Sulla sommità del colle di Talamonaccio presso Orbetello, in seguito ai lavori intrapresi tra il 1888 e il 1892 per la costruzione di un forte, furono recuperate parti di uno straordinario rilievo in terracotta, in seguito attribuito al frontone di un importante tempio etrusco che sorgeva in zona.
Oggi questa magnifica composizione della coroplastica etrusca, databile intorno al 150 a.C., è nota come Frontone di Talamone. Cinquant'anni più tardi il tempio fu raso al suolo da un incendio. Con il materiale rinvenuto negli scavi di fine Ottocento sul Talamonaccio, fu dunque possibile ricomporre gran parte del rilievo frontonale, rappresentante il mito dei Sette a Tebe, che fu esposto a Firenze presso l'allora Museo Topografico dell'Etruria (in via della Colonna, oggi Museo archeologico nazionale).
Ma, dopo lo smontaggio resosi necessario per i danni causati dall'alluvione del 1966, si decise di sottoporre a verifica quella prima proposta di ricostruzione che, al di là del chiaro contenuto mitologico, era stata interpretata come un'allusione alla vittoria romana sui Galli nella battaglia di Talamone del 225 a.C.
Nella nuova ricostruzione del rilievo, così come ci appare oggi, il gruppo con la scena del mito dei Sette a Tebe fu collocato proprio nella parte centrale del timpano.

In questa nuova "versione" il Frontone venne presentato nel 1982 nella mostra al Museo archeologico di Firenze, inaugurata dall'allora presidente Sandro Pertini. Sono passati trent'anni e per festeggiare l'eccezionale ricorrenza il Frontone di Talamone è tornato a casa: fino al prossimo autunno rimarrà esposto a Orbetello presso il Museo archeologico "Polveriera Guzman" (apertura sabato e domenica, info: 0564861111).


Nel Frontone di Talamone è rappresentato Edipo, ormai cieco, in ginocchio, al centro della composizione, fra i due figli già morenti. A sinistra una donna - Antigone o piuttosto Giocasta - si volge verso Eteocle, mentre Polinice stramazza fra le braccia di un compagno.

L'articolo completo è pubblicato sul numero di maggio/giugno della rivista "Archeologia Viva" (Giunti Editore): www.archeologiaviva.it