Una struttura nata per gestire tanti progetti umanitari in trasparenza fino all’ultimo euro

Scritto da Laura D'Ettole |    Aprile 2011    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Si chiama Fondazione il Cuore si scioglie Onlus, è operativa da novembre dello scorso anno e nasce da una costola di Unicoop Firenze con l'intento di "rivoluzionare" il modo di fare solidarietà così come è stato finora. È una struttura con una fisionomia propria, trasparente e visibile, con il "pallino" unico della solidarietà e vuole diventare una cassa di risonanza sul territorio. Una sorta di "moltiplicatore" di interventi che coinvolga enti, associazioni, privati.
La Fondazione Il Cuore si scioglie nasce con caratteristiche uniche nel panorama regionale e nazionale. Vediamole più in dettaglio.
Unicoop Firenze ormai da qualche anno mette sul piatto della solidarietà sociale finanziamenti per circa 2 milioni di euro. Una cifra considerevole trattandosi di un solo soggetto, ma purtroppo pur sempre una piccola goccia rispetto alle necessità. «Creare una fondazione che abbia come oggetto sociale esclusivo quello della solidarietà, ci è sembrato uno strumento per far "esplodere" la possibilità di reperire fondi e coinvolgere soggetti di varie ispirazioni», dice Daniela Mori, vice presidente della fondazione. Per avere un'idea delle potenzialità di questa nuova struttura, basta considerare che a partire dalla sua nascita (appena cinque mesi) la raccolta fondi ha raggiunto quota 250.000 euro grazie alle donazioni di migliaia di cittadini. Chi offre un proprio contributo in denaro (peraltro interamente detraibile, lo ricordiamo, dalla denuncia dei redditi), lo ritroverà nella rendicontazione annuale, che sarà pubblica e trasparente.



I fondi raccolti si aggiungono, naturalmente, ad una dotazione stabile di Unicoop Firenze e vengono usati in modo concentrato e mirato. Diventano infatti più definiti e visibili gli indirizzi di intervento, mentre sarà anche più chiara la filosofia complessiva con cui si affrontano i temi della solidarietà. Nel 2011 le priorità sono tre: adozioni a distanza, accanto alla tradizionale attività di sostegno ai paesi del sud del mondo; attenzione particolare ai giovani di casa nostra; progetti sul territorio nazionale e locale rivolti a soggetti più deboli.

Pizze e pane
Muoveva i primi passi nel 2003 ed era un piccolo panificio-pizzeria di Loumbila nel Burkina Faso (una località alla periferia della capitale) gestito da un orfanotrofio che ospitava 70 bambini. In poco più di tre anni è diventato finanziariamente autosufficiente e, grazie alle pizze e al cosiddetto "pane Shalom", il panificio oggi fattura ben 100.000 euro in un anno e i piccoli ospiti sono arrivati a quota 250. Per avere un'idea dell'ordine di grandezza, basti pensare che lo stipendio medio di un burkinabè non supera i 100 euro mensili. Vendono un pane fatto a treccia, condito con olio e cosparso di semi di sesamo. Il risultato? In un luogo dove si trovano solo baguette, la gente fa la fila per acquistarlo. La "formula Loumbila" si appresta a diventare una sorta di format esportabile in altri luoghi di quello che viene considerato uno dei paesi più poveri del mondo. «Nel 2011 apriremo un panificio a Fada N'Gourma (una piccola cittadina a 200 km dalla capitale, ndr) insieme al Movimento Shalom. La struttura è già nata grazie al finanziamento di Unicoop Firenze: nel frattempo ho realizzato una piccola indagine di mercato per capire cosa produrre», dice Marco Ponticelli di Unicoop Firenze, che ha curato fino dal 2003 i progetti in Burkina. Si produrranno baguette, probabilmente, e ancora pane Shalom. Ma soprattutto saranno messi in funzione forni che non utilizzeranno l'energia elettrica, ma un biodiesel prodotto localmente, in Burkina. Bassi costi ed ecosostenibilità. La solidarietà della Fondazione Il Cuore si scioglie opera con questa filosofia anche nel sud del mondo.

Studenti nel mondo
Nove scuole superiori toscane girano per l'Italia e nel mondo per sperimentare un percorso di cittadinanza solidale. È un progetto nato cinque anni fa, che si ripropone ogni anno. In questi primi quattro mesi del 2011 sono già partite nove scuole, 211 studenti e 26 insegnanti. Nel Burkina, dove hanno aggiustato le trivelle per realizzare un pozzo d'acqua. In Camerun i ragazzi sono chiamati a sostenere progetti educativi per i loro coetanei. In Calabria, dove sperimentano un percorso di legalità in partnership con l'Associazione Libera di don Ciotti. Oppure nella vicinissima Cerbaiola, a Empoli, dove gli studenti lavorano con i loro coetanei diversamente abili. «Sono esperienze di vita, ma soprattutto percorsi di crescita per tutti - dice Simona del Taglia, coordinatrice educativa della cooperativa Meta -. Che portano cambiamenti profondi non solo nelle singole realtà, ma anche nei giovani che sono chiamati a intervenire».

A veglia nel tendone
C'è infine il terzo filone d'interventi per il 2011. Ad aprile, al Centro*Empoli, partirà a vele spiegate anche "Andando a veglia", il progetto realizzato dalla fondazione in collaborazione con le pubbliche assistenze della Toscana. Sotto un tendone itinerante, si terranno incontri rivolti alle persone anziane, a chi è solo: dibattiti sulla salute, eventi culturali, informazioni utili, attività.
Dopo circa un mese questa struttura itinerante leverà le tende, per andarsene altrove. Ma lascerà sul territorio una rete costituita e permanente per combattere la solitudine, l'esclusione.
Esattamente quello che si propone di fare la Fondazione. Dove mette le mani, lasciare ovunque tracce profonde e strutturali del suo "passaggio". Così si vuol fare solidarietà.

(Le foto di questo articolo sono di F Marmugi)