I nuovi materiali per ridurre e riutilizzare i rifiuti

Scritto da Monica Galli |    Novembre 2017    |    Pag. 16

Esperta in scienze dell'alimentazione e merceologia alimentare Lavora nella formazione professionale di cuochi, pasticceri e camerieri-barman. Nel 2000, insieme ad Alessandra Pesciullesi, ha costituito uno studio associato che si occupa della divulgazione di informazioni sull'alimentazione e la merceologia alimentare, tenendo corsi per il Comune di Firenze e per alcuni quartieri cittadini. In quest'ambito nasce anche la collaborazione con l'Informatore.

Esempio di packaging anti spreco

Esempio di packaging anti spreco - BREVETTO CONSORZIO BESTACK

Ambiente

Imballaggio in italiano, packaging in inglese. Il significato è, per entrambi, materiale che avvolge e presenta le merci. Deve fornire protezione, garantire la conservabilità e la trasportabilità di un prodotto; ma non solo, ha ormai anche il compito di far vendere il prodotto. Chimici e designer dunque sono all'opera per mettere a punto nuovi materiali e per immaginare nuove confezioni sempre più attraenti. Gli imballaggi però diventano rifiuti in breve tempo ed è anche compito nostro gestirli in modo da rispettare l'ambiente in cui viviamo.


In nome della legge

Ridurre la quantità di rifiuti che vanno in discarica è la priorità del decreto legislativo 152 del 2009 (aggiornato spesso negli anni successivi): quindi è necessario pensare a imballaggi che siano riutilizzabili e che quando arrivano a fine carriera possano essere riciclati. Sarà dunque solo dopo una lunga vita che questi scarti potranno essere destinati alla produzione di energia e infine allo smaltimento. Entro il 31 dicembre di ogni anno, a decorrere dal 2013, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare presenta alle Camere una relazione con l'aggiornamento del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e l'indicazione dei risultati raggiunti e delle eventuali criticità registrate.


Vita breve e lunga

Nel futuro la confezione dovrà essere ecologica, economica e attraente. Già numerosi sono gli esempi: lo spessore ridotto di molti contenitori, la vendita di prodotti sfusi e l'uso di nuovi materiali biodegradabili. L'Europa ha deciso di segnalare con il marchio Ecolabel tutti quei prodotti e contenitori che rispondono a dei criteri ecologici ben definiti.

Quando si parla di imballaggi e di rifiuti, si pensa subito alla plastica, che non è biodegradabile perché si consuma in tempi che vanno dai cento ai mille anni. Purtroppo la plastica è considerata un materiale da usare per breve tempo: se ne fanno piatti, bicchieri e posate usa e getta, o vaschette per alimenti che servono solo dal negozio a casa nostra. Si tratta, invece, di un materiale meraviglioso e prezioso che, oltre ad essere estremamente resistente, assume tutte le forme che desideriamo, si può colorare con facilità e, infine, costa poco. Gli oggetti in plastica dovrebbero quindi essere destinati ad una lunga vita e riutilizzati più e più volte.


Bio o compost

Per la normativa è definito biodegradabile qualsiasi materiale che possa essere scomposto da batteri, luce solare e altri agenti fisici naturali, in composti chimici semplici come acqua, anidride carbonica e metano al 90% entro sei mesi. Mentre compostabile è definito un prodotto se in tre mesi si trasforma, grazie a macro e microrganismi, in una sostanza chiamata compost simile al terriccio, che può essere usato per la concimazione perché ricco di elementi organici che migliorano la struttura del suolo. I sacchetti per la raccolta dell'organico devono quindi essere compostabili e non semplicemente biodegradabili.


Bioplastica

Il divieto per le sporte in plastica non biodegradabili è scattato in tutta Europa dal 2015, con una norma che è stata promossa dall'Italia. In tutti i negozi sono a disposizione sacchetti di bioplastica per la spesa; la Coop ha addirittura predisposto sacchetti e guantini in bioplastica anche per l'acquisto di frutta e verdura sfusi ormai da molto tempo e ora anche per i banchi serviti dei prodotti freschi. La maggioranza di questi sono fatti di amido di mais, hanno un odore caratteristico e minor resistenza. Per questo la ricerca scientifica ne sta realizzando di nuovi, a partire da altre materie prime come la cellulosa, che è un componente delle fibre vegetali e quindi di facilissima reperibilità. Alcuni ricercatori ci stanno provando con successo anche con alcune proteine come il glutine di alcuni cereali e le caseine del latte. Di recente una start up italiana e una tedesca hanno collaborato per la realizzazione di bioplastica utilizzando una molecola presente nei funghi. La molecola usata si chiama chitina ed è molto diffusa in natura: infatti costituisce il guscio di insetti e crostacei.


Batteri mangia-plastica

Nello scorso aprile è uscita una notizia molto importante: una ricercatrice italiana che lavora in Spagna ha casualmente scoperto che larve di alcuni insetti sono in grado di nutrirsi di plastica, in particolare del tipo chiamato polietilene (Pe), proprio quella più usata per le pellicole, i sacchetti e i flaconi. Ancora non è chiaro che tipo di vie metaboliche siano usate da questi piccoli animali, ma è una grande speranza per tutti noi, ed è proprio la natura che ci dà una mano.


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