Amplificati dalla rete internet, si moltiplicano le richieste di boicottare prodotti, marchi, aziende...


Gli ultimi casi sono legati alla campagna di boicottaggio dei prodotti israeliani, con l'obiettivo di colpire un paese che non rispetta i diritti dei palestinesi. Poco prima c'era stata la richiesta di fermare la vendita di carne macellata e lavorata secondo il rito islamico. In questo caso con due tipi di motivazioni, non necessariamente coincidenti: da un lato per non infliggere sofferenze agli animali, dall'altro per bloccare la progressiva islamizzazione del nostro paese.

Pochi mesi fa era toccato ai prodotti di diverse multinazionali (dalla Coca Cola alla Nestlè, alla Procter & Gamble) o per motivi sindacali, o per lo sfruttamento della manodopera nei paesi del Terzo mondo. Oppure era la questione del pesce persico del lago Vittoria, di cui si chiedeva il boicottaggio perché le condizioni di lavoro di chi lo pescava erano spaventose. Passando per i casi storici dello sfruttamento di bambini per fare scarpe e palloni Nike. Per non parlare dei prodotti cinesi o dei cibi per cani testati su animali. E l'elenco potrebbe continuare a lungo, con esempi più o meno eclatanti.

Sono tutte campagne di boicottaggio e di pressione rivolte a marchi, prodotti e aziende, animate da gruppi, reti e associazioni di varia natura e amplificate dalla potenza di internet, che riescono a mobilitare centinaia di migliaia di persone in pochissimo tempo, in tutto il mondo. Un fenomeno sicuramente positivo e che ha consentito anche di ottenere importanti vittorie e che comunque fa sì che in generale le aziende abbiano sempre più presenti anche i temi del rispetto dei diritti dei lavoratori e dell'ambiente e siano stimolate a tenere comportamenti più trasparenti.

 

Consumatori più attenti

Ma se parliamo di tutti questi casi è perché finiscono col coinvolgere anche Coop. Sono centinaia, a volte migliaia, le lettere e i messaggi che arrivano alle varie cooperative, alla nostra redazione, a Coop Italia, chiedendo cosa fa Coop, quali misure intenda adottare, chi sono i suoi fornitori e così via.

Inevitabile che ciò succeda in un'era in cui le aspettative e la consapevolezza dei consumatori sono sempre maggiori e, soprattutto, perché da Coop, per la sua storica sensibilità e attenzione verso i temi etici, ci si aspetta sempre qualcosa di più in termini di metodo e di comportamenti concreti. Per questo ci pare utile provare a raccontare come Coop si comporta di fronte a queste situazioni. Ovviamente lo faremo senza entrare nello specifico dei vari casi e non senza aver rilevato come le grandi potenzialità di Internet, diventino lo strumento per diffondere notizie non verificate o ampiamente superate nel tempo.

«La prima cosa da spiegare - spiega Claudio Mazzini, responsabile innovazione e valori di Coop Italia - è che noi prendiamo sempre in considerazione le segnalazioni e le sollecitazioni che riceviamo e che ci riguardano più o meno direttamente. Quindi, innanzitutto, apriamo subito un dossier per raccogliere informazioni e chiarimenti dai nostri clienti o fornitori. Poi cerchiamo sempre di sollecitare azioni di miglioramento dei protocolli e delle pratiche. E comunque facciamo presente le obiezioni mosse da cittadini e consumatori. Per principio rispondiamo sempre a tutti coloro che ci hanno scritto. E questo, anche se può sembrare il minimo, è davvero un impegno rilevante quando ti arrivano migliaia di messaggi in poche ore».

 

Boicottare o no? La posizione di Coop

Chiarire, spiegare, sollecitare miglioramenti, attivare procedure in alcuni casi però non basta a chi scrive, perché il punto sollevato è quello di chiedere il boicottaggio di un determinato prodotto.

«Questo è un aspetto delicato che va chiarito - spiega Maura Latini, vice presidente di Coop Italia, da cui dipendono le attività di relazione con i soci ed i clienti -. Spesso la richiesta di boicottaggio ha il limite di scaricare le conseguenze proprio sui più poveri, sugli ultimi della catena. Non a caso, cito l'esempio che tanto ha fatto discutere, della campagna sul pesce persico del lago Vittoria: gli stessi che hanno attirato l'attenzione del mondo sulle condizioni di chi lavora in questa zona, hanno ben spiegato che non c'era bisogno di boicottaggio, ma di operare per migliorare la situazione continuando a far lavorare la gente.

Per questo, in linea generale non crediamo che il boicottaggio sia lo strumento da privilegiare per una realtà come la nostra. Poi è chiaro che ogni singolo consumatore è liberissimo di non acquistare la Coca Cola o i prodotti israeliani. E le sue scelte hanno conseguenze precise. Noi, come grande azienda cooperativa, puntiamo su campagne propositive: ne abbiamo fatte tante, di cui abbiamo dato puntualmente conto anche su questa rivista. Cito l'esempio della raccolta di pomodori nel sud Italia che, come sappiamo, spesso avviene in condizioni di sfruttamento inaccettabili. Abbiamo avviato un lavoro per sollecitare i fornitori, facciamo controlli, lavoriamo da anni con Medici senza frontiere per andare a verificare sul campo le condizioni degli immigrati. Insomma proviamo a migliorare la situazione.

C'è poi un passo in più che, quando possiamo, facciamo molto volentieri, e cioè arrivare a proporre un prodotto a nostro marchio in un determinato settore. La certificazione Sa 8000 che per primi abbiamo avuto in Europa, i controlli su tutta la filiera che possiamo effettuare, ci consentono di dire: non vuoi la Coca Cola, bene, c'è la Cola Coop, conveniente e senza coloranti e dolcificanti. Il nostro concetto di educazione al consumo consapevole passa anche da qui, dall'offrire alternative concrete nel mercato in cui operiamo. Per non parlare dei prodotti Solidal che sono una realtà sempre più importante, dall'abbigliamento alla frutta. Quando c'è il nostro marchio le garanzie sono massime.

Ovviamente con queste considerazioni non vogliamo né pensiamo di convincere tutti. Sappiamo bene che le motivazioni di chi ci sollecita su questi temi sono significative, eticamente rilevanti. E noi cerchiamo di tenerle sempre in massimo conto, anzi sono stimoli che, in molti casi, ci sono utili.

Nel confronto con queste persone vogliamo per lo meno ribadire la nostra volontà di essere una casa trasparente, che, pur operando in un mercato estremamente competitivo, non vuole nascondere nulla e cerca di perseguire strategie coerenti per migliorare la realtà, combattere lo sfruttamento e rendere i consumatori più consapevoli».