Racconti segnalati al concorso "La ricetta raccontata"

Un amore di budino

di Nelly Capra

Ho appena finito di parlare al telefono con l'uomo che amo. Stasera verrà a cenare a casa mia e mi ha chiesto di fargli per dessert il famoso crème caramel.
Dopo un inizio folgorante, la nostra relazione sta attraversando un momento burrascoso con alti e bassi che mi lasciano nervosa e preoccupata. Sto imparando a conoscerlo meglio e quello che scopro non sempre mi tranquillizza. Ma sono innamoratissima e ben felice di accontentarlo. Vuole il mio budino, vuol dire che mi ama.
Il crème caramel mi viene bene solo se quando cucino non ho fretta e se sono innamorata. Il segreto della sua bontà è nella lentezza della cottura, oltre che nella delicatezza degli aromi. Un crème caramel irresistibile si scioglie in bocca a temperatura leggermente inferiore a quella ambiente e dà una soddisfazione non lontana dal ricordo del latte materno.

Detto fatto. Esco a comprare latte e uova fresche e mi procuro alcune foglie di pesco dall'albero che ho in giardino. Usare le foglie di pesco per conferire al budino un sottile aroma di mandorle amare è un segreto che mi ha insegnato la mia amica Lilly, a cui lo ha insegnato la nonna. Più che ricette le sue sono pozioni d'amore.
Eccomi in cucina a sbattere le uova (sei per un litro di latte) con un etto e mezzo di zucchero. Mescolo con il cucchiaio di legno, delicatamente per non creare schiuma. Girando costantemente, aggiungo il latte caldo aromatizzato con quattro o cinque foglie di pesco. Ho caramellato lo zucchero, all'incirca un etto, aggiungendo alcune gocce di succo di arancia. Il fondo dello stampo, di un profondo colore dorato, si sta raffreddando e aspetta il composto di latte, zucchero e uova che sto facendo riposare, in modo che le bolle d'aria salgano in superficie.

Dopo averlo versato attraverso un colino, adagio altre foglie di pesco sulla superficie e lo inforno a bagno maria ad una temperatura non superiore ai 150 gradi. Poi è questione di aspettare. E' rilassante permettersi il lusso di lasciare al budino il tempo di consolidarsi in una massa liscia come velluto, allusiva, quasi la risposta ad un sogno, un desiderio neanche cosciente che non richiede alcuno sforzo per essere soddisfatto. Basta assaporare e ingoiare. In questo stato quasi onirico preparo il resto della cena.
Alle sette squilla il telefono: è sicuramente lui che mi dice che sta per arrivare. Dopo una lunga esitazione, mi dice che c'è stato un cambiamento di programma, non può venire, non dà spiegazioni. Io rimango senza parole, riesco solo a dire '... E il budino?'. Lui dice in fretta: 'Mettilo in frigo, lo mangiamo domani sera'. E mette giù.
Con il telefono ancora in mano mi accascio su una sedia. Tutti i miei dubbi e le mie paure sono confermati. Come mi sta succedendo da un po' di tempo, incomincio a piangere.

Piango, piango, piango tutte le mie lacrime. Non riesco a smettere, ad afferrare un pensiero che mi consoli. Come sopravvivere alla serata, alla notte?
Ad un tratto ripenso all'ultima frase che ha detto: 'Mettilo in frigo, lo mangiamo domani sera'.
Un lampo di rabbia mi prosciuga istantaneamente le lacrime negli occhi. Si sta formando un piano nella mia mente, e prima che abbia il tempo di valutare quello che sto per fare mi ritrovo fuori dalla porta di casa con il budino in una mano e un coltello affilato nell'altra. Zigzagando nel traffico dell'ora di punta mi dirigo in macchina verso il centro, dove c'è il suo laboratorio di fotografia.

Come speravo, la sua Renault è ancora lì. Posteggio in seconda fila e scendo.
Devo agire in fretta. Per fortuna è una strada secondaria e non c'è nessuno in giro. Rimuovo l'involucro di alluminio e, facendo uso del coltello, con cura separo il budino dallo stampo. Mi assicuro che sia libero scuotendolo delicatamente poi, con gesto veloce, lo capovolgo e lo adagio sul cofano bianco dell'auto. Un vero capolavoro. Il caramello scende lungo le pareti perfettamente lisce del budino e forma lunghe strisce dorate sul metallo bianco. Esala un sottile profumo di mandorle amare che per un attimo mi fa pensare al cianuro. Le foglie di pesco formano un disegno sulla superficie vellutata del budino. Sembrano quasi le mie iniziali, una specie di N stilizzata. Non ho dubbi che capirà che sono io l'autrice e si commuoverà constatando la passione che mi ha spinta a questo gesto inconsueto. E se avesse appuntamento con un'altra donna? Immagina la sorpresa e l'imbarazzo, le spiegazioni... Non certo un modo romantico di cominciare la serata. Sorrido all'idea che le ricette di Lilly da pozione d'amore si possano anche trasformare nel loro opposto, in iattura.
Mi sento notevolmente meglio.

Risalgo in macchina e torno a casa. L'agonia ricomincia il giorno dopo. Mi aspetto una telefonata di commento, una reazione. Niente, neanche il giorno dopo. Ancora una volta ho buttato perle, o meglio budini, ai porci.
Il terzo giorno mi chiama come se niente fosse. Parla del più e del meno. Nessun accenno al budino. Lo fa apposta? Finalmente sono io a chiedere. E lui: 'Ah sì, il budino. A proposito, niente male. Lì per lì non ho capito cosa fosse. Mi sono anche chiesto, ma perché proprio a me? Ho pensato fosse caduto da una finestra del palazzo vicino. Poi l'ho assaggiato e ho riconosciuto il tuo stile. Che peccato buttarlo via'.
Ascolto e penso: 'Sì, proprio perle ai porci'. Poi mi coglie un dubbio: 'E se al posto delle foglie di pesco avessi usato un altro aroma? Magari un profumo di liquore di arancio, oppure foglie di erba luisa. Magari la prossima volta gli faccio un budino al cioccolato, quello sì che è irresistibile'.