Cos’è e chi colpisce, i consigli per prevenirla

Scritto da Alma Valente |    Giugno 2017    |    Pag. 44

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

virus dell'influenza Salute

L’influenza nella stagione invernale è un fatto normale e conosciuto da tutti, ma sempre più spesso avviene che la febbre, accompagnata da sintomi respiratori, si presenti anche in primavera o addirittura d’estate. Comunemente molte persone parlano d’influenza “fuori stagione” e questo termine circola anche in alcuni periodici di larga diffusione. Cerchiamo di fare chiarezza, e per questo ci siamo rivolti al dottor Emanuele Messina, medico di medicina generale e membro del Consiglio dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Firenze.


Qual è il periodo dell’anno in cui si ha il picco nell’epidemia influenzale?

«Da metà gennaio a inizio marzo. Quest’anno l’inizio è stato anticipato di circa tre settimane con i primi casi segnalati già a dicembre 2016, un picco a febbraio e un calo netto a marzo 2017. L’età media dei casi segnalati si è collocata attorno ai 67 anni. L’influenza può colpire anche i bambini, ma per vari motivi il maggior numero dei casi avvenuti nel corso del 2017 si è avuto nella fascia di età appena sopra i 65 anni».


Quali sono i sintomi principali che consentono di fare diagnosi di influenza?

«Febbre superiore ai 38°C, sensazione di malessere diffuso, dolori muscolari, talora molto intensi, sintomi delle vie respiratorie alte, quali congestione nasale, tosse e mal di gola. La diagnosi d’influenza andrebbe fatta rilevando il virus nell’organismo, ma nella realtà dei fatti, anche per non intasare i laboratori dato che ci sono milioni di casi ogni anno, ci si affida al quadro clinico».


Quanti sono i ceppi virali che negli ultimi anni sono stati responsabili dell’influenza?

«Quest’anno la maggioranza dei virus influenzali circolanti erano il virus A/H3N2 e il virus AH1N1. Si tratta di ceppi simili a quelli contenuti nel vaccino, il che ha determinato una sostanziale efficacia della vaccinazione. C’è da dire che da qualche anno il numero delle vaccinazioni è in calo con un aumento di rischio delle complicanze postinfluenzali, specie negli anziani e nei pazienti con molte malattie. I motivi del calo sono varie, compreso un ingiustificato allarme sui rischi delle vaccinazioni».


Vi sono degli individui che presentano dei quadri clinici simili a quelli influenzali nelle mezze stagioni o anche in estate: è sempre influenza o si tratta di una malattia diversa?

«Sono molti i virus che possono dare sintomi simili a quelli determinati dal virus dell’influenza. Generalmente si differenziano per una minore aggressività della sintomatologia, ma non sempre è vero, e per la minor durata dell’infezione. Inoltre, quest’anno si è presentata in concomitanza con il periodo influenzale un’infezione a prevalente localizzazione gastrointestinale, non collegabile al virus influenzale, ma ad altri tipi di virus».


Il vaccino anti-influenzale è efficace anche in questi casi?

«Il vaccino influenzale protegge dall’infezione di uno dei ceppi contenuti nel vaccino stesso e non dalle infezioni dei ceppi cosiddetti “para o simil-influenzali”».


Per concludere, quali consigli possiamo dare ai nostri lettori per prevenire queste condizioni?

«Dando per scontato che è praticamente impossibile riuscire a scongiurare la diffusione di molti virus, alcune norme sono utili per ridurre il rischio di infettarsi ed infettare gli altri. Una buona igiene delle mani con lavaggi frequenti; una buona igiene respiratoria, coprendo naso e bocca quando si starnutisce o tossisce con un fazzoletto usa e getta , e non con le mani che a loro volta possono infettare ciò che toccano; ridurre il contatto con gli altri soprattutto nei primi giorni di malattia».


Infine, quando si vuole aumentare le difese naturali dell’organismo, occorre consumare alimenti che contengano vitamine A, B1, B2, C ed E. Molto utili sono anche i vegetali con sostanze ad azione antiossidante: quindi arance e agrumi in inverno, e poi kiwi, melograni, broccoli, lattuga romana, carote, zucca gialla, cavolo verza e peperoni. Le difese immunitarie sono potenziate dallo yogurt e dai fermenti lattici vivi. La bevanda consigliata per le sue proprietà antiossidanti è il tè verde.


L'intervistato

Emanuele Messina

Medico di medicina generale e membro del Consiglio dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Firenze


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