Una volontà comune delle tre centrali cooperative per lo sviluppo

Scritto da Sara Barbanera |    Gennaio 2013    |    Pag.

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Nel marzo 2011 le tre centrali cooperative parlavano di "progettare il futuro", con un documento unitario firmato appena dopo la nascita dell'Alleanza delle cooperative, l'unione siglata da Legacoop, Confcooperative e Associazione generale cooperative italiane, per dare maggiore vigore all'azione nel territorio toscano.

Il 2012 ha aggravato la crisi e mutato il tessuto economico della nostra regione che oggi richiede anche interventi strutturali, oltre a quelli che dal 2008 hanno cercato di difendere il reddito, il lavoro e i servizi sociali.

Dopo il primo bilancio del luglio 2012 e a quasi due anni dal primo documento, La Toscana che vogliamo, oggi le tre centrali si interrogano sullo stato delle cose e rilanciano il percorso verso una Toscana solida e solidale. E, necessariamente, sostenibile.

I presidenti delle tre centrali ci hanno illustrato azioni e impegni per un accordo con la Regione Toscana, il settore privato e i cittadini in veste di attori primari del futuro.

 

Le terre ai giovani

Cominciamo con Stefano Bassi, Legacoop Toscana. Quali  sono le azioni prioritarie che proponete nel documento unitario?

«Oggi anche il mondo cooperativo inizia a sentire il peso della crisi: pur sapendo che alcuni problemi hanno carattere nazionale, il documento mette a punto obiettivi di rilancio della cooperazione, da sviluppare in collaborazione con Regione Toscana. La prima questione riguarda gli strumenti legislativi e finanziari per sostenere le filiere fondamentali dell'economia toscana: mi riferisco, ad esempio, a Fidi Toscana e Consorzi Fidi che garantiscono l'accesso al credito e l'effettiva imprenditorialità del mondo cooperativo. Un quadro in forte cambiamento richiede anche un aggiornamento della legge regionale (n° 73/2005) sulla Cooperazione, perché promuova la costituzione di nuove imprese e la trasformazione di aziende in crisi. L'impegno maggiore punta sulle nuove generazioni, con investimenti su casa e occupazione, in linea con il progetto "GiovaniSì" di Regione Toscana.

Per dare una mano ai giovani occorrono più fondi per affittare o acquistare una casa e rendersi autonomi. Per il lavoro si deve puntare su settori ancora promettenti, come quello dei beni artistici e culturali e dell'agricoltura. Abbiamo proposto che anche le aree incolte di proprietà pubblica siano destinate ai progetti di imprenditoria giovanile: questo potenzierebbe l'attività della Banca della Terra, nata nel 2011 da un progetto di Legacoop Toscana e diventata poi un progetto nazionale per favorire il ricambio generazionale e impedire l'abbandono dei terreni. Ci sembra giusto tutelare un grande patrimonio, quello agricolo, che offre ancora sbocchi remunerativi ma che oggi rischiamo di perdere».

 

Utenti protagonisti

Domandiamo a Claudia Fiaschi, presidente di Confcooperative Toscana: nel documento comune si parla di beni pubblici e di cooperazione d'utenza. Quali sono le prospettive e i vantaggi?

«Scontato dirlo: l'accesso e la qualità dei servizi pubblici sono determinanti per il benessere dei singoli e della comunità: penso alla salute, al welfare e all'ambiente, ma anche al settore idrico e dell'energia dove la cooperazione sta già operando con iniziative nel fotovoltaico e nelle biomasse. Oggi la Toscana deve trovare un nuovo modo di produrre beni comuni e la cooperazione di utenza è la vera chiave di svolta perché rimette le persone al centro del meccanismo economico: i cittadini fanno un investimento che da un lato produce beni utili e dall'altro valorizza professionalità e risorse del territorio.

In gioco c'è una grossa partita perché energie alternative e territorio diventino un investimento per la sostenibilità: in questo ambito altri paesi europei stanno valorizzando gli strumenti cooperativi per rilanciare l'economia. La Toscana ha esperienze e competenze che possono essere la base di modelli innovativi di produzione dei servizi. Più in generale, crediamo che la cooperazione debba essere a disposizione di uno sviluppo economico orientato all'occupazione locale e ai nuovi soggetti fragili, come gli over 50, le donne e i giovani. Purtroppo siamo abituati a pensare all'economia come a un macro-sistema fuori dal nostro potere: al contrario, noi proponiamo un modello cooperativo dove persone e comunità si congiungono, riconquistando possibilità di scelta a misura di contesto locale».

 

Obiettivo occupazione

Infine Alessandro Giaconi, presidente dell'Associazione generale cooperative italiane: sul piano operativo, qual è lo stato dei lavori rispetto agli impegni assunti con il documento del luglio scorso?

«Il nostro modello cooperativo è quello che meglio di altri ha resistito a questa tremenda crisi: non a caso, dai dati del Primo rapporto Censis sulla cooperazione, presentato lo scorso novembre, emerge che dal 2007 al 2011 il movimento cooperativo ha registrato un aumento dell'occupazione di 103.000 unità, pari all'8%, concentrato in particolare nel settore della cooperazione sociale. Inoltre le nostre associate hanno fatto un minor ricorso alla cassa integrazione rispetto alle altre imprese. Ciò significa garantire qualità della vita ai nostri associati e soci lavoratori, ma anche non gravare sull'economia statale. È indubbio però che questo modello non può più resistere da solo e stiamo lavorando perché le tendenze positive non si arrestino.

Con la Regione Toscana abbiamo aperto quattro tavoli di lavoro su strumenti finanziari e legislativi, revisione del welfare regionale, politiche per i giovani e beni comuni. Alcuni temi, come quello del sistema idrico integrato, hanno tempi di maturazione lunghi ma rimettono al centro cittadini e utenti in un'ottica cooperativa di ampio respiro. In questa fase dobbiamo misurarci con l'emergenza, sempre però mantenendo lo sguardo al futuro: in alcuni ambiti occorre accelerare e rinforzare l'azione, in altri essere più audaci per cogliere la riserva di energie ancora disponibile sul nostro territorio».


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