Interventi riabilitativi e stili di vita giusti per riprendere una vita normale

Scritto da Alma Valente |    Aprile 2014    |    Pag. 45

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Quando si parla di una persona che ha avuto un infarto acuto del miocardio o magari un edema polmonare, è pensiero comune ritenere che, dopo il ricovero, abbia bisogno di riposo e cure. Ma se questo è vero in fase acuta, non lo è più in quella successiva.

La persona, quindi, deve precocemente instaurare un processo di recupero psicofisico allo scopo di prevenire la progressione della malattia e ottenere nuovamente una condizione più vicina possibile allo stato di salute.

Questa filosofia di pensiero fu formulata per la prima volta da Asclepiade di Samo, medico greco vissuto attorno al 300 prima di Cristo, che era un grande assertore del ruolo svolto dall’attività fisica anche nelle persone malate.

Ma torniamo ai nostri giorni per parlare di questo argomento con il professor Francesco Fattirolli, direttore della Sod riabilitazione cardiologica dell’Azienda ospedaliero universitaria Careggi Firenze.

Cerchiamo per prima cosa di capire per quali patologie è indicata questa “pratica riabilitativa”. «I programmi in questione sono indicati dopo problemi coronarici acuti (angina instabile e infarto miocardico); rivascolarizzazione con angioplastica coronarica, angina stabile da sforzo, scompenso cardiaco cronico, impianto di pace maker, di defibrillatore, di dispositivi per assistenza ventricolare o dopo chirurgia coronarica (by-pass coronarico) o valvolare (riparazione o sostituzione delle valvole)».

Professore in cosa consiste questo tipo di intervento riabilitativo?

«Riabilitazione e prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari rappresentano un’azione multifattoriale e integrata, che si realizza attraverso la valutazione funzionale, e una messa a punto della terapia farmacologica ottimale, la ripresa della attività fisica in regime di sicurezza, la correzione dei fattori di rischio, l’attuazione di tecniche di supporto al paziente e l’educazione sanitaria».

Ma quali sono le metodologie applicate?

«Hanno un ruolo importantissimo soprattutto gli interventi mirati alla modifica degli stili di vita come alimentazione, abitudine al fumo e vita sedentaria. L’esercizio fisico è importante anche nel trattamento dell’immediato post-acuto e nell’istruzione all’autogestione in sicurezza dell’attività motoria in ambito lavorativo e ricreativo».

E tutto questo è indicato anche nei soggetti anziani?

«Non vi sono limitazioni per età. Nei soggetti più anziani, che spesso hanno più malattie e rischiano di subire una limitazione della capacità di effettuare le abituali attività quotidiane dopo essere tornati a casa, la riabilitazione può risultare fondamentale per conservare una vita autonoma».

Questo tipo di intervento quando deve essere iniziato e quanto deve durare?

«I programmi riabilitativi iniziano non appena le condizioni cliniche, cioè gli esiti della malattia, si sono stabilizzate. In generale dopo pochi giorni da un infarto o da un intervento al cuore vengono intraprese le prime valutazioni, ed è possibile l’inizio della fisioterapia. Il programma in genere non deve essere ripetuto, in quanto serve ad insegnare a ciascuno come modificare il proprio stile di vita in modo da consolidare nel tempo e mantenere i risultati raggiunti».

Ma che tipo di esercizi vengono fatti eseguire?

«L’esercizio fisico dopo un evento cardiovascolare fa parte dell’intervento terapeutico della riabilitazione, insieme alla componente educativa e preventiva, attraverso un programma di esercizio controllato e monitorizzato, unitamente alla prescrizione dell’attività fisica da proseguire a tempo indeterminato.

Nei coronaropatici un esercizio fisico adeguato incrementa la capacità funzionale, riduce i sintomi della malattia, contribuisce alla modifica globale dello stile di vita (ad esempio chi fa abitualmente esercizio fisico ha maggiore facilità ad astenersi dal fumo o a rispettare norme nutrizionali), alla riduzione dei fattori di rischio attraverso gli effetti diretti su grassi, diabete, ipertensione, sovrappeso, e può limitare la progressione della malattia aterosclerotica.

Possono essere effettuati molti tipi di esercizio: i più utilizzati sono quelli sulla cyclette, sul tappeto scorrevole o a corpo libero, sempre individualizzati sulle condizioni di ciascuno in base agli esami effettuati in precedenza, sotto controllo continuo dell’elettrocardiogramma e della pressione arteriosa, con la guida e la sorveglianza di tecnici specializzati».

Quali sono i principali risultati che si ottengono in chi fa la riabilitazione cardiologica in confronto a chi non la fa?

«È stato dimostrato da numerosi studi che partecipare a programmi riabilitativi migliora l’aspettativa di salute negli anni successivi. Questo è tanto più significativo quanto più elevato è il “profilo di rischio” cioè la condizione in cui si trova il soggetto dopo l’evento acuto.

Coloro che hanno subito un danno più rilevante dall’infarto, che sono stati sottoposti a un intervento più complesso, che soffrono di una malattia delle coronarie più grave o che sono soggetti a molteplici fattori di rischio da tenere sotto controllo (per esempio diabete e ipertensione) o che rischiano importanti limitazioni delle proprie attività quotidiane, ottengono i maggiori benefici in termini di minore possibilità di successivi eventi avversi».

Cuore sano

Dopo aver parlato di interventi, è utile parlare anche di prevenzione. Quest’ultima si realizza in ogni età ed è fondamentale per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Non fumare, seguire un’alimentazione salutare (secondo i principi della dieta mediterranea, che prevede cereali, verdura fresca e frutta quotidiana, olio di oliva, limitazione di carni e latticini) fare regolare esercizio fisico (almeno 30 minuti di cammino tutti i giorni a passo sostenuto tale da produrre una leggera sudorazione), limitare il consumo di alcool (un bicchiere di vino a pasto), controllare il peso corporeo, sono i cardini della prevenzione alla portata di tutti.

  • Immagine in alto di L. Contemori
  • Nella foto di metà articolo, Francesco Fattirolli, direttore della Sod riabilitazione cardiologica dell' Aou Careggi Firenze