Mangiare nella mensa scolastica un secolo fa a Firenze. La refezione ai miseri e non residenti

Foto per Gentile Concessione Museo della Scuola

Un secolo fa

di Umberto Cattabrini - Studioso e divulgatore della pedagogia e della sua storia, fondatore del Museo della Scuola nel 2012, che ha una versione digitale www.museodellastoria.it

Nell’anno scolastico 1915-1916 la scuola elementare di Firenze era al suo quindicesimo anno del servizio di refezione scolastica. Un servizio che era stato avviato a Firenze a partire dal maggio del 1901, sotto la gestione della Congregazione di carità, un’istituzione pubblica di beneficenza comunale deliberata nel 1891, che aveva assorbito Opere pie di varia origine compresa la Congregazione di San Giovanni e l’Educatorio della SS. Concezione più noto come il Fuligno.

Dal 1° gennaio 1908 però la refezione era passata sotto la diretta gestione del Comune trasformando un’opera di beneficenza in un servizio sociale che affiancava la scuola elementare come supporto all’obbligo scolastico e che solo sessanta anni dopo sarà meglio definito come un aspetto del “diritto allo studio”.

Come da regolamento: “la refezione verrà concessa di massima a presentazione del certificato di miserabilità, ad alunni di famiglie domiciliate da almeno un anno nel Comune di Firenze…” (art.6), ma anche a coloro che avevano una situazione famigliare difficile: orfani, di famiglia numerosa, con il padre “di malferma salute”.

Potevano, infine, mangiare alla mensa gli alunni che frequentavano le scuole fiorentine, pur risiedendo in altri Comuni “alla condizione che i Comuni interessati ne rimborsino la spesa” (art.8).

Negli anni in cui la refezione era gestita dalla Congregazione di carità per conto del Comune di Firenze, il menù consisteva in una refezione fredda per la maggioranza degli alunni e una refezione calda che era servita dal 1908 sia ai maschi che alle femmine della scuola Rossini, l’unica ad avere allora una cucina interna. Con l’inizio dell’entrata in guerra dell’Italia però, la refezione calda fu interrotta il 15 maggio perché i locali della scuola vennero occupati dalle autorità militari.

Per tutte le altre scuole, a partire dal 1901, la refezione era stata fredda e si traduceva in un panino (di 120 grammi) variamente imbottito: di affettato, oppure di burro e acciuga, di 25 grammi di formaggio, ma anche di un panetto di cioccolata, secondo le indicazioni di esperti in dietetica a ciò incaricati dal Comune di Firenze, tanto per la refezione fredda che per quella calda.

Il pasto caldo alla “Rossini”, o alle “Rossini” come si diceva allora distinguendo la Rossini maschile da quella femminile, prevedeva il pane (120 grammi) e un piatto unico alternativamente dei seguenti: pasta al sugo, minestra di magro, risotto, stufato con fagioli e stufato con patate.

Ogni bambino e ogni bambina era tenuto a portare da casa posate e tovagliolo, ma era assolutamente vietato portare alimenti personali.

Negli anni della prima guerra mondiale e fino al 1923 la refezione scolastica a Firenze rimase perciò solamente fredda.

Cento anni fa, nell’anno scolastico 1915-1916, il Comune servì la refezione per 149 giorni di scuola, distribuendo 897.774 panini preconfezionati uno per uno in buste di carta, con una spesa totale di 179.033 lire. In media, erano 6025 panini che il Comune distribuiva ogni giorno nelle scuole fiorentine, con un costo medio di 20 centesimi a panino o, altrimenti detto, di 4 soldi (un soldo erano 5 centesimi ed era la moneta di maggior uso per le spese quotidiane).

Quattro soldi non erano davvero molti neppure a quei tempi, ma per i bambini delle famiglie con il certificato di povertà, quello del Comune era non solo un pasto giornaliero garantito, ma anche un incentivo a far frequentare la scuola a quei bambini e bambine che altrimenti sarebbero stati destinati al lavoro fin dalla più tenera età.

Per un raffronto comprensibile del costo della refezione, i problemi di un libretto di aritmetica per la seconda classe di allora, edito da Bemporad ci dicono che cento anni fa un chilo di pane costava 8 soldi, il doppio del panino comunale, un uovo ne costava 2 (10 centesimi) e un carciofo 7 centesimi.

Firenzuola

La scuola ha il suo museo

Il Museo della scuola nasce nel 2010 come Museo digitale della scuola primaria italiana sulle raccolte e collezioni di Umberto Cattabrini, come spazio libero di memorie, studi e ricerche su quell’unica esperienza che ci accomuna tutti: la scuola elementare.

Dall’agosto 2015 Il Museo della scuola ha aperto una sede permanente a Firenzuola (via Villani 11), grazie all’amministrazione comunale, proponendo ai visitatori un percorso che illustra con tabelloni i passaggi più significativi della storia della scuola primaria italiana. Poi ci sono i banchi e le cartelle scolastiche, con quello che solitamente contenevano: libri, quaderni, lavagnette, album da disegno, portapenne in legno o astucci con penne, pennini, gomme e matite colorate, appuntalapis. Oggetti che contengono le tracce di un racconto di storia sociale e materiale, non solo della scuola, ma della società italiana.

Il museo è visitabile su appuntamento e solitamente aperto il sabato pomeriggio o la domenica. Per contatti: Tiziana Raspanti 3284778762 oppure Umberto Cattabrini alla mail ucattabrini@museodellascuola.it).

Info: www.museodellascuola.it