I prodotti per stirare

Scritto da Monica Galli |    Marzo 2015    |    Pag.

Esperta in scienze dell'alimentazione e merceologia alimentare Lavora nella formazione professionale di cuochi, pasticceri e camerieri-barman. Nel 2000, insieme ad Alessandra Pesciullesi, ha costituito uno studio associato che si occupa della divulgazione di informazioni sull'alimentazione e la merceologia alimentare, tenendo corsi per il Comune di Firenze e per alcuni quartieri cittadini. In quest'ambito nasce anche la collaborazione con l'Informatore.

L’operazione di stiratura è una faccenda domestica fra le meno amate, ma camicie, gonne, maglioncini, trine e pizzi sgualciti danno irrimediabilmente a chi li indossa un’aria sciatta e poco attraente. L’obiettivo dunque è ottenere il miglior risultato nel minor tempo possibile e con il minimo sforzo. Quando si stira un capo d’abbigliamento, con il calore del ferro, si allentano i legami chimici che caratterizzano le fibre del tessuto; la pressione poi dà alle fibre una posizione più orientata che si mantiene con il raffreddamento. L’effetto di calore e pressione nei ferri a vapore, ormai i più diffusi, è potenziato dall’acqua che esce sotto forma di gas dal ferro.

Gli appretti

Le nonne li preparavano in casa usando amido e acqua, da qui il nome di inamidanti. Sono nati per facilitare la stiratura e rendere più rigide le fibre del tessuto in modo da mantenere più a lungo la forma voluta. Gli appretti in commercio però sono molto lontani dal prodotto casalingo: non cambia soltanto il formato, che è più pratico e moderno di quello di un tempo, ma anche il contenuto che è assai più complesso.

È molto difficile scegliere consapevolmente fra i vari, perché la normativa che ne regolamenta l’etichettatura non obbliga i produttori a elencarne gli ingredienti né sulla confezione né, tanto meno, a riportare una scheda della composizione in un sito internet, come invece deve avvenire per i prodotti per le pulizie, quali detersivi e ammorbidenti, che sono regolamentati da una normativa specifica.

Gli appretti sono classificati dalla legge semplicemente come miscele chimiche pericolose. È per questo che in etichetta si riportano soltanto eventuali componenti sensibilizzanti (sono 26 i composti chimici così definiti), si utilizzano frasi di avvertenza per allertare sui pericoli, e si riportano i simboli di rischio legati a un cattivo uso del prodotto. Le aziende, che per scelta decidono di fornire ugualmente la lista degli ingredienti, sono veramente poche.

Ma vediamo di chiarire. In vendita se ne possono trovare di due tipi: da aggiungere durante il lavaggio a mano o in lavatrice o da usare direttamente durante la stiratura. Quelli da usare in lavatrice contengono tensioattivi non ionici e profumi, risultando quindi molto simili ai detergenti delicati e profumati. I secondi contengono amido, o piuttosto suoi derivati sintetizzati in laboratorio, e una serie di altri componenti, fra cui profumi, conservanti e delle emulsioni a base di siliconi che danno sostegno alle fibre. Possono contenere gas propellenti (nel qual caso riporteranno il simbolo di rischio di infiammabilità), o anche esserne privi (ma l’uniformità dello spruzzo sul tessuto sarà più difficile).

Senza calcare

Il calcare è un sale contenente calcio, si trova in soluzione nell’acqua e tende a depositarsi quando l’acqua evapora. Può ostruire i forellini del ferro e impedire la fuoriuscita del vapore. Per la maggioranza dei ferri da stiro, dotati di un sistema autopulente, si può tranquillamente usare acqua potabile, va benissimo quella del rubinetto. Se nella zona in cui abitiamo però l’acqua è troppo ricca di calcare, cioè troppo dura, o le istruzioni d’uso del ferro lo prevedano (soprattutto se si ha un ferro con caldaia separata), si può optare per l’acqua demineralizzata, in cui il contenuto di sali minerali è assente e che si trova in vendita anche nei negozi Coop.

Nel caso, comunque, il calcare si depositi, impedendo al vapore di uscire, si possono utilizzare disincrostanti specifici per la manutenzione. Contengono acidi forti, da maneggiare con attenzione, che sciolgono il calcare ma non corrodono i metalli. È meglio evitare sistemi fai da te con aceto o disincrostanti non specifici se non vogliamo rischiare di danneggiare il nostro ferro da stiro: molti metalli sono sensibili a molti acidi.

Acque profumate

Si tratta di miscele chimiche in cui all’acqua demineralizzata è aggiunto un profumo che al momento della formazione del vapore esce dai forellini e inonda i tessuti. Alcune aziende però hanno fatto di più: per evitare che il profumo si separi dalla fase acquosa (come succede in soluzioni di acqua e sostanze grasse o comunque non solubili) si aggiungono emulsionanti, come siliconi e tensioattivi, e solubilizzanti. Per mantenere le proprietà del prodotto intatte per lungo tempo infine si aggiungono conservanti. Leggere bene le indicazioni per l’uso del prodotto sull’etichetta, perché questo tipo di acque non va bene per i ferri a caldaia.

I consigli per una stiratura perfetta:

Temperatura

Prima di tutto è bene scegliere la temperatura giusta a cui impostare il ferro. Sull’etichetta di tutti i tessili che acquistiamo, è obbligo di legge riportare il simbolo di un ferro da stiro. Se questo è sbarrato, significa che il capo non deve essere stirato, se contiene un pallino che la piastra del ferro deve avere una temperatura massima di 110°C, due pallini significa temperatura massima a 150°C, infine 3 pallini a 200°C. Le fibre naturali (a meno che non sia specificato altrimenti) necessitano di temperature più alte delle sintetiche.

Umidi o secchi?

La pratica di stirare i capi ancora umidi è molto diffusa, si riduce la probabilità che il capo diventi lucido o che peggio ancora si possa bruciare. I professionisti però consigliano in modo diverso: stirare a secco inumidendo i panni prima di passarci il ferro e rigorosamente stirare capi ben asciutti per evitare che nel tempo prendano forme indesiderate. Se sul capo lavato sono rimaste delle macchie, è meglio non stirare, perché il calore del ferro farà aderire maggiormente le molecole di sporco alle fibre del tessuto.

Senza grinze

Lava e indossa

In commercio ci sono  tessuti moderni che non necessitano di stiratura, sono i cosiddetti “lava e indossa” o “wash and wear”. Possono essere di tessuto sintetico (poliesterico), che per le caratteristiche chimiche delle fibre non tende a prendere le grinze, ma anche di tessuti naturali, come il cotone. In questo caso, durante una fase della lavorazione, le fibre subiscono un trattamento con varie sostanze chimiche che le rende resistenti alle pieghe; il prezzo è però piuttosto alto.