Scritto da Stefano Giraldi |    Marzo 2006    |    Pag.

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

Segni di Pietra
Negli ultimi secoli che precedettero la romanizzazione,
tracce di una grande religione sopravvissero grazie a segni incisi sulla pietra come memoria perenne di un culto lontanissimo. Stiamo parlando delle statue-stele della Lunigiana, territorio che dal crinale dell'Appennino si stende verso il mare, al limitare del bacino del fiume Magra.|
Cinquantanove sono le statue-stele ritrovate in questo territorio, che disperse dai loro antichi templi sono ora ordinate e catalogate in una sede permanente, oltre che prestigiosa e bella: il castello del Piagnaro di Pontremoli, uno dei complessi fortificati più importanti della Lunigiana.

Le statue-stele rappresentano uomini e donne, gli uomini generalmente armati o adornati di amuleti, realizzati con diverse tecniche a seconda del popolo che li ha immortalati nel tempo.
L'area di diffusione è molto vasta, le stele antropomorfe sono state ritrovate in Alto Adige, Val d'Aosta, Puglia e Sardegna, ma anche in Francia, Svizzera, Austria e addirittura in Russia.

La raccolta delle statue-stele in Lunigiana è la più rappresentativa, completa ed omogenea di tutta Europa, anche se si crede che ne comprenda soltanto una minima parte e che ancora molte siano le statue-stele che la terra conserva.
Dal lungo abisso dei secoli queste immagini ci tramandano una memoria che racconta la storia di coloro che precedendoci ci generarono; guardando le statue-stele è come leggere un diario dimenticato: il nostro.

Nella foto: Filetto IX, Villafranca.


Augusto Ambrosi, Statue stele lunigianesi - Il museo nel Castello del Piagnaro, ed. Sagep, € 5,16