La questione femminile negli anni Cinquanta nelle carte dell’Archivio

Scritto da Pippo Russo |    Giugno 2018    |    Pag. 41

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Archivio storico Unicoop Firenze (ASUF)

Corso di taglio per le figlie dei soci, 1954. Archivio storico Unicoop Firenze (ASUF)

La Coop racconta

Corre la metà degli Anni Cinquanta, e il mondo della cooperazione in Toscana prova a consolidare il radicamento sociale dopo la lunga parentesi del ventennio fascista e della seconda guerra mondiale. La sfida è complessa, e l'attività quotidiana è costellata di difficoltà. Ma nonostante ciò il raggio operativo si allarga, e va oltre quello della distribuzione dei beni di consumo a prezzo calmierato. L'impegno a tessere relazioni sociali non si ferma mai, e in questo contesto si cerca un sempre maggiore coinvolgimento della popolazione femminile nella vita della cooperativa. Succede così anche per la cooperativa di Santa Lucia a Prato. Il verbale relativo alla riunione del consiglio d'amministrazione del 26 marzo 1955, conservato assieme a migliaia di altri documenti nell'Archivio storico di Unicoop Firenze, riporta un passaggio che va nettamente in quella direzione. A farsene portavoce è lo storico presidente Vasco Guarducci. Come sempre si fa in questa rubrica, il testo riproduce fedelmente l'originale manoscritto, compresi gli errori:

Il Presidente entra in discussione circa l'iscrizione delle donne a socie della cooperativa e fa rilevare come e quanto sarebbero d'aiuto se si potesse realizzare questo problema poiché e la donna che è continuamente a contatto con gli spacci e ne sa l'esigenza. Il Consiglio al completo dichiara che farà del suo meglio per cercare di immetterle più che sia possibile. 

E intanto che si prova a coinvolgere le donne nella vita associativa, si provvede anche a organizzare una serie di attività didattiche utili per la loro vita quotidiana. Come la “scuola di taglio”, un corso organizzato presso alcune sezioni cooperative che fanno capo a Santa Lucia. Viene data notizia della sua organizzazione durante la medesima riunione di consiglio, e la responsabilità è affidata al consigliere Elio Morgiacchi. Se ne torna a parlare in occasione della riunione di consiglio tenuta il 6 maggio 1955. In quella circostanza vengono esposti i dettagli in modo più diffuso. Stavolta, con maggior precisione, si parla di “scuola di taglio e confezione”. La data d'inizio è fissata per il 10 giugno, e in base agli accordi presi con la ditta Necchi si stabilisce che le lezioni verranno tenute a Santa Lucia, San Martino e Narnali. Dunque, le intenzioni sono le migliori, ma poi è probabile che la macchina organizzativa si riveli più farraginosa del previsto. Il coinvolgimento delle donne è meno diffuso di quanto ci si aspettasse. Tanto che il verbale datato 11 giugno riporta il passaggio seguente:

Viene inoltre deciso di tenere delle riunioni paesane alle donne affinché la scuola di taglio possa avere lo svolgimento che si merita altrimenti arriveremo in fondo e non avremo neppure la soddisfazione di sapere se ciò e stato gradito oppure no, inoltre anche per il buon funzionamento della cooperativa se le donne non verranno messe nelle condizioni di saper discutere dei problemi riguardanti la spesa famigliare non avremo fatto il nostro dovere di dirigenti della cooperativa.

Insomma, le intenzioni sono ottime ma poi la loro applicazione pratica rischia di non corrispondere agli sforzi. Come siano andate le cose, non è dato sapere. Dopo quella riunione di Consiglio, non se ne parla più. Rimane però la grande attenzione verso un ruolo più attivo delle donne nella vita della cooperativa. Giunti a quel punto della storia del movimento cooperativo toscano, ciò è avvertito come una sfida da vincere. E i documenti relativi ai mesi e agli anni che seguono lo confermano. 

 

Tavarnelle Val di Pesa

Nanni della Coop

Giovanni Casamonti nel 2005

Giovanni Casamonti nel 2005

 

È un album di ricordi e di foto il libro che la sezione soci di Tavarnelle Val di Pesa ha dedicato a Giovanni Casamonti, Nanni della coperativa come lo chiamavano in paese, e non è un errore una sola o, ma è proprio come lo chiamavano. Ed è anche il titolo del libro curato dalla giornalista Martina Mecacci, che ha raccolto le testimonianze di chi ha conosciuto Casamonti come amico, come gestore dello spaccio della cooperativa, da subito dopo la Liberazione in via Roma al mini mercato di piazza della Repubblica nel 1978, come attivista del Sindacato pensionati Cgil, dell’Auser, del Pci, della polisportiva e del Circolo La Rampa. Ha fatto di tutto Nanni, e a chi gli domandava perché tanto tempo per il volontariato e l’impegno politico rispondeva semplicemente «perché c’è bisogno». Classe 1919, ci ha lasciati nel 2015. Una vita lunga, spesa per la comunità nella quale è nato e vissuto. Il libro, poche copie gratuite tutte diffuse a Tavarnelle, sarà presentato venerdì 8 giugno al Circolo La Rampa, alle 21.30. Sarà presente l’autrice, il sindaco David Baroncelli, Claudio Vanni dell’Unicoop Firenze, Alessio Gramolati della Cgil, ma soprattutto chi lo conosceva e gli ha voluto bene.


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