Controlli non solo sui prodotti Coop, ma su tutti i fornitori di ortofrutta delle filiere più a rischio

I sei delle “borse di lavoro” - Foto. D. Napoli

Agroalimentare

Coop rilancia sul tema lotta al caporalato a tre mesi dall’annuncio del varo della campagna “Buoni e Giusti Coop” nata per contrastare il lavoro nero.

Sotto la lente dei controlli Coop, le filiere più a rischio dell’agroalimentare italiano: il pomodoro, l’uva, le arance, le fragole, vari tipi di ortaggi.

Attenzione, inoltre, al pomodoro da industria, la filiera che più di tutti almeno nell’opinione pubblica impatta con il fenomeno criminale.

Sono 13 le filiere considerate potenzialmente a rischio. In previsione saranno 400 le ispezioni complessive (dato stimato alla fine di quest’anno).

Nella stagione estiva c’è un potenziamento delle ispezioni in campo, il 50 per cento in più rispetto all’anno scorso, a dimostrazione di un impegno non di facciata. Dalla partenza della campagna “Buoni e Giusti Coop” sono già state fatte oltre 120 ispezioni.

A oggi, dopo gli agrumi, interessati già nello scorso novembre, gli auditor di Bureau Veritas, leader a livello mondiale nei servizi di ispezione, di verifica di conformità e di certificazione a cui Coop si affida, hanno lavorato sui campi di fragole e si sono poi impegnati su quelli del pomodoro di Pachino.

Ad essere coinvolti nel progetto, non più solo, come negli anni precedenti, gli 80 fornitori ortofrutticoli di prodotto a marchio Coop (per 7200 aziende agricole), ma tutti gli 832 fornitori nazionali e locali di ortofrutta (per oltre 70.000 aziende agricole).

A tutti i fornitori Coop ha chiesto di sottoscrivere l’adesione ai principi del Codice etico che contempla una serie d’impegni per il rispetto dei diritti dei lavoratori e prevede l’esecuzione di un piano di controlli a cui non si può venir meno, pena in caso di non adesione l’esclusione dal circuito dei fornitori.

L’altro binario su cui si muove la campagna “Buoni e Giusti Coop”, in stretto raccordo con il progetto lanciato a livello ministeriale già nel 2015, è l’invito all’adesione alla Rete del Lavoro agricolo di qualità. L’iscrizione attesta di essere un’azienda pulita, in regola con le leggi e i contratti di lavoro, di non aver riportato condanne penali e di non avere procedimenti in corso.

Stefano Bassi, Presidente di Ancc-Coop (Associazione cooperative di consumatori a marchio Coop), ci ha dichiarato: «il ruolo dei controlli pubblici è un passaggio indispensabile per il funzionamento di un sistema che voglia seriamente raggiungere obiettivi di prevenzione e repressione dello sfruttamento e del lavoro nero in agricoltura. Proprio allo scopo di favorire l’adesione alla Rete del Lavoro agricolo di qualità, noi ci siamo mossi volontariamente con il coinvolgimento delle aziende nostre fornitrici, e stimiamo che anche il resto della grande distribuzione possa seguirci su questo terreno. Ma tutta intera la grande distribuzione è responsabile di circa la metà delle vendite di ortofrutta in Italia, quindi l’altra metà sfugge a questo filtro. Abbiamo colto l’occasione dei rapporti con il Governo su questo tema, per ribadire la necessità che l’accesso a qualsivoglia finanziamento pubblico o beneficio di natura fiscale debba essere subordinato all’iscrizione alla Rete. Crediamo che così facendo potremmo dotarci di uno strumento efficace nella lotta comune al caporalato».

Cooperativa Valle del Marro - Potatura agrumeti - Foto D. Napoli

Borse lavoro

Accanto a questa campagna di controlli e richieste di garanzia, ci sono le proposte in positivo per dare un lavoro sicuro e pulito nelle zone più a rischio di lavoro nero e sottopagato.

La Fondazione Il Cuore si scioglie onlus, promossa da Unicoop Firenze, ha finanziato sette borse-lavoro rivolte a giovani immigrati che vivono nella tendopoli di Rosarno, in Calabria, con l’obiettivo di offrire loro un’opportunità concreta di lavorare in maniera legale ed etica, sottraendoli alle oppressioni del caporalato.

Il lavoro proposto ai migranti si svolge nei terreni confiscati alla ‘ndrangheta, gestiti dalla cooperativa sociale Valle del Marro-Libera Terra nella piana di Gioia Tauro, a Polistena (sede della cooperativa) e nelle zone limitrofe.

Del progetto, chiamato “Lavoro e integrazione: le coop degli uomini liberi”, abbiamo parlato con Irene Mangani, vicepresidente, e Claudio Vanni, consigliere della Fondazione Il Cuore si scioglie onlus.

Tutto è cominciato ad aprile in Calabria, per far conoscere il progetto anche ai giornalisti a livello nazionale, con un tour nelle terre confiscate alla malavita e coltivate dalla cooperativa Valle del Marro.

Con l’attivazione delle borse-lavoro, «oltre a lavorare nei campi, svolgendo, a seconda della stagione, la potatura degli aranceti, la ripulitura delle piante e così via – spiega Irene Mangani –, i ragazzi seguono anche un percorso di formazione sia rispetto al lavoro specifico, sia relativamente ad altri aspetti, come ad esempio lo studio dell’italiano. La Fondazione ha scelto di sostenere economicamente questo progetto nell’ottica di ampliare l’impegno in un territorio in cui si è compreso che il contrasto alla ‘ndrangheta passa attraverso il contrasto al caporalato, e quindi attraverso l’offerta di possibili occasioni lavorative etiche».

«Anche lo sport – aggiunge Vanni - rappresenta per questi giovani immigrati un impegno molto importante in un’ottica d’integrazione: i ragazzi appartengono a una squadra di calcio, fondata dal parroco di Rosarno; questo ha permesso un’integrazione più ampia nella comunità».


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