I dolcificanti naturali e il loro ruolo nella salute

Scritto da Alma Valente |    Ottobre 2014    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Miele e frutta
Disegno di L. Contemori

Fino dai tempi della preistoria, quando gli uomini si cibavano prevalentemente di bacche e frutti, il gusto dolce era quello che li guidava per riconoscere gli alimenti non nocivi. Quindi, possiamo dire che il concetto di dolce si è profondamente radicato nell’inconscio degli esseri umani come qualcosa di buono e benefico. Non a caso, anche in era moderna, si usa l’aggettivo dolce per indicare una persona o un comportamento che si gradisce e si ama.

Ma veniamo all’alimentazione; in genere i cibi o le bevande dolci vengono preparati con lo zucchero da cucina che è costituito al 100% da saccarosio, una sostanza costituita da due zuccheri semplici: glucosio e fruttosio. Questa non richiede un processo di digestione da parte dello stomaco ed è assorbito rapidamente dall’intestino.

Date queste premesse, lo zucchero è comunemente usato per fornire all’organismo energie prontamente disponibili, che sono utili soprattutto in quelle circostanze in cui si compiano sforzi intensi e prolungati, e i suoi effetti si avvertono nel giro di pochi minuti.

Alcune persone preferiscono usare, al posto dello zucchero, miele o fruttosio. Vediamo, dunque, quali sono le loro caratteristiche e le differenze.

Miele

Il miele è la sostanza dolcificante più antica che si conosca e per molti millenni è stato l’unico dolcificante disponibile in natura. Quello che viene correntemente usato è prodotto dalle api, che succhiano il nettare prodotto dai fiori, oppure la “melata” che è un derivato della linfa degli alberi. Quando le api tornano all’alveare rigurgitano ciò che hanno raccolto e qui entrano in funzione le api operaie che trasformano gli zuccheri complessi raccolti in zuccheri semplici quali glucosio e fruttosio.

La percentuale di zuccheri semplici nel miele è di circa il 70-80% ed ha un potere calorico di circa 300 Kcal per 100 grammi (lievemente più basso dello zucchero da cucina), ma contiene anche altri componenti quali acqua e polline. L’assorbimento intestinale del miele è lievemente più lento, ma non cambia molto nella sua capacità di fornire rapidamente energie all’organismo, con il vantaggio di avere più gusto ed aromi che sono graditi a molte persone.

La principale differenza nutrizionale di questo alimento è costituita dalla presenza nel polline di molti elementi a basso dosaggio quali rame, ferro, iodio, manganese, silicio e cromo. Vi sono anche molte vitamine quali A, complesso B, C, K, oltre a sostanze battericide ed antibiotiche (che ne permettono, tra l’altro, la conservazione nel tempo).

Nella medicina erboristica il miele viene suggerito per la cura di molte malattie della pelle, del sangue, dell’apparato digerente, circolatorio e del sistema nervoso. Purtroppo, però, su questi effetti benefici non esistono lavori scientifici pubblicati su riviste qualificate. L’unico effetto, del quale esiste traccia nella letteratura medica è quello di lenire la tosse e fluidificare il catarro, se sciolto nel latte o nel tè.

Fruttosio

Veniamo, poi al fruttosio, uno zucchero semplice che è presente sia nel saccarosio che nel miele. Il fruttosio commercialmente disponibile deriva da una trasformazione chimica del glucosio contenuto nel mais, un passaggio che lo rende più costoso. Ma quali sono i suoi vantaggi rispetto agli altri zuccheri? I benefici esistono, ma di minima entità: si assorbe più lentamente rispetto allo zucchero da cucina, ha un maggior potere dolcificante e quindi se ne può usare meno con un apporto calorico lievemente inferiore e, se introdotto fuori da un pasto, genera un picco di glicemia di minore entità. Occorre precisare che il fruttosio è presente in moltissimi alimenti, soprattutto nella frutta.

Fin qui le nozioni che ci vengono dalle caratteristiche nutrizionali di miele e fruttosio, ma la domanda che ci poniamo è se l’uso di questi dolcificanti rappresenti un reale vantaggio per le persone sane. Il professor Carlo Maria Rotella, ordinario di Endocrinologia e direttore della Agenzia obesiologia dell’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi ci dice: «per dosi giornaliere di zuccheri semplici modeste, cioè contenute entro i limiti della dose giornaliera raccomandata, che è di circa 60-70 grammi al giorno complessivi per la dieta di una persona di costituzione media, non vi sono differenze significative nell’uso del miele o del fruttosio al posto del saccarosio.

Il miele può essere preferito solo per il diverso gusto che dà alle bevande. Se si superano costantemente questi limiti, sia abusando di dolci che di frutta, si va incontro a un aumento di peso fino all’obesità e, se si è predisposti può anche comparire il diabete mellito di tipo 2. Altre possibili conseguenze sono l’aumento dei trigliceridi circolanti, l’iperuricemia e la gotta, l’ipertensione arteriosa e danni cardiovascolari».

Veniamo allora ai pazienti diabetici e agli obesi, che è noto debbano attenersi con costanza a una dieta per curare le loro malattie. Il miele e il fruttosio, se usati con moderazione, possono essere di aiuto per perdere peso e tenere sotto controllo la glicemia? «In ambedue i tipi di pazienti - conclude il professor Rotella - è raccomandabile che gli zuccheri semplici siano assunti con estrema moderazione (usando una dose minore di quella raccomandata per i soggetti sani) e durante un pasto completo, per evitare un picco di glicemia.

Sfatiamo piuttosto alcuni preconcetti derivati da un’informazione antiquata su questo tema. Non è vero che l’uso del fruttosio come dolcificante sia innocuo per i diabetici: il suo abuso è da sconsigliare perché è uno zucchero semplice assorbibile. Non è vero che i diabetici debbano mangiare solo le mele come frutta. Si è visto che molti frutti, come le arance, le banane, le pere, le ciliegie, le pesche, le susine, le albicocche e i kiwi hanno un contenuto di fruttosio simile a quello delle mele; l’uva e i mandarini, invece, hanno un contenuto di fruttosio di circa il 30% superiore a quello delle mele. Di nuovo la dose è fondamentale: un diabetico non deve mangiare più di 300 grammi di frutta al giorno, durante i pasti».

 L’intervistato: Carlo Maria Rotella, ordinario di Endocrinologia e direttore della Agenzia obesiologia dell’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi.

Miele e frutta - Lo zucchero e i dolcificanti naturali. Dal canale Youtube GreenMe – 30.01.14 – durata 2’ 36’’