Una vera e propria struttura ospedaliera sulle sponde del Mare del Nord

Scritto da Silvia Amodio |    Gennaio 2012    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Tutto ebbe inizio in una "notte buia e tempestosa" dei primi anni ‘60, quando una coppia di anziani trovò un cucciolo di foca smarrito sulla spiaggia del Mare del Nord in Olanda. Non sapendo bene come gestire il batuffolo, alloggiato temporaneamente in una tinozza nel giardino di casa, in un villaggetto sperduto vicino a Groninga, i coniugi chiesero aiuto alla loro giovane vicina Lenie't Hart. Lenie't, che all'epoca aveva un semplice impiego amministrativo e nessuna preparazione specifica, si rese presto conto che non si trattava di un caso isolato, ma che erano tantissimi i cuccioli che avevano bisogno d'aiuto. Così, foca dopo foca, decide di fondare nel 1971, a Pieterburen, quello che ad oggi è considerato il più attrezzato centro di riabilitazione per pinnipedi al mondo.

Cuccioli smarriti
Ogni anno centinaia di foche passano dall'ospedale per essere riabilitate e poi liberate. Generalmente si tratta della foca comune, Phoca vitulina e della foca grigia, Halichoerus grypus, le due specie più abbondanti nel Mare del Nord. Gli ospiti si trattengono da un minimo di qualche settimana ad un massimo di alcuni mesi; nessuna è trattenuta o fatta riprodurre in cattività.
Per lo più sono cuccioli che hanno perso la madre. La causa può essere un forte temporale, le correnti o il disturbo delle imbarcazioni di turisti invadenti: i piccoli si spaventano e si perdono. La madre li cerca disperatamente per giorni, e i cuccioli piangono per tutto il tempo, ma spesso inutilmente. Nelle prime settimane di vita sono completamente dipendenti dalle madri, senza le quali non sono in grado di sopravvivere. Una volta recuperati, vengono nutriti affinché il loro peso aumenti a sufficienza da garantirgli delle riserve di grasso.

Inquinate e ferite
Un'altra tipologia di ospiti riguarda le foche ammalate per l'inquinamento. L'ambiente in cui vivono, purtroppo è molto inquinato e il loro sistema immunitario spesso non è sufficiente per proteggerle. L'ultimo gruppo riguarda le foche ferite. Le eliche delle imbarcazioni, le attrezzature da pesca e l'immondizia minacciano la salute delle foche. Un grosso problema è rappresentato dalle reti da pesca: i piccoli, attratti dal pesce, rimangono impigliati nelle reti. Quando non muoiono subito soffocati, i resti della rete di nylon si stringono sempre di più intorno al collo dell'animale che nel frattempo cresce, creando profonde e dolorosissime ferite.

Patrimonio sporco
Dal 2009 patrimonio dell'Unesco, il Wadden Sea è un tratto di costa di 400 chilometri che va dall'Olanda alla Danimarca, passando per la Germania. Un'area unica per via della sua varietà di fauna e flora presenti, ma anche ricettacolo di tutto l'inquinamento dovuto agli scarichi illegali e alle attività dell'industria marittima che si riversa direttamente in mare o che arriva dai fiumi del nord. Le tossine sedimentano direttamente sul fondo e raggiungono la catena alimentare. Ecco perché gli animali sono più sensibili a malattie infettive causate da virus, batteri e parassiti.

Italiana e volontaria
Elisabeth Selvaggi (nella foto sopra), una naturalista italiana, dal 1989 passa interi mesi come volontaria presso il centro. Un'esperienza che ha condizionato il suo piano di studi e tutte le sue vacanze... Elisabeth ci racconta com'è organizzato il lavoro: «Appena arrivano al centro le foche vengono sistemate nelle quarantene e, nei periodi di maggior affluenza, in piccoli gruppi, dove vengono monitorate. Ogni individuo, infatti, è seguito con molta attenzione. In alcuni casi usiamo lampade ad infrarossi per fissare la vitamina D che serve a fortificare le ossa. Quando iniziano a nutrirsi da sole e hanno preso almeno 20 chili, sono spostate in vasche più ampie dove ricevono pesce a volontà. Una volta raggiunto il peso forma, possono essere rimesse in libertà. Vederle correre verso il mare e poi fermarsi a guardare indietro verso di noi è uno spettacolo straordinario che ogni volta ci riempie di gioia!».

Farmaci acquatici
Un altro collaboratore che negli anni si è rivelato molto prezioso è Romke Boskma (nella foto a destra), farmacologo nel vicino ospedale di Leewaardeen. «Nel 1984 - ci spiega - sono stato contattato perché molti cuccioli morivano a causa di un'infezione al cordone ombelicale. Ho così studiato una soluzione resistente all'acqua, che ha funzionato. Da allora non ci sono stati più decessi per questo problema e da quel momento sono membro della commissione medica. Questa riunisce veterinari, ma anche numerosi dottori umani. Può capitare, infatti, che in caso di necessità, il Centro prenda in prestito un dentista, un cardiologo o un otorinolaringoiatra. Ho messo a disposizione la mia esperienza anche quando si sono verificati esplosioni di virus che decimavano la popolazione di foche, dalla Grecia, alla Turchia, alle isole Shetland fino alla Mauritania».

Aringhe e volontari
I costi di manutenzione sono altissimi, basti pensare a quante aringhe fresche di prima qualità sono consumate ogni giorno. E poi i costi di gestione, acqua, luce e naturalmente gli stipendi del personale specializzato. L'ospedale conta solo sulle donazioni dei privati; nessun sostegno proviene dallo Stato. Per questo l'aiuto dei volontari e dei donatori è preziosissimo.
Chi volesse fare un'esperienza indimenticabile, può passare del tempo come volontario (almeno un mese) presso l'ospedale, in cambio di vitto e alloggio. I periodi più critici sono da giugno a settembre e da gennaio ad aprile.
Non sono richieste qualità particolari ma bisogna essere disposti a lavorare duramente. L'ambiente è molto stimolante, perché i volontari e gli studiosi arrivano da tutto il mondo, dalla Russia al Sudafrica.

Per informazioni o donazioni: info@zeehondencreche.nl - www.zeehondencreche.nl

(Le foto dell'articolo sono di S. Amodio)

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