Una vita difficile, poi la rinascita a Firenze. Dove visse a lungo, scrivendo i suoi sonetti più belli

Scritto da Silvia Silvestri |    Marzo 2006    |    Pag.

Pittrice Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana. Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.

Poetessa e spirito ribelle
Minuta, delicata, di carnagione scura e dal viso espressivo.
Pare uno spirito. Una nube di capelli cade ai lati del viso, in boccoli, così da velare i suoi lineamenti. Ma da sotto il velo guardano occhi miti e melanconici, pensosi e penetranti, misteriosi. Sophia Peabody Hawthorne ci descrive Elizabeth Barrett Browning con le fattezze di un'eroina dei romanzi ottocenteschi, ma oltre l'aspetto anche la sua vita ha avuto del romanzesco.
Dopo una caduta da cavallo, la morte per annegamento del fratello e una non chiara malattia, per circa 40 anni la vita di Elizabeth era trascorsa in un perfetto isolamento dal mondo: chiusa nella sua stanza, eternamente in penombra. Ma nel gennaio 1845 riceve un'appassionata lettera del poeta Robert Browning, che dichiara tutta la sua ammirazione per la poetessa inglese considerata in patria la Shakespeare al femminile, ed è l'inizio di una radicale svolta nella sua esistenza.

Elizabeth abbandona la casa del padre tiranno e fanatico religioso e sposa Robert, che imitando il suo eroe Shelley fugge con l'amata in Italia nell'agosto 1846. Elizabeth ha 40 anni, Robert 6 di meno. Con loro c'è la fedele cameriera e il cocker spaniel di Elizabeth, di nome Flush (che più tardi sarà immortalato da Virginia Woolf in un libro con lo stesso nome). Mr. Barrett, padre di Elizabeth, la diseredò, così come avrebbe fatto poi con ciascuno degli 11 figli che si fossero sposati senza il suo permesso, e lui il permesso non lo dette mai!
Dopo sei mesi trascorsi a Pisa, la coppia e il suo seguito si stabiliscono a Firenze nell'aprile 1847, al piano nobile di un bel palazzo quattrocentesco al numero 8 di piazza San Felice, palazzo Guidi, da cui il nome con cui la chiameranno sempre affettuosamente nei loro scritti: Casa Guidi.
Nel 1849 hanno un figlio, Robert Wiedemann Barrett Browning, che troviamo sempre nominato Pen o "il mio giovane fiorentino", essendo nato in questa città. È attraverso di lui che Elizabeth rafforza il suo legame con la città di adozione: «Amo la mia Firenze... Firenze è il mio angolo del focolare, dove posso essere imbronciata ed essere felice», fino ad appassionarsi profondamente alla lotta per l'indipendenza italiana e diventare una grande ammiratrice di Cavour. Eppure in quanto donna era esclusa dal Gabinetto Vieusseux, non poteva leggere i giornali e i romanzi, tant'è scherzando diceva che lì i periodici erano custoditi dai draghi del posto, come i pomi d'oro delle Esperidi.

Dalle finestre di casa Guidi Elizabeth assiste al ritorno del Granduca con l'esercito austriaco, nell'aprile 1848, che proibisce il vessillo rosso, bianco e verde. Al che lei provocatoriamente arredò il suo salone con tende bianche e rosse sulle pareti verdi. Qui ricevevano molti visitatori, tra i quali il critico d'arte e scrittore John Ruskin, il romanziere inglese Anthony Trollope, gli americani Hawthorne (lui autore del romanzo La lettera scarlatta), il grande scultore americano Hiram Powers.
Divennero amici anche della giornalista Margaret Fuller e di suo marito che, dopo essere fuggiti dalla rovina della Repubblica Romana di Mazzini, arrivarono a Firenze nel 1850, poco prima della loro morte per l'affondamento della nave su cui viaggiavano per tornare negli Stati Uniti. Elizabeth si ispirerà a Margaret per il personaggio della sua Aurora Leigh.

Nella sua fuga d'amore Elizabeth aveva portato con sé alcuni sonetti che aveva scritto anni prima nella casa paterna, e durante un soggiorno a Bagni di Lucca ne fa dono a Robert che li pubblicherà subito col nome di "Sonetti dal Portoghese". Per 15 anni Firenze farà da scenario alla felicità di questa coppia di poeti, nelle loro passeggiate verso la Loggia per ammirare il Perseus, oltre l'Arno che al tramonto "fende i palazzi" come una "freccia d'argento" e fino al mercato di San Lorenzo, dove Robert trova su una bancarella un libro che chiama "Il vecchio libro giallo" sul processo di un uomo per l'omicidio della propria moglie, a cui si ispirerà per scrivere L'anello e il libro.

Nel 1861 Elizabeth muore, all'età di 55 anni, a Firenze, dove ancora riposa nel romantico Cimitero degli Inglesi. All'ingresso una lapide: Qui scrisse e morì Elisabetta Barrett Browning/che in cuore di donna conciliava/scienza di dotto e spirito di poeta e fece del suo verso aureo anello/fra l'Italia e l'Inghilterra./Pone questa lapide/Firenze grata, 1861.

CIMITERO DEGLI INGLESI
L'isola dei famosi

È posto sulla sommità di una montagnola naturale. La sistemazione attuale si deve al piano di Giuseppe Poggi per Firenze capitale d'Italia, con l'abbattimento delle mura cittadine e la creazione dei viali di circonvallazione. Fu così che il cimitero diventò una specie di "isola" appartata e lontana.
Chiuse i suoi cancelli nel 1877, divenendo il custode della memoria "...di un piccolo popolo e di un Ottocento cosmopolita e non conformista che ha onorato Firenze".

Le tombe non hanno una disposizione rigida e regolare come avviene nei cimiteri cattolici, ma più paesaggistico romantica, accentuata dall'andamento irregolare del terreno e dalla presenza di una certa varietà di piante.

Oltre ad Elisabeth Barrett Browning vi sono sepolti J.P.Vieusseux, il pedagogo Enrico Schneider, il filosofo Sismondi, lo storico R. Davidsohn, gli artisti J.C. Muller, S.G. Counis, H. Powers, A.H.Clough, W.S.Landor, Frances Trollope e sua nuora Theodosia. (dal sito www.cultura.toscana.it) Cimitero degli Inglesi: piazzale Donatello 38, Firenze, tel. 055582608, ingresso ad offerta libera. Orario di apertura: ore 14-17 (invernale), 15-18 (estivo), lunedì 9-12, sabato e domenica chiuso.
Nella foto
esterno Casa Guidi - Piazza S. Felice