Grotte abitate e villaggi in paglia e terra, un museo da poco ristrutturato. Le attività per i piccoli archeologi

Scritto da Francesco Giannoni |    Marzo 2015    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Come vivevano gli uomini preistorici? Lo possiamo scoprire, e toccare con mano, visitando il Parco archeologico-naturalistico, dell’Archeodromo di Belverde e del Museo civico per la preistoria di Cetona. Un viaggio indietro nel tempo sulle tracce dei nostri progenitori che vissero tra il Paleolitico (oltre 50.000 anni fa) e l’età del bronzo (circa secondo millennio a.C.).

Il parco, in un sentiero di un paio di km, stupisce con grandi massi in travertino gli uni sugli altri che, nel tempo, hanno formato un intrico di gallerie e cunicoli: illuminati e accessibili a piccoli gruppi, conducono a grotte, dove l’uomo ha vissuto.

La più grande è la Grotta di San Francesco, con testimonianze del Paleolitico, delle età del Rame e del Bronzo. Seguono il Riparo del Capriolo e la Grotta Lattaia, luogo di culto anche per Etruschi e Romani.

Immerso nella lecceta il suggestivo anfiteatro, in realtà una cava di travertino, dotata di gradinate.

L’archeodromo (in parte accessibile anche ai disabili) mostra la quotidianità dei nostri antenati. In una grotta carsica raggiungibile con una scala in ferro, è ricostruito un insediamento del Paleolitico; mostra la vita dei neandertaliani: l’accensione del fuoco, la lavorazione della pietra, della pelle e del legno, la preparazione di una giornata di caccia e la macellazione delle prede.

Dell’età del Bronzo, ecco un villaggio; è piccolo: due capanne a grandezza naturale, le pareti in terra e paglia, il tetto di canne lacustri. Dentro, un forno a cupola, suppellettili e attrezzi da lavoro.

Ingegnosa l’idea di lasciare incompleta una capanna! Apprese le antiche tecniche, la finiscono di costruire i visitatori. Che imparano anche ad accendere il fuoco con legno e pietre focaie, a scheggiare la selce, macinare il grano cuocere cibo e vasellame.

I più piccoli diventano “archeologi per un giorno”, e conoscono modi di scavo e indagine archeologica; inoltre giocano con laboratori e attività manuali.

Il Museo civico per la preistoria è ubicato al piano terra del municipio di Cetona. Aperto nel 1990, da poco ristrutturato, accogliente anche per i bambini, in nove sale espone e propone postazioni multimediali con schermi touch screen, pannelli didascalici e vetrine con centinaia di reperti che documentano, in quattro sezioni, la presenza umana sul monte Cetona dal Paleolitico all’età del Bronzo, passando per Neolitico ed età del Rame.

Fra i reperti, utensili di varie epoche, in selce, metallo e osso. Per non parlare dello scheletro di un orso speleo e i resti di un mastodonte del Pliocene.

Le visite al parco e all’archeodromo durano circa due ore; si parte dal Centro servizi insieme alle guide, indispensabili per visitare le grotte di Belverde e l’archeodromo.

Il biglietto cumulativo per museo, parco e archeodromo costa 7 €; 5 il ridotto, per under 14, over 65 e gruppi scolastici. L’ingresso è gratuito per bambini sotto i 6 anni. L’ingresso al solo museo costa 3 € (2.50 il ridotto), mentre la visita a parco e archeodromo costa 6 €, 5 ridotto.

Info: Centro servizi 0578239219; Museo civico per la preistoria 0578237632; museo@comune.cetona.si.it o www.preistoriacetona.it

Cetona e dintorni

Non solo preistoria

Cetona si trova alle pendici del monte omonimo, vicino a Chianciano. Il borgo si sviluppa su cerchi concentrici intorno alla torre superstite della rocca medievale, oggi villa privata. Il nucleo più antico del paese è cinto da resti delle mura quattrocentesche (tre porte esistono ancora); notevole il patrimonio storico-artistico: spicca la Collegiata, del XII-XIII secolo, con affreschi del ’400. Nella cinquecentesca piazza Garibaldi la Chiesa di San Michele Arcangelo custodisce una Madonna lignea, di un artista del ’300.