Scavi archeologici a Badia a Pozzeveri. Otto secoli di storia socio-sanitaria della popolazione

Scritto da Francesco Giannoni |    Ottobre 2015    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Foto AN.CO.

Altopascio

Altopascio e il suo territorio traboccano di storia. Città sulla via Francigena, e a metà strada fra storiche potenze (Lucca e Firenze), ha monumenti di notevole importanza storica e fra questi, la Badia a Pozzeveri, menzionata già nel 952. Ora l’attenzione è sugli scavi, condotti dalle università di Pisa e dell’Ohio, e anche di Bologna e Milano, che stanno dando risultati scientifici e antropologici molto importanti.

«I risultati più clamorosi e importanti – riferisce Marco Posarelli, responsabile delle attività culturali e turistiche dell’Unicoop Firenze - stanno nelle sepolture del cimitero annesso alla Badia. Dallo studio degli scheletri umani si sta ricostruendo una sorta di storia socio-sanitaria della popolazione. Si è potuto stabilire, per esempio, che l’età media della vita nel X-XI secolo era uguale per tutte le classi sociali, 35 anni per gli uomini e 25 per le donne, e questo a causa soprattutto delle malattie infettive che colpivano ricchi e poveri in uguale misura.

Diversa era, invece, la statura media: 1,65 metri per i servi maschi e 1,55 per le serve femmine, mentre per i signori maschi era di 1,75, grazie a un’alimentazione migliore e a un lavoro non altrettanto spossante». Posarelli ha conosciuto e si è documentato sul sito per includerlo nella prossima edizione di febbraio delle visite guidate dei soci Coop alla via Francigena.

Gli intervistati: Antonio Fornaciari, direttore scientifico dello scavo e docente del Master di bioarcheologia, paleopatologia e antropologia forense, presso l’Università di Pisa. Francesco Coschino, responsabile della documentazione e dell’informatica

Di questa bella esperienza archeologica, parliamo con i dottori Antonio Fornaciari e Francesco Coschino. Gli scavi sono fra i più vasti in Toscana, con un’estensione di circa 740 metri quadrati; iniziati nel 2011, proseguono per due mesi l’anno, d’estate, con la partecipazione di decine di studenti americani dell’università dell’Ohio. «In sei aree attorno alla chiesa di San Pietro, è venuto alla luce un gran numero di sepolture di varia importanza, dal X al XIX secolo, consegnando agli studiosi numerosi elementi di corredo, quali rosari e medaglie devozionali, ed elementi di vestiario, come fibbie e bottoni».

Vicino al campanile, è stato individuato il cimitero per i bambini, con diverse inumazioni ben conservate, di fine ‘700, e otto sepolture relative al devastante colera del 1855 che, nel territorio badiese, fece oltre 90 vittime.

Badia grande e importante

Negli anni sono tornati alla luce anche la facciata della chiesa medievale che, rispetto all’attuale, era più lunga di 10 metri con la navata centrale che raggiungeva i 30 metri, e i resti di un chiostro del XII secolo, poi abbandonato.

Ma non è finita qui: sono state rinvenute ceramiche importate dalla Tunisia e dal meridione italiano, «prova che l’abbazia era ben collegata ai maggiori flussi commerciali del tempo, mediati dall’attività di Pisa, e del ruolo di crocevia stradale del complesso monastico posto nei pressi della Francigena, ma collegato a Pisa attraverso le vie di comunicazione lacustri che sfruttavano il bacino dell’antico lago di Sesto (o Bientina)».

Alla grande il riscontro su stampa, Tv e internet: per esempio, «la prestigiosa rivista americana “Science” ci ha dedicato la copertina del numero di dicembre 2013 e un intero sito web; “Superquark” ha trasmesso uno speciale sui nostri lavori», concludono con soddisfazione Fornaciari e Coschino.

Il sindaco di Altopascio, Maurizio Marchetti, è contento «per quest’operazione dal respiro internazionale che valorizza la Badia e sottolinea l’importanza di Altopascio sulla Francigena». Il Comune sostiene i costi dell’operazione supportato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Importante il contributo degli studenti americani che partecipano alle campagne di scavo tramite Irlab (Institute for research and learning in archaeology and bioarchaelogy), creato da tre ricercatori, Francesco Coschino, Antonio Fornaciari e Giuseppe Vercellotti. Finché questo durerà, gli scavi andranno avanti.

Diario giornaliero

su http://www.paleopatologia.it/Badiapozzeveri/BP11/index.php, giorno dopo giorno le scoperte nel sito

Libro e piccone. Studenti per gli scavi all’Abbazia di Pozzeveri - durata 1’ 31’’– 24.07.14