I primi due racconti più votati sul web fra quelli arrivati per il concorso di narrativa Arno 2016

Foto D. Tartaglia

Concorso Arno 2016

Anni ’50 sull’Arno

di Claudio Baldi

Sant’Andrea a Rovezzano era un piccolo borgo alle porte di Firenze in riva all’Arno. Qui le massaie lavavano il loro bucato in un’acqua chiara e limpida, quasi da bere. Qui i bambini imparavano prima a nuotare che a camminare, mentre i renaioli da sopra le loro barche issavano su la rena dal fondo del fiume. In fondo al borgo c’era una villa con il suo bel parco, un cortile e delle abitazioni, un tempo dei casieri.

Era in una di queste case che io abitavo. C’era un piccolo terrazzo che si affacciava sull’Arno e il babbo era solito tenere una piccola rete in acqua, così che al momento opportuno un pesce in tavola non mancava.

Il fiume per noi ragazzi era come una palestra, un campo di gioco, ci passavamo gran parte del nostro tempo e ne conoscevamo bellezze e insidie. In Arno le differenze di età e di abilità facevano da spartiacque: i piccoli “sopra la pescaia” dove l’acqua bassa e tranquilla dava modo di imparare a nuotare senza pericoli; gli esperti “sotto la pescaia” dove acqua profonda e buona corrente rendevano necessarie lunghe e veloci bracciate, se si voleva rientrare a riva.

Si diventava grandi facendo il tuffo dal “muraglione”, un salto di più di tre metri. Era usuale sentir dire: “Ma sta’ zitto te, ancora un tu ti se’ buttato da i’ muraglione!”.

Io “i’ muraglione” me lo ricordo bene! Non so se avevo 9 o 10 anni quando preso dalla smania di fare quel salto mi tuffai… presi tanti di quegli scapaccioni dal babbo… però diventai “grande”.

Anni dopo, come tutti i ragazzi di Sant’Andrea, tentai la “notata lunga”, una competizione a chi riusciva a nuotare per più pescaie. Quella mattina mi sentivo veramente preparato; supportato dal tifo di un nutrito numero di compagni, mi accinsi ad affrontare quella prova ormai diventata una tappa d’obbligo per noi “ragazzi d’Arno”.

Arrivai a 12, un buon numero, ma nessuno riuscì mai a eguagliare e tanto meno a superare le 24 fatte da… non ricordo il suo nome! Era noto per il modo rapido con cui riusciva a sgusciare nell’acqua: da sopra al suo “barchetto” teneva sempre un occhio vigile su i più piccoli… e uno alle mamme.


L’Arno nella mia vita

di Delman Orsini

La mamma mi diceva che da piccola ero molto disappetente, e allora spesso mi portava sul lungarno; mentre mi distraeva indicandomi le varie realtà, come le barche dei renaioli che traevano la rena dal fondo del fiume, le cascatelle d’acqua, le anatrine che sguazzavano tranquille, mi introduceva lo squisito bocconcino in bocca, che distratta inghiottivo.

L’Arno è sempre stato presente nella mia vita anche da giovinetta per le canzoni cantate da Spadaro e da Buti… per esempio, Sull’Arno d’argento e per i testi scolastici dove Dante nella Divina Commedia lo cita più volte. Il Manzoni venne addirittura a “sciacquare i panni in Arno”… E poi la guerra, quando si ritrovò impoverito dei bei ponti antichi che lo attraversavano, sostituiti con passerelle di legno. Infine anche l’alluvione, quando dal piazzale Michelangelo si vedeva passare di tutto nella furia delle sue acque… animali morti, alberi, macchine…

Da sposata andavamo spesso verso Pontassieve sulle sue rive a fare merenda: il papà pescava e io seguivo la mia piccola che coglieva i fiorellini o sguazzava con i piedini nell’acqua che allora era limpida e non inquinata.

E cosa fece in una di queste piacevoli scampagnate il maritino? Decise di lavare la nostra nuova fiammante 500, la nostra prima macchina di cui eravamo fieri e che avevamo appena comprato. L’avvicinò alla riva il più possibile e con il secchio ci gettava l’acqua per bagnarla, poi con lo shampoo e la spugna la lavava ben bene… Il bello, diciamo così, cominciò quando decise di spostarla… Accese il motore e ingranò la marcia ma più accelerava più le ruote sprofondavano nel fango; anch’io provai a spingerla ma senza ottenere nulla. Eravamo abbastanza preoccupati, perché cominciava a fare tardi e non vedevamo soluzione; per fortuna erano altri tempi e la macchina, poco decorosamente, fu trainata da un bel paio di buoi: così un generoso contadino ci tolse dai guai. Certo, poi sarebbe stata di nuovo da lavare… Ricordo ancora la scena, e di anni ne sono passati tanti, visto che adesso ne ho 82!

Classifica

(dopo il voto su www.arno2016.it)

Titolo e autore

Voti

Anni ‘50 sull’Arno di Claudio Baldi

10.733

L’Arno nella mia vita di Delman Orsini

7.895

Dante, Arno e poesia di Luigi Damiano Battistoni

4.631

Angeli di Marcello Mastroianni

3.069

Sur’Arno di Fabrizio Nelli

2982

Non ditelo a nessuno… di Carmelina Rotundo (già pubblicata su Informatore Marzo 2016)

1.720

Sempre lì di Stefano Scordamaglia

646

Il Bosco degli Svizzeri di Patrizio e Iacopo Landi

621

Ho imparato a nuotare all’Arno di Antonio Lazzeri

572

La mia vita in riva all’Arno di Nella Bertini

519


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