e di una biblioteca specializzata con oltre 2000 volumi. Viene svolta una intensa attività didattica con le scolaresche e con percorsi concordati sui temi della deportazione e della resistenza, e vengono organizzati viaggi della memoria negli ex campi di concentramento come Mauthausen, Ebensee e Dachau.

Dal 2009 inoltre, il museo organizza per la Regione Toscana il "Treno della Memoria" che porta oltre 750 persone, in gran parte studenti e insegnanti, ad Auschwitz, (dal 27 al 31 gennaio in questa edizione 2013). All'evento, che si tiene ogni due anni, partecipano dei testimoni che raccontano la loro storia di sopravvissuti.

«Quest'anno a Prato ci sarà anche una nuova iniziativa - racconta la dottoressa Brunelli -  promossa dal Comune di Prato e alla quale ha collaborato la nostra fondazione. Si tratta delle pietre dell'inciampo, in tedesco Stolper steine. È un progetto di respiro europeo elaborato dall'artista tedesco Gunter Demnig: vengono inseriti nei marciapiedi dei sampietrini ricoperti di ottone, sui quali c'è un'iscrizione con il nome della vittima, in genere davanti alla casa dei deportati. A Prato invece i sanpietrini saranno collocati nei luoghi dell'arresto e riguarderanno soprattutto deportati politici».

Lo scopo ovviamente è di attirare l'attenzione dei passanti su quello che è successo nella città in un periodo buio per l'umanità, per non dimenticare. Perché senza passato, non c'è futuro.

 

Info:

Museo e centro di documentazione della deportazione e resistenza. Luoghi della memoria toscana

Via di Cantagallo, 250, Prato (Figline)

0574461655

www.museodelladeportazione.it; info@museodelladeportazione.it

 

L'intervistata: Camilla Brunelli, direttrice del Museo di Figline di Prato


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