In Europa portato dagli Arabi. Tipi e usi

Scritto da Monica Galli |    Novembre 2016    |    Pag. 18,19

Esperta in scienze dell'alimentazione e merceologia alimentare Lavora nella formazione professionale di cuochi, pasticceri e camerieri-barman. Nel 2000, insieme ad Alessandra Pesciullesi, ha costituito uno studio associato che si occupa della divulgazione di informazioni sull'alimentazione e la merceologia alimentare, tenendo corsi per il Comune di Firenze e per alcuni quartieri cittadini. In quest'ambito nasce anche la collaborazione con l'Informatore.

sapone

Foto F. Giannoni

Sapone

Pare che il sapone sia nato a Babilonia nel 2800 a.C. Dato che fu scarsamente utilizzato dai Romani, che per la pulizia del corpo preferivano pietre pomici, argille, raschietti e oli profumati, si diffuse in Europa solo dopo l’800 d.C., quando fu maggiore l’influenza araba in molte regioni europee.

Nel XII secolo sorsero saponifici famosi nella Spagna castigliana, a Marsiglia in Francia, a Savona e Venezia in Italia. Il processo di produzione divenne industriale alla fine del XIX secolo; di conseguenza il suo prezzo si abbassò e l’abitudine al suo uso quotidiano si affermò definitivamente.

Il sapone oggi è facilmente disponibile, vanta una notevole biodegradabilità nell’ambiente, ma è sempre meno usato rispetto ai detergenti sintetici definiti anche syndet o “sapone non sapone”.


Ingredienti. Il sapone si prepara con pochi ingredienti; alla base ci sono oli e grassi dalla cui scelta dipende la qualità del prodotto finale. Se si usano solo grassi animali (scarti della macellazione), si ottengono saponette compatte, con forte potere sgrassante e una schiuma dalle piccole bollicine, più adatte però al bucato che alla nostra pelle.

Per l’igiene della persona gli oli sono materie prime migliori e più delicate; il più diffuso e apprezzato è quello d’oliva. La saponetta realizzata con l’olio d’oliva però non dà una schiuma ricca e tende a spappolarsi se resta bagnata. A livello artigianale l’olio d’oliva è miscelato con altri oli: quello preferito è l’olio di cocco, che garantisce un’ottima consistenza e una buona schiuma, mentre a livello industriale spesso si usa una miscela di oli e grassi animali.

Al momento dell’acquisto è facile capire quali sono le materie prime usate leggendo gli ingredienti riportati in etichetta: se compaiono sodium oleate, sodium palmitate, sodium kernelate, sodium cocoate, significa che si è partiti rispettivamente da olio di oliva, di palma, di palmisti (o semi di palma) e di cocco; il sodium tallowate invece è derivato dai grassi animali. Gli aromi e i colori o altri ingredienti che conferiscono qualità particolari sono aggiunti in fase di lavorazione e possono essere naturali o sintetici.

Una volta scelti i grassi e gli oli da usare, si procede alla cottura con la soda caustica, una sostanza basica molto corrosiva per la pelle. In questa fase avviene una reazione chimica definita di “saponificazione”: i trigliceridi presenti nelle materie prime danno origine a una miscela di sali di acidi grassi e glicerina.

Sono proprio i sali degli acidi grassi così ottenuti che hanno la capacità di staccare lo sporco e quindi di pulire. La glicerina resta comunque come ingrediente dei saponi, cui dà proprietà idratanti.

Lisciva. Inizialmente, come sostanza basica per la saponificazione dei grassi, si usava la “lisciva” o, com’è chiamata in Toscana, “ranno”; si preparava con cenere di legna setacciata e acqua bollente. Era usata per il bucato e per le pulizie domestiche ma non per l’igiene della persona, perché caustica come la varichina (pH 10-12). Oggi nei saponifici non si usa più la lisciva ma l’idrossido di sodio (altro nome della soda caustica). Alcune aziende usano anche l’idrossido di potassio (o potassa caustica) che dà saponi liquidi.


Saponi famosi. Il sapone più antico ancora oggi in commercio è il sapone di Aleppo: si prepara con olio di oliva di seconda o terza spremitura e una percentuale di olio di alloro (compresa fra il 10 e il 50%); il colore al momento della preparazione è verde a causa della clorofilla, ma con la stagionatura diventa giallino. È un sapone che fa molta schiuma grazie all’olio di alloro. È ancora prodotto a livello artigianale, e alcune aziende hanno formato un consorzio che cerca di tutelare la denominazione di origine, dandosi delle regole comuni per la produzione. Certo la drammatica situazione della città siriana pone queste piccole aziende a forte rischio.

Anche la Turchia vanta prodotti tradizionali: ad Antiochia (a meno di 100 km da Aleppo) si produce un sapone antichissimo a base di olio di oliva di prima spremitura di colore bianco e odore delicato; a Mardin (sempre in Turchia, in una zona a sud est vicino al confine con la Siria) all’olio di oliva si aggiunge l’olio di un pistacchio selvatico che dà un colore verde brillante alle saponette.

Il medio oriente vanta una grande tradizione saponiera ma spesso il contesto geo-politico non ne facilita la diffusione: fra i tanti prodotti ricordiamo anche quelli che eroicamente resistono a Nablus, nei territori occupati della Cisgiordania a pochi passi da Gerusalemme; la qualità del sapone è veramente artigianale e di lunga tradizione.

Anche in Europa abbiamo saponi assai famosi; il più conosciuto è il sapone di Marsiglia. È prodotto in due versioni: bianco a base di olio di palma per il bucato e verde a base di olio di oliva (72%) per uso cosmetico. In Europa non esiste una normativa che ne tuteli la denominazione e nonostante sia molto famoso, o forse proprio per questo, il suo nome è utilizzato anche per prodotti che semplicemente ne ricordano l’odore. In alcuni detersivi si usa la definizione “Marsiglia” semplicemente perché ce n’è una piccola frazione.


Novità

Sapone non sapone

Detergenti sintetici o syndet: si tratta di miscele di molecole sintetizzate in laboratorio modificando materie prime vegetali o animali, ma più spesso minerali, come alcuni derivati del petrolio. Oltre allo shampoo, al balsamo e al bagnoschiuma, anche molte saponette non sono più a base di sapone ma di syndet.

Rispetto al sapone hanno un maggior potere sgrassante anche in acque ricche di calcare, non formano sali insolubili che si attaccano alle superfici dei nostri sanitari rendendoli più difficili da pulire, mantengono i capelli più pettinabili e non bruciano a contatto con gli occhi. Per questi indubbi vantaggi i consumatori li preferiscono al sapone ma, attenzione: per la loro composizione sono molto meno biodegradabili.


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