L’atleta paralimpica toscana racconta il suo percorso sportivo e personale

Scritto da Sara Barbanera |    Marzo 2017    |    Pag. 6

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Sara Morganti STORIE

Piena, felice, fortunata: così descrive la sua vita Sara Morganti, l’unica donna dei tre atleti paralimpici che, dalla nostra regione, sono volati oltreoceano per partecipare alle Paralimpiadi di Rio 2016.

Toscana di Lucca, dove Sara vive, si è sposata, lavora, si allena e non smette di sognare e cavalcare nuove sfide, in sella alla campionessa Royal Delight e al giovane Ferdinand di Fonte Abeti, i suoi due cavalli, indispensabili compagni di vita. Indispensabili, perché è proprio dall’equitazione e dalle sfide sportive che Sara ha tratto la forza per guardare oltre i limiti e, anzi, su quelli costruire nuovi successi.

Così si racconta, con una forza solare e contagiosa, quando le chiediamo qualche aneddoto sulla sua vita, sui momenti peggiori e migliori che cambiano di colpo le cose: «Il momento più nero, indubbiamente a 19 anni, quando mi hanno diagnosticato la sclerosi multipla, da subito percettibile e limitante. In quel momento vedevo solo nero, non c’era più futuro, solo la fine dei sogni, del mio percorso sportivo e una vita complicata in ogni suo aspetto quotidiano. Poi, non so neanche quando e come, la mia vita ha ripreso una piega positiva e di momenti belli ne ricordo tantissimi, anzi nel mio bilancio le cose positive sono molte più di quelle negative: una lunghissima e felice storia d’amore, il mio matrimonio a 22 anni, i successi sportivi, il lavoro e il sostegno dei colleghi, il tifo sfegatato dei miei amici che hanno persino fondato l’associazione onlus Gli amici di Sara per contribuire ai costi degli allenamenti. Di fronte a tutto questo mi dico che in fondo io ho solo un problema e che per tutto il resto la vita è stata generosa e mi ha dato la possibilità di realizzarmi come atleta, moglie e donna a tutto tondo».


Cosa le ha dato lo sport?

«La forza di sognare, di sperare: mi ha dato una visione positiva del futuro. Fossi rimasta sul divano a piangermi addosso, non avrei vissuto questa vita intensissima e bella. Lo sport mi ha rimesso in sella, è proprio il caso di dirlo: quando monto a cavallo, mi sento libera dai limiti della malattia, lontana dai problemi, forte e competente. La cavalla diventa quasi un mio prolungamento, è lei che si muove con me e per me, e il mio unico pensiero, in quel momento, è cavalcare, che sia per piacere o per competizione. E poi lo sport, nella mia disciplina del paradressage, mi ha dato quattro bronzi europei, un argento ai campionati mondiali 2014 nel tecnico e una medaglia d’oro nella categoria del free style in cui sono campionessa mondiale. A Rio ho vissuto un’esperienza amara: la mia cavalla non è stata ammessa il giorno prima della gara, perché ha mostrato esitazioni al trotto, possibile sintomo di dolore. Dopo l’iniziale rabbia e tentazione di mollare tutto, anche stavolta ho deciso di andare avanti: la vita mi ha insegnato ad accettare le cose che non mi piacciono, e nel tempo ho superato tanti ostacoli. Non sarà questo a fermarmiǃ».


Da cosa ha tratto la forza per guardare avanti con il sorriso?

«Dal fare un passo per volta, perché una soluzione assoluta per tutto non c’è: ci sono tante soluzioni a tanti piccoli problemi. Quindi, di fronte a situazioni che sembrano insormontabili, cerco di smontare l’ostacolo in tanti obiettivi singoli che, uno dopo l’altro, portano a un traguardo che sembrava irraggiungibile. Nel ‘95, dopo la diagnosi, non avrei mai creduto di poter risalire a cavallo: poi ho ripreso, contando su chi credeva in me e sulla mia incrollabile forza di volontà. Con quella, e con i miei cavalli, ho ritrovato la strada giusta».


E cosa vede nel suo domani?

«Non ho paura del domani ma intanto voglio vivere a pieno l’oggi: e oggi sono al lavoro per partecipare ai campionati europei ad agosto 2017 e poi, chissà, forse anche ai mondiali del 2018. Serve molta preparazione atletica, non è vero che fa tutto il cavallo, come credono alcuniǃ Devo allenarmi molto, con fisioterapia in acqua e fuori, per contrastare i problemi di indebolimento legati alla malattia, per mantenere tono e forza posturale. Insomma, un duro lavoro quotidiano, e fare progetti a lunghissimo termine mi riesce difficile. Il sogno delle paralimpiadi di Tokyo 2020 è ancora troppo lontano. Intanto, però, non mi fermo. Mai».

Info: www.saramorganti.eu , pagina Facebook Gli Amici Di Sara


L’intervistata

Sara Morganti, atleta paralimpica


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