Il Parmigiano Reggiano prodotto dal Caseificio sociale del parco in una zona incontaminata

Scritto da Melania Pellegrini |    Settembre 2016    |    Pag. 17

Nata a Roma, si è laureata in Lettere moderne nel 1993. Comincia la sua attività giornalistica nel 1996 con il quotidiano on line Ultime Notizie che un anno dopo approda nelle edicole romane. Nello stesso periodo comincia a lavorare presso l’ufficio comunicazione e stampa dell’ass. di categoria Unione nazionale costruttori macchine agricole dove si occupa della rivista mensile MondoMacchina/MachineryWorld.

Nel 2001 si trasferisce a Firenze. Qui lavora come organizzatrice di congressi e eventi culturali al Convitto della Calza e comincia a scrivere per il settimanale locale Metropoli con cui collabora fino al 2011. Nel 2003 partecipa al concorso per entrare all’ipercoop di Sesto Fiorentino, passa tutte le selezioni e viene assunta come cassiera. Da questa sua esperienza lavorativa, che continua tutt’oggi, nel 2011 nasce “Diario di una cassiera”, una rubrica pubblicata sull’Informatore, la rivista mensile di Unicoop Firenze. Sempre nel 2011 scrive il volume “I nostri primi 30 anni. La sezione soci Coop di Campi Bisenzio fra impegno, solidarietà, socialità e partecipazione”. Da gennaio 2012 si occupa delle rubrica Guida alla spesa dell’Informatore.

Formaggi

Fra le montagne del Parco nazionale dell’appennino tosco-emiliano, in un territorio incontaminato a mille metri di altitudine, si trova il Caseificio sociale del parco, che dall’inizio degli anni 2000 produce Parmigiano Reggiano.

È un formaggio dalla lunga storia e tradizione: le prime tracce si trovano addirittura in documenti di epoca romana; fu poi nel Medioevo che i monaci benedettini e cistercensi iniziarono a produrre formadio con le stesse tecniche e gli stessi ingredienti di oggi: latte crudo, caglio e sale.

I pascoli del crinale sono un vero spettacolo della natura, sia per i colori, quando il verde dell’erba si mischia ai fiori che sbocciano, sia per il profumo di fiori ed erbe aromatiche. Un aroma che si mantiene nei foraggi qui raccolti.

Le mucche pascolano su questi prati spontanei - dove non vengono usate sostanze chimiche - situati nei dintorni delle aziende agricole. Il latte prodotto è genuino, ricco di aromi, pronto per essere trasformato in un formaggio davvero unico.

Il segreto della bontà del Parmigiano Reggiano del Caseificio sociale del parco comincia proprio qui, da un latte di qualità.

La sua trasformazione in prodotto d’eccellenza avviene nel moderno caseificio che, pur rispondendo a precise esigenze di igiene e di controllo produttivo, rispetta le regole della lavorazione casearia tradizionale, un’arte tramandata di padre in figlio.

Inizialmente le forme devono riposare almeno 12 mesi; raggiunto questo termine, dopo la marchiatura nel magazzino aziendale, vengono trasferite per l’affinatura e il completamento della stagionatura presso la Boni Spa a Parma. 

Raggiunti i 24 mesi di stagionatura, le forme vengono selezionate e quelle ritenute perfette sono marchiate sul piatto con il logo del caseificio.

È proprio grazie alla collaborazione tra Boni Spa e Unicoop Firenze che il Parmigiano Reggiano del Caseificio sociale del parco è arrivato presso i nostri banchi gastronomia. Boni da oltre 10 anni acquista il Parmigiano Reggiano del Caseificio del parco partecipando di fatto anche alla gestione produttiva e dedicandosi alla valorizzazione delle sue rare e straordinarie qualità.

Due parole sul Parco nazionale dell’appennino tosco-emiliano. È giovane: è nato nel 2001, di fatto unendo due parchi regionali della Toscana e dell’Emilia. Si estende su entrambi i lati della catena appenninica e offre una grande varietà di luoghi, habitat naturali e paesaggi.

Oltre a passeggiare nella natura, si possono scoprire gioielli della cultura e particolarità gastronomiche. Il parco infatti è disseminato di monumenti, pievi, chiese, antichi borghi e castelli. Si può camminare sulla Via del sale, l’insieme di strade, sentieri e mulattiere su cui si svolgeva il commercio del sale attraverso l’appennino tosco-emiliano, e la Via Francigena, la strada di pellegrinaggio che nel Medioevo collegava Canterbury e Roma, oggi nuovamente percorsa.

Inoltre l’area, punto d’incontro fra cucine dai sapori forti ed eterogenei, vanta un’alta concentrazione di produzioni agroalimentari di eccellenza. 


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