Dagli antichi Romani a oggi, l’arte topiaria rappresenta un’eccellenza italiana

Scritto da Càrola Ciotti |    Novembre 2017    |    Pag. 42, 43

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

sculture verdi

Foto F. Magonio

Giardini

Con il termine arte topiaria si definisce quella particolare tecnica colturale che consiste nel potare alberi e arbusti sagomandoli opportunamente per dare loro una forma ben definita, diversa da quella naturale. Questa sagomatura può essere puramente geometrica – un cono, una sfera – o anche raffigurante soggetti diversi, come animali, persone, forme astratte. È una tecnica che ha radici lontane: le principali civiltà antiche conoscevano l’ars topiaria e i primi scritti che la riguardano risalgono all’epoca romana. Plinio il Giovane, per esempio, ci parla della consuetudine di ornare le abitazioni dei notabili col nome del relativo proprietario, scritto proprio modellando ad arte piantine di bosso o altre specie. La topiaria nel corso della storia conobbe momenti di grande successo, raggiungendo il massimo splendore tra il 1500 e il 1800, quando con basse siepi di bosso si arrivò a disegnare elaboratissime aiuole, all'interno delle quali si coltivavano piante fiorite: l’effetto finale era una specie di grande arazzo vegetale, in molti giardini apprezzabile soprattutto se osservato dall’alto.


Eccellenza made in Italy

Per capire come si realizzano queste sculture vegetali siamo andati a trovare Giovanni e Giancarlo Romiti, titolari, assieme al resto della numerosa famiglia, del vivaio pistoiese Romiti e Giusti, proprietaria del marchio Arte Topiaria Toscana . L’azienda, fin dagli anni '90, è specializzata in questo settore e attualmente esporta i suoi prodotti, vera eccellenza del m ade in Italy, in tutta Europa e nei paesi arabi. «Un uso accorto di piante sagomate per formare siepi, bordure o anche singole sculture verdi – spiega Giancarlo Romiti - consente di sfruttare al meglio gli spazi dei giardini e, con un ingombro relativo, aiuta a creare interessanti giochi prospettici e a donare un forte impatto architettonico e decorativo. Le piante che più si prestano a questa lavorazione sono quelle con foglie piccole, fitte, con rami flessibili; piante a crescita contenuta e sempreverdi, coltivate a cespuglio – in campo o in vaso – da almeno tre anni, fino a dieci, a seconda della figura che si intende realizzare. Nei climi miti le migliori che possiamo utilizzare sono il bosso, il ligustro, il tasso e le edere. Anche il cipresso si presta bene a essere sagomato e può aiutare, specie nei giardini formali, a incorniciare un viale o una particolare veduta». L'arte topiaria ai nostri giorni è utilizzata solitamente su singole piante, quale elemento caratterizzante del giardino, ma se vogliamo creare un effetto maestoso – disponendo di sufficiente spazio –, si usa porre molte piante in simmetria. I costi di queste speciali creazioni non sono indifferenti, anche se esiste una fascia ampia di prezzi per cercare di accontentare tutte le tasche. Si trovano inoltre in commercio, a poche decine di euro, esemplari di ridotte dimensioni che possono rallegrare il giardino o il terrazzo con la loro originalità.


Fai da te

I più arditi pollici verdi potrebbero anche cimentarsi in un “fai da te” non troppo complesso, usando fantasia e abilità manuale per realizzare, con piccole piantine in vaso e sostegni adeguati, forme semplici ma di sicuro effetto decorativo. «La base per realizzare piante sagomate - prosegue Giancarlo - è generalmente una struttura in filo di ferro zincato, che funge da intelaiatura. Un tempo si usavano canne di bambù e salice, ma con l’inevitabile deteriorarsi di questi materiali, venendo meno il sostegno necessario, si finiva per compromettere tutto il lavoro fatto». I tempi per ottenere una scultura verde compiuta sono piuttosto lunghi: si parla di almeno sei mesi, un anno. La pianta, giunta infine a maturità, formerà un fitto cespuglio che ricoprirà completamente l'intelaiatura: a quel punto la si poterà, seguendo il profilo della struttura, e in seguito cimando i getti per stimolare una vegetazione cespugliosa. «Durante la crescita - sottolinea Romiti - si accompagnano i rami della pianta, legandoli via via e seguendo la forma del telaio sottostante. Gli interventi di potatura su esemplari coltivati con questa particolare tecnica sono evidentemente più complessi rispetto a quelli di una siepe tradizionale, e bisogna potare in modo preciso e abbastanza frequentemente per mantenere la bellezza della forma originaria».

In genere si interviene quattro, cinque volte nel corso di un anno, tagliando con forbici ben affilate la vegetazione che fuoriesce dalla sagoma, ma la frequenza degli interventi dipende anche dalla specie della pianta impiegata. «Attenti a non tagliare mai troppo in un solo punto - consiglia il nostro esperto - perché si potrebbe alterare la simmetria della pianta per un'intera stagione. Di norma, si pota iniziando dall'alto verso il basso e dal centro verso l'esterno». Le sculture topiarie necessitano delle cure tipiche degli arbusti: quindi occorre diserbare, annaffiare, pacciamare e concimare con un fertilizzante bilanciato, due-tre volte nella stagione della crescita.


L’intervistato

Giancarlo Romiti, Vivaio Società agricola Romiti e Giusti Agliana (Pt)


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