Da operaio ad artista, il racconto originale di un personaggio speciale

Scritto da Valentina Vespi |    Maggio 2017    |    Pag. 41

Valerio Savino Pistoia

La sua speranza è di portare qualcuna delle sue sculture nell’atrio del Tribunale di Pistoia, dove ha già esposto nel 2013. Oggi opere di Valerio Savino sono installate in spazi aperti e pubblici a Schignano, Vernio, San Giorgio a Colonica e alle Cascine di Tavola, tutti luoghi in provincia di Prato. A Pistoia l’unica opera esposta si trova alla Biblioteca San Giorgio, una pietra forata dal titolo Alla libertà, che simboleggia la violenza sulle donne. Ma soprattutto le sue sculture si possono ammirare sotto il ponte della tangenziale, in un terreno preso in affitto dal Comune, nella zona industriale di Sant’Agostino.

Siamo andati a trovarlo in una giornata piovosa: dall’alto ponte sopra il “laboratorio” cadono gocce sulle sculture, alcune ancora incompiute. «Negli anni ‘90 andavo sulle Apuane come escursionista del Club alpino italiano. Ero già pittore, una volta presi un pezzetto di marmo per portarlo a casa, per curiosità. E da quel momento non ho più abbandonato la scultura. Quel giorno lavorai il marmo utilizzando un fuso da filanda come scalpello e apparve la mia prima opera; è stata una prova, ma dopo non ho più smesso. Nella scultura viaggio per improvvisazione, comincio togliendo il marmo dall’alto e appaiono figure non progettate prima. Non so mai cosa apparirà, le idee arrivano via via».

La storia di Valerio Savino comincia nel 1952 a Faeto di Foggia. Dopo pochi mesi dalla sua nascita, la famiglia si trasferisce a Prato dove, una volta cresciuto, comincia a lavorare in fabbrica come operaio insieme al fratello. Resta a Prato fino alla pensione, poi si trasferisce in provincia di Pistoia, dove vive ancora oggi con la moglie nella sua casa-laboratorio. Il suo percorso artistico comincia nel 1996: «Circa venti anni fa, ancora lavoravo, casualmente sono entrato in un negozio pratese di oggetti d’arte per comprare una matita. Non so cos’è successo, non lo saprei dire nemmeno oggi, ma da quella matita è cominciata una nuova vita per me, anzi, direi che sono nato quel giorno lì. La mia è una passione sfrenata». Il padre, muratore nel dopoguerra, si occupava per passione anche di restauro di luoghi d’arte. La madre ha sempre sostenuto Valerio nella sua passione artistica, così come tutta la sua famiglia, dalla moglie ai figli. Quando gli chiediamo se ha fatto studi particolari, Savino spiega: «Non ho mai frequentato nessun corso. Ho studiato da autodidatta le diverse tecniche, come pastello e pittura a olio. Io sperimento tutto. E non sono mai contento, la mia è una ricerca continua, sono affamato di conoscenza. Se penso a un artista che ho sempre amato, il mio pensiero va a Magritte». Le opere di Savino spaziano dalla pittura alla scultura, passando per il disegno: «Dopo un avvio tradizionale - continua - , trasformo le mie opere in un mondo visionario, dai miei lavori emerge qualcosa di surreale. Le mie sono visioni a occhi aperti, sono interessato a costruire una realtà diversa da quella che viviamo».

Savino ci tiene a spiegare che in lui convivono due aspetti: «Inconscio e ragione. La conoscenza mette a posto quello che l’inconscio ha elaborato. Per me la scultura primeggia sulla pittura, è più comunicativa, perché si ha il passaggio della luce sulla materia. È una mia opinione, ogni tanto con altri artisti ci scontriamo, ci confrontiamo, ma io la penso così. A qualcuno può interessare l’aspetto economico, a me no. Ho venduto alcune opere, ma solo a chi ama l’arte davvero. Oggi posso dire che sono molto geloso delle mie opere, non le vendo più per ora, poi si vedrà».

L’intervistato: Valerio Savino, artista


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