Da un’avventura in terra americana a presidio di Slow Food

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Ottobre 2015    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

L’intervistato: Fabrizio Buricchi, assessore alla Cultura del Comune di Carmignano - Foto R.Gatteschi

L’intervistato: Fabrizio Buricchi, assessore alla Cultura del Comune di Carmignano - Foto R.Gatteschi

Carmignano

La tradizione è lunga e prestigiosa. Senza scomodare i nostri antenati etruschi e romani, che certamente avranno assaporato e gustato i fichi di Carmignano, rimaniamo a epoche più recenti – pur sempre il XVIII secolo – per rinverdire la memoria di un famoso abitante del Montalbano che per primo fece conoscere ai coloni americani le dolci prelibatezze del ficus nostrano.

Filippo Mazzei nacque a Poggio a Caiano nel 1730, ebbe una vita lunga, ricca, vivace e avventurosa. Quando, dopo sedici anni vissuti in Inghilterra, decise di trasferirsi negli Stati Uniti (dove, fra l’altro, fu amico, consigliere e confidente dei primi cinque presidenti della giovane repubblica), portò con sé dieci contadini lucchesi, un genovese, un sarto piemontese e un gran  numero di piante, fra le quali la vite e l’ulivo, e svariati semi, anche del fico. Piante e semi che attecchirono e misero le radici nel territorio della Virginia, dove aveva dato vita a una grande fattoria sul modello di quelle toscane.

Le cronache dell’epoca narrano però della scarsa fortuna dell’attività agricola di Filippo Mazzei in terra americana. Sembra che una gelata eccezionale subito il primo anno, abbia bruciato una parte considerevole delle coltivazioni; tanto che il grande poggese, deluso ma non privo di risorse, abbandonò quell’attività per rivolgere le sue attenzioni verso altre tematiche. Quali, per esempio, la politica; e lo fece in maniera così efficace da convincere molti storici e sostenere che alcuni passi della Costituzione americana siano ispirati proprio ai suoi scritti e alle sue idee.

Insieme a olio e vino

Ma, tornando al fico di Carmignano, va sottolineato il fatto che da sempre ha costituito, accanto all’olio e al vino, uno dei maggiori vanti degli agricoltori locali. E la consuetudine di farli seccare al sole per poi mangiarli durante l’inverno è una pratica antichissima. Se fino a una decina di anni fa era un’usanza circoscritta all’ambito familiare, adesso è diventata una vera e propria attività imprenditoriale che vede coinvolte una ventina di famiglie per una produzione che si aggira sui quattro quintali annui. Ma non basta: da qualche anno è stata creata una sorta di associazione fra i vari produttori del bacino del Mediterraneo. Ficusnet è il suo nome e fra i vari associati si annoverano agricoltori maltesi e francesi, greci e pugliesi ecc.

Quando il fico è in piena maturazione – in genere fra gli ultimi giorni di agosto e i primi di settembre – si procede alla raccolta e subito dopo lo si taglia a metà fino al picciolo; poi viene aperto, disteso su stuoie o su cannicci e sistemato in un punto ben assolato dell’aia. La sera, per evitare l’umidità della notte, viene portato in un locale chiuso dove si accendono i bracieri contenenti dello zolfo. Il mattino seguente si rimettono al sole e, se la stagione è clemente e generosa, dopo una settimana il fico ha già perso la giusta dose di acqua mentre sulla sua pelle si è formata una crosticina bianca costituita dai cristalli di zucchero. A questo punto lo si spezia con dell’anice, lo si fa combaciare con un suo gemello e il gioco è fatto: sono nate le famose “picce”.

In fiera a ottobre

L’occasione per farli conoscere  –  e magari anche venderli  –  arriva sabato 17 e la domenica successiva di questo mese, con l’iniziativa “Benvenuto fico secco!”, quando la piazza principale della cittadina sul crinale fra la valle dell’Arno e quella del Bisenzio, viene inondata di bancarelle che gli stessi produttori allestiscono.

«Certo, se il vecchio detto popolare “fare le nozze coi fichi secchi” intendeva riferirsi a compiere grandi imprese con oggetti di poco conto, oggi non è più così - chiosa Fabrizio Buricchi, assessore alla Cultura del Comune di Carmignano -. Il fico secco è un bene talmente prezioso, difficile e laborioso da ottenere e raro da trovare, perché la richiesta è superiore all’offerta che, casomai, il suo significato può venire totalmente capovolto. E non è un caso se il fico secco di Carmignano è uno fra i 475 prodotti agricoli toscani che può vantare la denominazione di origine protetta ed è anche riconosciuto da Slow Food come presidio di qualità da salvaguardare e valorizzare».

Ma non di sole celebrazioni al fico secco è scandito il calendario di ottobre del comune del Montalbano: il primo sabato del mese è dedicato alla “Passeggiata archeologica alle necropoli etrusche di Artimino e di Comeana”, con visite guidate – e gratuite – al tumulo di Montefortini e alla necropoli di Prato Rosello.

La domenica 25, infine, a cura della fattoria di Artimino si organizza la consueta “Festa del vino e dell’olio”.

Info: t el. 0558750250 – 0558712648, www.comune.carmignano.po.it

Un fico secco. A Carmignano una produzione tradizionale - durata 5’ 04’’ – 09.04.13