La nuova generazione dei nativi digitali è propensa alla lettura. L’esperto ci spiega perché

Scritto da Rossana De Caro |    Marzo 2015    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Secondo alcuni educatori, l’approccio dei bambini con la lettura dovrebbe avvenire in modo precoce, fin dalla più tenera età, quando sono appena dei bebè. Servirebbe a stimolare le sensazioni visive e ad abituare all’ascolto i più piccoli.

Da una recente ricerca dell’Associazione italiana editori intitolata Leggere in futuro , emerge che i bambini, nonostante la presenza di iPad, televisore e company, sono ancora affezionati al libro tradizionale: legge infatti il 58% dei bambini e dei ragazzi fra i 6 e i 17 anni, il 60% di quelli fra gli 11 e i 14 anni, e ben il 63% dei minori di 5 anni, piccoli lettori che non sanno leggere ma che sfogliano libri di figure. Si evidenzia una propensione dei ragazzi alla lettura che diminuisce con il crescere dell’età! Approfondiamo l’argomento con Franco Cambi, professore universitario e pedagogo.

Che rapporto hanno i bambini di oggi con i libri e la lettura? C’è un’età per iniziare a leggere?

«Il rapporto con la lettura dei bambini è buono fino alla preadolescenza. Vengono in genere avviati assai presto a leggere, guardando le figure e ascoltando la lettura di adulti, entrando così nel narrare e aprendo il proprio immaginario. Oggi ci sono libri adatti a tutte le età, fino da quella più iniziale: un anno e mezzo o due anni. Qui la famiglia ha un ruolo chiave. Poi spetta alla scuola intervenire per potenziare tale processo. E famiglia e scuola svolgono tale compito assai meglio che nel passato».

L’intervistato: Franco Cambi, professore universitario e pedagogo

I bambini hanno bisogno dei libri? Ovvero che funzione hanno i libri nella crescita intellettuale, verbale etc, e nell’apprendimento in generale del bambino?

«La lettura si potenzia leggendo insieme e via via vari tipi di libri: dal racconto al libro-game, ai fumetti, anche ai libri scientifici. In modo da sviluppare la mente: la capacità logica, la varietà del linguaggio, l’immaginazione. E ciò avviene a casa e a scuola. Deve avvenire in modo costante e anche …ludico».

Lettori si nasce o si diventa?

«La lettura cresce come pratica di vita quotidiana, via via nel corso della prima e della seconda infanzia e anche dopo, se sollecitata, guidata e assistita, ma soprattutto se …goduta. E qui sta agli adulti di appassionare alla lettura, presentando i testi e creando suspence e curiosità. E attivando commenti e storie parallele. Tipo: “a quale personaggio ti senti più vicino e perché?”».

L’educazione alla lettura: l’importanza della scuola nell’avvicinare i bambini alla lettura.

«Alla scuola spetta il doppio compito di far diventare la pratica della lettura un’abitudine da coltivare poi per tutta la vita e di far apprezzare i vari tipi di testi (dalla fiaba al romanzo, alla poesia, al fantasy, ma anche a resoconti di viaggi, di scoperte scientifiche). Una pratica che la scuola svolge con decisione ma che deve il più possibile potenziare, rendendo i libri un po’ i primi amici del ragazzo e poi del giovane. Una scommessa? Sì, forse, ma che può esser vinta se della lettura si fa un grande gioco, una pratica di parlare con se stessi, facendo silenzio intorno e immergendosi in mondi possibili».

È importante l’esempio famigliare o comunque l’intervento della famiglia?

«La famiglia deve dare l’esempio e lo fa leggendo. Così il bambino apprezzerà il libro e la lettura e imiterà i grandi e ancor più entrerà in un fascio di pratiche condivise che poi lasciano il segno. E poi si cerchi di dargli uno spazio per la sua biblioteca, anche piccolo ma tutto suo. Se possibile anche attrezzato, per concentrarsi sul/nel libro e farlo parlare a se stesso».

Un consiglio per genitori e insegnanti per invogliare i bambini a leggere.

«Leggere insieme ai bambini più piccoli e insieme riflettere, anche in forma ludica, sul testo letto insieme: giocando con i nomi, sui luoghi o sulle figure etc.

Creare situazioni che esaltino l’atto del leggere/ascoltare e potenzino la narrazione: leggere a voce alta ed espressiva, in luoghi che creino distensione e concentrazione nell’ascolto, fare della lettura un rito ricorrente in casa e fuori. A scuola poi la lettura può servire a sollecitare riflessione e alla crescita del fare esperienza nel bambino.

Così va valorizzata in molti modi, con gare, con rappresentazioni, con riprese e variazioni etc. Leggere è anche rileggere, quindi a casa e a scuola nello spazio della biblioteca si cerchi di favorire la ripresa in mano di libri che hanno “parlato” al ragazzo, invogliandolo anche ad approfondirne il valore per lui, in modo da ritenerlo un proprio vademecum».

Lettura e scrittura: intervista all’esperta Adriana Molin - Da Giunti Organizzazioni Speciali – durata 5’ 56’’