I risultati del Bilancio 2015, rispondendo alle domande più ricorrenti dei soci

Scritto da Antonio Comerci |    Giugno 2016    |    Pag. 6

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

Unicoop Firenze

Facciamo a Giulio Bani, consigliere delegato alle aree dello sviluppo e all’amministrazione dell’Unicoop Firenze, alcune delle domande maggiormente ricorrenti nelle assemblee dei soci, tenute ad aprile, che sono state 68 con 9.150 partecipanti.

Il Bilancio d’esercizio 2015 presenta un forte utile; ci puoi aiutare a “navigare” fra tutte quelle cifre con davanti meno e più?

«Partiamo dalla cifra più importante: 75 milioni di euro sono riferibili alla plusvalenza realizzata per la cessione delle nostre quote di partecipazione nella BBC Srl, che gestisce la rete di vendita di OBI in Italia. La Brico Business Cooperation (BBC), divenuta operativa nel maggio 2002, ha portato negli anni notevoli utili alla Cooperativa. Voglio ricordare inoltre che buona parte dei locali, dove OBI esercita l’attività, è di nostra proprietà. Visto l’andamento economico e commerciale dell’ultimo periodo, abbiamo ritenuto la nostra presenza in OBI non più strategica e quindi abbiamo deciso che fosse questo il momento migliore per uscire dalla BBC. Allo stesso tempo abbiamo effettuato una svalutazione prudenziale delle nostre partecipazioni societarie in DOC Roma (che gestisce una rete di 12 supermercati nella capitale) e Cerealia (l’impresa di panificazione che rifornisce i nostri punti vendita), di circa 24 milioni di euro. La gestione commerciale, compreso i proventi di natura finanziaria, ha conseguito un utile di oltre 30 milioni di euro, la cui composizione è rilevabile dalle poste principali riportate all’interno del Bilancio».

Anche se l’utile è maggiore che nel 2014, le imposte sul reddito sono molto inferiori, come mai?

«È vero, le imposte sul reddito del 2015 sono inferiori di circa 19 milioni di euro rispetto al 2014. Infatti, il grosso è dovuto alla non applicazione dell’IRAP sul costo del lavoro, che invece c’era nel 2014, grazie ai provvedimenti del governo per alleggerire i costi delle imprese. Un altro divario è dovuto alla differente tassazione sulla plusvalenza realizzata dalla cessione della partecipazione in BBC».

Gli ammortamenti rappresentano sempre una cifra importante; ci puoi spiegare in parole semplici cosa rappresentano nel Bilancio d’esercizio?

«Tecnicamente gli ammortamenti sono una ripartizione dei costi di un bene (immobili, impianti, attrezzature, programmi informatici…) negli anni in cui potrà essere utilizzato. Nel 2015 abbiamo registrato ammortamenti per oltre 92 milioni di euro. In pratica gli ammortamenti sono cifre che servono a creare le risorse finanziarie necessarie per nuovi investimenti. Infatti, nel 2015 abbiamo impiegato oltre 83 milioni di euro in nuovi investimenti».

Il Prestito sociale è da qualche tempo nell’occhio del ciclone, visto cos’è successo ai risparmiatori che avevano investito in obbligazioni bancarie; qual è la situazione da noi?

«Il patrimonio netto, che da noi ha un valore di più di un miliardo e mezzo di euro, è la differenza fra attivo e passivo, cioè fra crediti e debiti. Fra i debiti ci sono i soldi dei soci prestatori: quindi noi siamo in grado di pagare tutti i debiti con i crediti e rimarrebbe in cooperativa il miliardo e mezzo di valore. Quindi i nostri soci prestatori, i dipendenti e i fornitori possono stare tranquilli. Attualmente il prestito sociale è pari a circa due miliardi di euro ed è coperto per l’86 per cento dalle risorse liquide della cooperativa, composte dai saldi positivi nei conti correnti bancari, dal contante e dai titoli prontamente esigibili. Tenuto conto che la cooperativa ha un patrimonio netto di 1.537 milioni di euro, il rapporto fra patrimonio netto e Prestito Sociale è pari a 1,32, quando le norme attuali prevedono un limite massimo di raccolta del prestito pari a tre volte il patrimonio netto della cooperativa, che può arrivare a cinque volte il patrimonio fornendo ulteriori garanzie. La nostra, quindi, è una situazione di eccezionale sicurezza. Termino sottolineando che la liquidità della cooperativa è impiegata in buona parte in titoli governativi o simili, di bassa redditività ma di certa solvibilità».


L'intervistato: Giulio Bani


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