Visite guidate alla scoperta della cripta del Cattedrale e dell’Ospedale Santa Maria della Scala

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Aprile 2011    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

È proprio vero quello che il fior fiore degli storici d'arte hanno detto e ripetuto nei secoli dei secoli: la collina sulla quale nacquero la cattedrale di Siena e l'ospedale di Santa Maria della Scala può essere paragonata a una sorta di romanzo il cui incipit deve forse ancora essere scritto e al quale, con il passare del tempo, si aggiungono sempre nuovi capitoli.
Prendiamo, per esempio, le origini del duomo dedicato all'Assunta: se la data della consacrazione del tempio attuale è nota e documentata - il 18 novembre del 1179 - dalle sue viscere sono affiorate finora una chiesa del IX secolo, una capanna in pietra alto-medievale, un pozzetto votivo d'epoca romana... e niente vieta di ipotizzare che su quella stessa area anche gli etruschi abbiano lasciato segni della loro presenza. È storia recente il casuale ritrovamento di un vasto ambiente che costituiva l'accesso orientale alla cattedrale. Sono circa 180 metri quadrati di pareti, archi e colonne romaniche affrescate con storie del Vecchio e Nuovo Testamento, risalenti alla seconda metà del XIII secolo. Gli artisti che furono chiamati a portare avanti l'opera sono pittori senesi dai nomi forse non molto noti - Diotisalvi di Speme, Guido da Siena, Rinaldo e Guido di Graziano... - anche se non è da escludere che proprio lì potrebbe aver cominciato la sua fulgida carriera il giovane Duccio di Buoninsegna. Un ambiente che ebbe comunque una vita relativamente breve perché, quando fu deciso l'ampliamento della cattedrale nella parte absidale, alla fine del XIV secolo, quell'area venne riempita di terra per consentire il prolungamento del pavimento marmoreo della chiesa soprastante. Ed è stata proprio quella terra che ha mantenuto intatti gli affreschi duecenteschi. Quando, negli anni a cavallo fra secondo e terzo millennio, quelle opere d'arte tornarono alla luce, si gridò al miracolo e si affermò che non solo un altro capitolo andava ad aggiungersi all'affascinante romanzo della cattedrale senese, ma anche che un altro tassello avrebbe aiutato a completare quello straordinario mosaico della storia dell'arte italiana.
Spostandoci di poche decine di metri, pur rimanendo nella medesima piazza, ci aspetta un altro luogo che solo recentemente ha cambiato destinazione d'uso e che riserva non poche sorprese al visitatore. Si tratta del millenario ex ospedale di Santa Maria della Scala, da appena qualche anno trasformato in museo con lo scopo prevalente di far conoscere la sua storia non solo artistica, architettonica o archeologica (originariamente il terreno era stato utilizzato dai romani per edificarvi le terme), ma anche delle sue finalità filantropiche. Sorto quasi certamente nei primi decenni del secondo millennio, i suoi intenti prioritari erano quelli di accogliere i pellegrini (non bisogna dimenticare che la Via Francigena attraversava il centro cittadino), assistere i poveri, sostenere i bambini abbandonati. Con il passare dei secoli l'Ospedale, grazie anche a lasciti e donazioni, acquistò sempre maggiore importanza tanto che ogni artista senese (e non) reputava un onore lasciare una sua opera a quell'istituzione. Oggetto di innumerevoli modificazioni e accrescimenti, l'ospedale ha continuato a svolgere la sua funzione fino a pochi anni fa quando, con la costruzione di un nuovo nosocomio, fu deciso di trasformare l'intero complesso in un centro museale e sede per attività espositive e congressuali.
Ecco, sono questi i due luoghi scelti da Unicoop Firenze per organizzare visite guidate - ogni fine settimana per tutto il mese di aprile - che prevedono ricognizioni in loco con l'ausilio di specialisti per approfondimenti di carattere archeologico e artistico. Approfondimenti che aiuteranno a leggere altri due capitoli dell'inesauribile storia, artistica e civile, di Siena.