Fra le tante varietà si sono affermate le paesaggistiche, che fioriscono più volte durante la stagione

Scritto da Càrola Ciotti |    Maggio 2016    |    Pag. 40

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Rose Sussex - Foto F. Magonio

La rosa

Lo scenario vasto e affascinante del mondo delle rose non smette mai di stupire; se siamo interessati ad ampliare le nostre conoscenze su queste piante ornamentali, non resteremo mai delusi.

Per questo scopo abbiamo intervistato un vero esperto del settore, Stefano Magi, fiorentino, appassionato di piante fin dall’infanzia. Magi ha svolto numerose attività nel settore florovivaistico per approdare, infine, alla scelta della vita: coltivare solo rose.

Titolare dal 2000 del vivaio Le rose di Firenze, a Scandicci, accudisce, con cura e competenza, cinquantamila esemplari di rose di ogni specie e varietà possibili: in particolare Stefano è specializzato nella produzione delle paesaggistiche e delle rugose. Gli chiediamo di parlarcene più diffusamente.

«Le prime rose paesaggistiche furono introdotte negli anni trenta del Novecento – spiega Magi –, ma si sono affermate sul mercato, con un vero e proprio boom, solo dagli anni ottanta. Contano un centinaio di varietà, e la loro principale caratteristica è la produzione durante la stagione di abbondanti e ripetute fioriture, creando macchie estese di colore nell’ambiente in cui vivono: non è tanto la bellezza dei fiori a colpire l’osservatore ma, appunto, la loro straordinaria quantità».

I fiori crescono generalmente in mazzetti variopinti, di grandezza variabile, da piccolissimi fino a circa sei-sette centimetri di diametro; regalano, in ogni caso, effetti scenografici molto vistosi.

Tutte le rose paesaggistiche sono geneticamente più forti delle rose a grandi fiori; hanno una rusticità alta, il che consente loro di ammalarsi meno e comunque di combattere meglio le malattie.

«Grazie al loro portamento, che può essere strisciante o compatto – specifica Stefano –, si adattano benissimo alle aiuole e alle bordure, possono formare piccole siepi, bordi misti, o coprire un angolo particolare del giardino. Esistono anche alcune varietà specifiche per la vita in vaso, adatte quindi alla coltivazione sul terrazzo».

Si trovano rose paesaggistiche di ogni colore, escluso il giallo striato; la più venduta in Europa è la Sevillana, dai fiori rosso scarlatto di dimensioni medie; l’Iceberg, invece, è una vecchia rosa di colore bianco; ne esiste anche una varietà con portamento rampicante, caratteristica insolita per una paesaggistica.

La serie Drift è quella più idonea alla vita in vaso, poiché proprio per questo scopo è stata creata. Di facile coltivazione, è adatta anche ai pollici meno verdi; si può trovare in varietà con fiori rossi e in più tonalità di rosa.

«Il segreto per far vivere a lungo e in salute una rosa in vaso – ci rivela Stefano – consiste nel cambiarle la terra una volta l’anno, meglio in inverno. Si toglie la pianta dal vaso, si scuote per rimuovere il terriccio dalle radici e, già che ci siamo, sfoltiamo un poco l’apparato radicale. Quindi si rimette a dimora con il substrato idoneo, composto di 50-60% di torba, 25-30% di pomice e 10% di argilla. Utile concimare con stallatico o altro concime organico, dopo aver compiuto l’operazione. Le rose paesaggistiche hanno bisogno di sole almeno per una metà della giornata; hanno una lunga vita, in media sui venticinque anni, ma possono vivere più a lungo se trovano condizioni ottimali e se sono esemplari particolarmente robusti».

«Le rugose appartengono alla famiglia delle Cassiodron – prosegue il nostro esperto –; furono introdotte nei giardini nell’Ottocento, ma hanno origini antiche. Nel corso del tempo, grazie a varie ibridazioni, si sono evolute fino a divenire rose con più colorazioni, dai tipici toni pastello; fioriscono in molteplici sfumature di rosa, lilla e viola. I fiori più semplici hanno cinque petali, ma ci sono rugose con fiori semidoppi, simili a quelli delle rose damascena. Il nome deriva dall’aspetto delle foglie: sono ruvide con venature profonde e di un verde brillante. Le rugose amano vivere in piena terra; sono piuttosto rustiche, resistenti alla siccità, molto appariscenti, spesso profumatissime e regalano anche bacche edibili».

Il terreno adatto a una loro crescita rigogliosa deve essere neutro, o tendente all’acido come per le ortensie. Le rugose vivono bene anche in climi freddi e per questo motivo si adattano facilmente ad ambienti collinari e montani.

«Settembre è un mese splendido per queste specie – sottolinea Stefano – poiché coesistono sulla pianta fiori, bacche mature e bacche in formazione, in un tripudio di colori».

Le bacche di queste rose sono gradite agli uccelli, che se ne cibano volentieri; se ne ricava anche un’ottima marmellata.

Alcune varietà si distinguono per un’abbondante produzione di bacche: fra queste, la Scabrosa con fiore rosa scempio, e la Dark Foxy che regala fiori semidoppi di color fucsia.

Stefano, da ultimo, ci svela una piccola curiosità: in vivaio coltiva una rosa poco diffusa, la Bruna, pianta di un tempo passato, che pochissimi possiedono e che si può trovare ancora in qualche casale abbandonato dei monti liguri.

Si tratta di una delle poche specie da cui si ricava il rosolio, liquore molto in voga nell’Ottocento: a quell’epoca, la Bruna era coltivata in una certa zona della Liguria, dove si produceva il dolcissimo liquore, venduto in tutta Italia.

I fiori di quest’antica rosa ricordano quelli di una damascena e sono di un bel colore viola; le foglie, invece, sono simili a quelle di una rugosa. È una pianta che può crescere fino a un metro di altezza e che ben si adatta ai nostri climi.

Il vivaio Le rose di Firenze è in via delle Prata a Scandicci (Fi).

Info: tel. 055741552, 3283842785, www.lerosedifirenze.com, info@lerosedifirenze.com


L’intervistato

Stefano Magi

Vivaista, titolare de Le rose di Firenze

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