Aumenta la produzione di adrenalina e dopamina. Ma non bisogna esagerare

Scritto da Alma Valente |    Marzo 2006    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Sprint in tazza
La "tazzulella 'e cafè" fa ancora parlare di sé,
a più di 300 anni dalla sua introduzione in Europa. Ci sono gli estimatori, i quali sostengono che la caffeina è protettiva per l'organismo grazie alle sue proprietà antiossidanti, e i detrattori che, attraverso numerose pubblicazioni scientifiche, sostenevano l'esatto contrario, ovverosia che la caffeina può causare dei problemi di vario genere alla salute. E allora, quale delle due ipotesi può essere la più attendibile? Secondo le ultime ricerche sembra proprio che sia la prima. Noi, però, come al solito, siamo andati a verificare. Sentiamo cosa ci ha detto sull'argomento il professor Pierangelo Geppetti, ordinario di farmacologia clinica all'Università di Firenze.

La caffeina è un farmaco?
La caffeina, il cui nome scientifico è trimetilxantina, nota anche come gauranina, mateina o metilteobromina, è definita chimicamente come un alcaloide xantinico, che si trova naturalmente in una serie di cibi tra cui i semi di caffè, le foglie di tè, le noci di cola, l'erba mate e le bacche di guaranà, nonché in piccole quantità nei semi di cacao. In queste piante la funzione della caffeina è quella di pesticida, in grado di nuocere agli insetti che tentano di mangiarle. La caffeina è anche un farmaco che agisce bloccando un recettore che si chiama adenosina, con conseguente aumento del rilascio di trasmettitori del segnale nervoso chiamati catecolamine (in particolare di adrenalina) nel sistema cardiovascolare e di un altro neurotrasmettitore chiamato dopamina nel cervello. Non a caso la caffeina è contenuta in alcune medicine in associazione con altri farmaci.

Quando diventa attiva farmacologicamente?
Gli effetti farmacologici della caffeina si cominciano a vedere alla dose di circa 50 mg nel 70% dei soggetti, ma il 30% di questi è in grado di percepire l'assunzione di dosi inferiori a 18 mg.

Quando entra in azione la caffeina dopo l'assunzione e quanto dura il suo effetto?
La caffeina assunta per via orale è completamente assorbita nel giro di 45 minuti, ma la sua presenza nel sangue varia in base al sesso e all'età, oltre che a fattori individuali.

Qual è la soglia che può essere nociva e come varia tra il caffè fatto in casa e quello del bar?
Una tazza di caffè può contenere dai 40 ai 400 mg di caffeina. Un espresso all'italiana in media ne contiene 100 mg. I sintomi dell'intossicazione da caffeina sono agitazione, eccitazione, insonnia, aumentata emissione di urina, disturbi gastrointestinali. Tali sintomi si verificano per assunzioni superiori a 250 mg al giorno, ma la soglia può variare da individuo a individuo. L'astinenza da caffeina è caratterizzata in genere da una cefalea di entità più o meno grave.

La caffeina è uno stimolante del sistema nervoso centrale, che inibisce l'adenosina (un neurotrasmettitore che ha effetto calmante) e induce le ghiandole surrenali a secernere adrenalina.



L'intervistato: Professor Pierangelo Geppetti, ordinario di farmacologia clinica all'Università di Firenze