Nel centenario della consegna del prestigioso premio, l'attualità e il valore della scoperta dello scienziato italiano. I suoi "eredi"

Scritto da Francesco Giannoni |    Giugno 2009    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Proprio cento anni fa, nel 1909, l'Accademia reale svedese delle scienze conferì a Guglielmo Marconi il premio Nobel per la fisica. Dello scienziato e inventore italiano, e dell'attualità delle sue scoperte, parliamo con il professor Bruno Neri, direttore del Dipartimento di ingegneria dell'informazione dell'Università di Pisa.

Marconi intuì per primo la possibilità di trasmettere segnali attraverso le onde radio, già scoperte e in parte studiate da Heinrich Hertz e James Clerk Maxwell. Secondo le cognizioni scientifiche di allora non si riteneva che tali onde potessero superare ostacoli posti sulla loro traiettoria. Marconi dimostrò il contrario: nell'estate 1894, con i primi esperimenti, svolti in modo del tutto artigianale nella tenuta di famiglia, riuscì a trasmettere la lettera S alla "stazione di arrivo" posta al di là di una collina. Un festoso colpo di fucile sparato in aria da un domestico indicò che il segnale era giunto a destinazione.

Perfezionati studi e ricerche, nel 1896 Marconi offrì gratuitamente il brevetto al governo italiano che «si guardò bene dal riconoscerne le potenzialità». Perciò, lo scienziato bolognese si recò in Inghilterra, paese d'origine della madre: fu, così, uno dei primi cervelli italiani in fuga dal nostro paese. Nel Regno Unito rimase alcuni anni, rivelando anche notevoli capacità imprenditoriali: fondò, infatti, la Marconi wireless telegraph and signal communication.


Connessi col mondo
Dopo più di 100 anni «non si può immaginare la nostra vita senza la comunicazione radio». Oggi, infatti, viviamo l'"esplosione" del wireless, del bluetooth, dei cellulari, dei Gps, strumenti e sistemi che le persone usano quotidianamente, magari senza sapere di essere in debito con Marconi. Questi influenzerà anche il nostro futuro prossimo, dice il professor Neri.

Per esempio, è assai probabile che fra breve sostituiremo il codice a barre con dei microchip le cui informazioni possono essere recepite da un lettore capace, anche a diversi metri di distanza, di individuare centinaia di oggetti tutti insieme. Fatta la spesa, perfino un carrello stracolmo sarà "letto" in un attimo passando dalla "porta" della cassa. Oltre che per i consumatori, questo sistema tornerà utile anche nello stoccaggio delle merci nei magazzini e nella tracciabilità dei prodotti.

Ma in generale a condizionare sempre più la nostra vita sarà la comunicazione personale. Per mezzo di terminali piccoli come una scatola di fiammiferi potremo (attraverso la rete globale) essere connessi al resto del mondo, in qualunque momento e luogo. Ovviamente ci sarà anche l'aspetto negativo, cioè la possibilità di essere sempre individuati e localizzati. «Ma - commenta Neri - sappiamo da tempo che la scienza può essere usata bene o male; sta all'uomo, alla società, ai politici cercare di indirizzarla nella giusta direzione».

Gli eredi di Marconi
Dopo aver parlato dell'eredità di Marconi, soffermiamoci sui suoi "eredi" e sul futuro professionale di un laureato in ingegneria dell'informazione. Il professore sorride radioso: nel dipartimento da lui diretto si laureano mediamente 150 studenti l'anno che, nel giro di qualche mese, lavorano. Alcuni rimangono presso il dipartimento per completare la formazione attraverso dottorati di ricerca, borse di studio, contratti e "assegni". Quindi si impiegano nell'industria meccanica, nelle telecomunicazioni, nel settore biomedicale, nei servizi, nelle pubbliche amministrazioni.

«Non avrei problemi a dire: venite da noi, troverete lavoro e girerete il mondo». Infatti, nonostante quello che è stato detto «in modo indiscriminato dagli organi di informazione e dagli ambienti di governo, gli atenei italiani in genere, e quello pisano nel nostro caso, funzionano bene», e quando i nostri laureati vanno a fare un dottorato o uno stage all'estero, sono talmente apprezzati che spesso non tornano in Italia, perché «se la loro qualità è ottima, è pessima la retribuzione che possiamo offrirgli».

Se il livello del laureato alla scuola pisana è di eccellenza, sono d'altra parte illustri gli insegnanti nella storia del dipartimento. Fra questi si annovera uno scienziato come Ugo Tiberio che, secondo alcuni, inventò il radar prima degli inglesi. Dagli anni '30 il prestigio è cresciuto. Oggi Pisa emerge a livello internazionale nel campo delle telecomunicazioni, della microelettronica, delle antenne; i gruppi di ricerca lavorano secondo le rispettive competenze e si potenziano a vicenda.


Le lunghe antenne
La nuova sede del dipartimento fu inaugurata nel 2004 dalla figlia di Guglielmo Marconi, Elettra, che, durante il suo intervento, ricordò come da bambina, visitò più volte in compagnia del padre la stazione radio di Coltano, da lui creata al rientro dall'Inghilterra. Iniziò le trasmissioni nel 1911 collegandosi con Massaua e Mogadiscio.

Era la stazione di emissioni radio più potente del mondo, e fu la prima a effettuare collegamenti intercontinentali. Aveva antenne lunghe 240 metri tese fra quattro piloni alti 250. Funzionò fino alla seconda guerra mondiale, quando un bombardamento distrusse i piloni lasciando intatta la stazione. Questa, pur essendo una pietra miliare nella storia della scienza moderna, versa in uno stato di totale abbandono, «inconcepibile in altre parti del mondo».

Il demanio si è detto pronto a cederla all'Università a fronte di un piano di recupero e di utilizzo. Sono stati compiuti studi di fattibilità, tesi di laurea con i docenti di ingegneria edile e, tutto sommato, la cifra necessaria non è alta: poco più di due milioni di euro per ristrutturare lʼedificio, dotarlo di un parcheggio e di una nuova viabilità.

Purtroppo in questo periodo di crisi e dato lo scarso interesse in Italia nei confronti di iniziative di tipo culturale, non è stato ancora possibile trovare uno sponsor. Il professore coglie «l'occasione per lanciare un appello in tal senso». Il progetto di impiego è duplice: una parte dell'edificio sarebbe occupata da un centro studi per la propagazione dei campi elettromagnetici, e l'altra da un centro congressi concesso allo sponsor. Questo prestandosi al recupero di un luogo altamente simbolico come l'antica stazione radio di Coltano, con un investimento tutto sommato trascurabile, avrebbe un notevole ritorno in immagine.


Il 20 luglio 1937, quando Marconi morì, tutte le stazioni radio del mondo contemporaneamente sospesero le trasmissioni e osservarono un minuto di silenzio.

 


 

Nelle immagini, a partire dall'alto:

  1. La stazione radio di Coltano oggi
  2. Guglielmo Marconi
  3. L'intervistato: professor Bruno Neri, direttore del Dipartimento di ingegneria dell'informazione: elettronica, informatica, telecomunicazioni, Università di Pisa
    www.iet.unipi.it (foto di Francesco Giannoni)