Guida al Museo del tessuto di Prato

Prato,
Scampoli di storia
con la sua più che millenaria attività tessile, ha finalmente coronato un grande sogno: creare un luogo per conservare le memorie del suo instancabile lavoro. E' nato così il Museo del tessuto, l'unico in Italia dedicato all'arte e alla tecnologia tessile. Inaugurato il 13 dicembre 1997, custodisce nelle sue teche lampassi di sete, velluti, broccati dagli orditi preziosi e tele di lino ricamate in seta e in oro.
I tessuti provengono da ogni angolo del mondo, dall'Asia, dall'Africa, dall'Oceania, dalle Americhe, dall'Europa, oltre che naturalmente dall'Italia: in tutto più di 5 mila campioni di tessuto, a partire dal V secolo d.C. fino ai giorni nostri.
Curiosando nelle sale si scoprono tessuti precolombiani, 60 frammenti arrivati dall'antico Perù, con reperti delle civiltà Nazca, Inca e della costa centrale. Osservandoli si capisce il ruolo fondamentale che i tessuti avevano in quelle comunità, tanto da assumere forti significati politici e religiosi e diventare talismani propiziatori per il viaggio nell'oltretomba. Ci sono poi dei tessuti Copti, 100 frammenti dell'Egitto cristianizzato, e tessuti medievali di manifattura veneziana e lucchese ispirati alle sete bizantine, importate dai mercanti delle Repubbliche marinare. Del periodo rinascimentale sono presenti 400 frammenti provenienti da tutta Europa e dal Medio Oriente. Anche le preziose stoffe del '500 e del '600 testimoniano il gusto europeo e mediorientale, attraverso i primi esempi di biancheria intima adornata con ricami e trine. Nel 1590 il Vecellio parla di 'braghesse' indossate, come gli uomini, da cortigiane spavalde sotto le loro vesti. Uno dei rari esemplari esposti al Museo del tessuto ha un ironico ricamo: 'voglio il core'.
Del magnifico '700 sono conservati 650 pezzi fra tessuti, abiti, arredi e vesti liturgiche. Si arriva così al 'rivoluzionario' '800, quando la produzione tessile apre all'industria su larga scala. Di quel secolo il museo pratese conserva oltre 2 mila testimonianze fra tessuti (anche di arredamento), abiti, ricami, merletti e passamanerie. Godibile il nostro '900, con esemplari di tessuti d'arte contemporanea.
Dice Emanuele Lepri, segretario generale del Museo: ´Prato è una città alla ricerca di una sua identità culturale, che può essere individuata proprio nell'arte del tessuto. Per questo era importante creare un centro espositivo in cui tutti i pratesi potessero, in qualche modo, riconoscersiª.
Quanto prima il museo amplierà gli spazi espositivi per ospitare i grandi macchinari che hanno fatto la storia dell'industria tessile dal 1107 a oggi. Il progetto è quello di rimodernare gli antichi stabilimenti della fabbrica Campolmi, che fa parte del patrimonio urbano di archeologia industriale, per dar vita a un Museo dell'industria tessile pratese. Così potrà trovare una più idonea sistemazione anche quella macchina follatrice del 1866, provvisoriamente alloggiata sotto i portici del Comune, che servì a compattare e ammorbidire le fibre delle camicie rosse di Garibaldi.
Una tradizione, quella tessile pratese, che si è mantenuta e consolidata nel tempo. Ancora oggi Prato è il più grande distretto laniero del mondo, con più di 600 aziende e 40 mila occupati, senza contare l'indotto, su una popolazione di 170 mila persone. Un'industria che, a partire dagli anni '60, ha saputo diversificare la propria attività specializzandosi anche nella lavorazione di altri tessuti. Una produzione che ha fatto di Prato la più innovativa e creativa città del tessuto a livello europeo.

Per saperne di più
Museo del tessuto, piazza del Comune (sotto le Logge), Prato, tel. 0574/611503. Aperto nei giorni feriali dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 19.30; festivi dalle 15.30 alle 19.30. Chiuso il martedì.