Un progetto legato alla cultura della legalità

È una grande azienda agricola con 780 ettari di terreno, 13 case coloniche, una villa padronale, una chiesa e un’attività agrituristica bene avviata. Ma soprattutto è il più grande bene sequestrato alla mafia in tutto il centro e il nord Italia. L’azienda si trova a Suvignano, a 15 km da Siena, nel paesaggio delle crete di Monteroni d’Arbia. Già sottoposta a sequestro nel 1983 da parte del giudice Giovanni Falcone, nel 1994 e nel 1996 è stata di nuovo bloccata dai giudici fino alla confisca, avvenuta nell’aprile 2007. Un patrimonio immenso, formalmente appartenente ad un costruttore siciliano in odor di mafia che si dichiarava nullatenente, e invece era milionario.

La scelta dei giudici di nominare amministratore giudiziario l’avvocato palermitano Gaetano Cappellano si è rivelata determinante: a colpi di finanziamenti bancari, investimenti, contributi dell’Unione europea, Cappellano è riuscito a risollevare le sorti dell’azienda, firmando anche gemellaggi con la Regione Sicilia. Attualmente l’azienda vanta un allevamento di 1800 ovini di razza sarda e di circa 200 suini della pregiatissima cinta senese. Produce cereali, ha cinque ettari di oliveto e 260 ettari che fanno parte di un’azienda faunistica venatoria. Le due strutture agrituristiche dispongono di 38 posti letto e due piscine.

Ma la sua tormentata vicenda non è ancora conclusa: l’assegnazione definitiva della gestione è infatti controversa, perché per legge (la n. 109 del 7 marzo 1996) non è possibile assegnare automaticamente il bene confiscato al patrimonio del Comune su cui l’immobile si trova, se ad essere confiscate sono state le quote sociali, come nel caso dell’azienda di Suvignano. Regione Toscana, Provincia di Siena e Comune di Monteroni d’Arbia hanno comunque proposto ufficialmente la loro candidatura per l’assegnazione, in occasione della tappa nel paese senese della Carovana della legalità. Il progetto presentato dalle tre istituzioni prevede la realizzazione di una Fattoria didattica della legalità progettata con Arci e Libera, con attività di formazione sulla cultura della legalità rivolte ai giovani e agli adolescenti e l’utilizzo delle coloniche per l’accoglienza di minori disagiati e di donne maltrattate. «Perdere Suvignano sarebbe una sconfitta di tutti», dice Federico Gelli, vicepresidente della Regione Toscana. La parola spetta al Demanio: forse tra un anno sapremo come è andata a finire.

 

Nelle foto
don Ciotti; un uliveto secolare nella Valle del Marro; l’agriturismo a Suvignano (SI)

 


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