Dai safari fotografici ai centri recupero di animali feriti, alle oasi naturalistiche

Scritto da Barbara Beni |    Giugno 2018    |    Pag. 8

Nasce a Firenze e vive nei dintorni.

Ha lavorato a lungo come responsabile dell’ufficio di programmazione e organizzazione viaggi di un importante tour operator fiorentino, Argonauta, cercando di organizzare viaggi ricchi di contenuto e partecipazione (In Mille in Sicilia, per conto dell’Unicoop Firenze) e anche convenienti (Sardegna sotto costo), valorizzando destinazioni e periodi non abitualmente frequentati.

Lavora alla realizzazione di una collana di libri monografici su singole destinazioni “AppuntiInViaggio. Ricordi, emozioni, andate e ritorni”.

Negli articoli come nei libri racconta i luoghi del cuore, con dettagli e particolari che li valorizzano, cercando quell’identità speciale ed esclusiva che l’industria del turismo spesso non riesce a evidenziare.

Foto B. Beni

Turismo

Un tempo con la parola safari si definivano le battute di caccia grossa organizzate dai colonizzatori europei che avevano occupato i territori africani (Kenya, Tanzania, Namibia, Mozambico). Si cercavano i “big five”, letteralmente i grandi cinque, i più grossi e pericolosi da cacciare, ossia elefante, leone, leopardo, rinoceronte, bufalo. Poi via via che la cultura ecologista ed etica è aumentata, safari è diventato sinonimo di viaggio naturalistico in parchi o riserve naturali con l'obiettivo di avvistare, oltre che cacciare, fauna selvatica. -

In Africa

Oggi parliamo di fotosafari per indicare un qualsiasi viaggio o escursione che ha come obiettivo scattare foto ad animali ritratti nel loro habitat. Il safari “classico” si svolge di giorno, in fuoristrada o pulmini 4x4 completamente aperti, con tettuccio apribile o chiusi, a seconda del regolamento dei vari parchi. Le ore preferite sono quelle dell'alba e del tardo pomeriggio, quando i predatori sono più attivi e le condizioni per la fotografia sono migliori. In alcune riserve private è possibile anche il safari notturno, che dà maggiori possibilità di assistere a scene di caccia. In Paesi come il Madagascar, dove non ci sono i grandi predatori, è possibile anche il safari a piedi. Per un fotosafari da mal d’Africa c’è l’imbarazzo della scelta: la savana del Serengeti in Kenya o il cratere del Ngorongoro in Tanzania oppure il paradiso terrestre del Botswana. Il costo di questi viaggi è alto e rivolgersi ad una agenzia fidata è assolutamente necessario, per cogliere le migliori opportunità a prezzi abbordabili anche dalle persone normali.

Riserve e centri recupero

Le aree naturali protette, dette anche riserve/oasi, hanno la funzione di mantenere l'equilibrio ambientale di un determinato luogo, aumentandone o mantenendone la biodiversità. Sono caratterizzate da paesaggi eterogenei, abitate da diverse specie animali e vegetali. In un’oasi la fauna selvatica trova rifugio, riparo e il luogo adatto alla riproduzione. Gli animali diventano così delle straordinarie biorisorse, oggetto di osservazione e apprendimento, sviluppando un turismo zoologico. In Italia Lipu-Lega italiana protezione uccelli e Wwf sono le due organizzazioni più conosciute. In Toscana, nel 1967, fu fondata la prima oasi Wwf a Burano. Oggi sono 17 sparse su tutto il territorio nazionale. Lipu ha in Toscana tre oasi fra lucchesia e pisano e anche un centro di recupero uccelli marini e acquatici a Livorno. La differenza fra oasi e centro di recupero è presto detta: nella prima vengono ospitate e protette le differenti specie animali e vegetali; nel secondo si accolgono e si curano per riportare in natura le migliaia di uccelli e altri animali feriti per i colpi di fucile dei cacciatori, per urti contro automezzi e cavi sospesi, per avvelenamento o intossicazione o perché caduti dal nido.

Voglia di fare e imparare

Una forma di turismo diverso è quello “responsabile e didattico”, orientato a far qualcosa per l’altro anche quando l’altro è un animale. Si visitano ugualmente luoghi bellissimi, si giunge in angoli incontaminati di mondo per riempire la ciotola di cibo a un tigrotto o coccolare un baby babbuino o prendersi cura delle tartarughe marine. Nel mondo anglosassone è un tipo di vacanza molto in voga specialmente fra i giovani e pare una tendenza destinata ad aumentare e allargarsi. Per partecipare non servono diplomi o lauree in veterinaria, ma è necessario affidarsi a organizzazioni serie che operano in strutture protette e con operatori competenti, loro sì, esperti veterinari, e coadiuvati da personale che conosca natura, usi, costumi e lingua locale, altrimenti si finisce per fare danni sia agli animali che a se stessi. Come sempre, senza bisogno di andare lontano, è possibile partecipare a vacanze in agriturismo organizzate con fattorie didattiche (www.agriturismo.it per l’elenco delle strutture), dove si insegna ai più piccoli (ma non solo) a prendersi cura degli animali da cortile, dargli da mangiare, mungere le mucche, oppure interagire con un asino (www.gliamicidellasino.it in Casentino), spazzolarlo, carezzarlo, semplicemente giocarci. Potrebbe essere un primo importante passo per riavvicinarci a quella naturalità che troppo spesso stiamo perdendo di vista.

 

Video

La ricchezza delle paludi da Tgr Toscana del 2/2/18

 

Vacanze animalesche


Notizie correlate

Europa a portata di volo

I viaggi aerei a basso costo hanno fatto scoprire nuove località e opportunità



La torre di Belém a Lisbona

Parole per viaggiare

Piccolo vocabolario per orientarsi al meglio