Curiosità e considerazioni intorno al David di Michelangelo e al sommo Dante

Scritto da Pier Francesco Listri |    Marzo 2015    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Poco tempo fa, dopo la strage terroristica a Parigi, qualcuno a Firenze mise al braccio del David (la copia marmorea a Palazzo Vecchio) una stoffa nera in segno di lutto, quasi che la statua di Michelangelo fosse un cittadino vivo di Firenze, anzi il primo cittadino. In un recente scritto avevo notato che al David è riservata davvero una primaria attenzione della città. Ma oggi, a inizio 2015, un altro grande fiorentino, anzi il più grande, Dante Alighieri, dovrebbe tornare alla ribalta per due date che lo riguardano: il 2015 sono esattamente settecentocinquanta anni dalla nascita del poeta (1265). E poi, cadono quest’anno i centocinquant’anni precisi da quando Firenze - divenuta capitale d’Italia - eresse in piazza Santa Croce, dov’è tutt’ora, la francamente non eccezionale statua dell’Alighieri.

Con la forza delle date può cadere opportuno un confronto del diverso amore fiorentino.

David mon amour

Un minimo di storia. Il David nasce nel 1505 dal sommo Michelangelo appena trentenne ed è posto subito sulla soglia di Palazzo Vecchio, in sostituzione di una precedente statua di Donatello. Per i fiorentini fu un trionfo. Durante la sua lunga storia questo David ha ricevuto cure e attenzioni uniche. Tanta l’ammirazione che nel 1873 una copia in bronzo fu sistemata sul da poco nato Piazzale Michelangelo, perché – scriveva la “Nazione” - “situato in quel luogo per ammirarne sagoma e contorni in modo migliore che si possa fare in piazza Signoria”.

Nello stesso anno l’originale marmoreo del David venne trasferito alla Galleria dell’Accademia, dove tutt’ora si trova ammirato da milioni di turisti, non pochi dei quali vengono a Firenze quasi solo per lui. Nove anni dopo si costruì all’Accademia la Tribuna del David. Il trasferimento da piazza Signoria del David di bronzo fu compiuto su un carro di legno progettato ad hoc perché il capolavoro rimanesse indenne come sul piatto di una bilancia. I fiorentini lo applaudirono vedendolo passare su quel carro trainato da otto paia di buoi.

Durante l’ultima guerra mondiale, per proteggerlo da eventuali schegge di bombe, venne fasciato e rinchiuso in un cilindro di mattoni, a cupola, che lo rese simile ad un grande missile. Finita la guerra ricominciò il pellegrinaggio dei turisti che dura tutt’ora. Qualche mese fa a seguito di brevi scosse di terremoto si è stabilito di sistemare la statua sopra una pedana antisismica che ne protegga l’incolumità.

Davvero, dunque, il David è il più anziano cittadino di Firenze ed anche il più ammirato e protetto.

Eppure la più autorevole critica d’arte ha perfino trovato qualche piccolo difetto nel marmo di questo antico re d’Israele. Dovendo esser posta alle origini la statua molto in alto, Michelangelo ne forzò le forme, che ora appaiono in piccola parte eccessive osservandolo da pochi metri: La testa sarebbe troppo grande rispetto alle spalle; le mani un po’ eccessive. Eppure ha conquistato l’ammirazione del mondo e le cure dei fiorentini.

I quali invece - e lo notiamo oggi in occasione delle due date celebrative - non hanno rivolto a Dante la stessa devota attenzione.

A parte il successo ottenuto un paio di anni fa con le letture pubbliche di Dante, dallo stregante Benigni, che può leggere ciò che vuole, un pesante silenzio fascia il nostro massimo poeta.

Un elementare bilancio: la città ha dedicato a Dante una breve e stretta stradina, da via del Proconsolo a piazza de’ Cimatori che pochi fiorentini riconoscono. Quanto alla casa dell’autore della Commedia, si sa che quella che oggi porta il suo nome è fittizia: semmai il poeta abitò nella stessa via Dante, ma non si sa dove e come.

Dante di marmo

Infine il monumento: la sua storia fu casuale e controversa. Affidata la statua a uno scultore già allora secondario, Enrico Pazzi, addirittura per anni si discusse se Dante dovesse volgere le spalle alla basilica, per essere a tutti visibile, o al contrario dovesse volgere le spalle ai turisti. E ancora: se dovesse avere un volto lieto o invece un aspetto corrucciato, come poi ebbe ed ha. Infine lo si è piazzato, alla meglio, a lato dell’ingresso di Santa Croce.

Ma c’è assai di peggio: da due o tre anni si è abolita all’Università di Firenze la cattedra di Filologia dantesca che fu tenuta da grandi studiosi come Mario Casella e Francesco Mazzoni ed era prezioso riferimento internazionale per la cultura dantesca nel mondo.

Dunque un ingiusto e diverso destino di ammirazione e di affetto per la statua michelangiolesca e per la figura del massimo poeta.

Eppure un tempo non fu così.

Quando uscì la Commedia - ai primi del ‘300- fu subito l’opera più conosciuta in Italia: Boccaccio la commentò pubblicamente e veniva letta a veglia al popolo analfabeta. L’amore per Dante fu ripreso nel ‘500 durante il grande dibattito sulla lingua italiana. Infine l’Ottocento risorgimentale lo elevò fra il pubblico entusiasmo, a “padre della patria”. Forse alcuni motivi hanno giocato sul successivo silenzio.

Altissimo capolavoro, la Commedia non ha avuto mai nella storia della letteratura italiana né imitazioni né dantismi. E poi chissà che allo spirito fiorentino non abbiano urtato certi feroci giudizi, proprio su Firenze e i fiorentini. “Godi Fiorenza che se’ si grande/è per lo inferno tuo nome si spande”. Incantato da Beatrice, non risparmiò neppure le donne della città: “le sfacciate donne fiorentine/l’andar mostrando con le poppe il petto”.

Il 2015 segnerà un tripudio di Firenze capitale. Bisogna sperare che se ne avvantaggi anche il suo maggior poeta.

La vita di Dante in tre minuti. Dal canale Raitv – durata 3’ 05’’