Il piccolo schermo e i bambini. Come regolarsi per una giusta fruizione dei programmi televisivi.

Scritto da Rossana De Caro |    Febbraio 2015    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Foto di F. Giannoni

Guardare troppo a lungo la televisione, secondo una ricerca condotta da psicologi americani, renderebbe i bambini aggressivi e antisociali. Spesso la tivù diventa una sorta di baby sitter a cui genitori troppo impegnati affidano i propri figli. Secondo recenti statistiche, sono i bambini i soggetti che rimangono più a lungo esposti al piccolo schermo: risulta infatti che guardano in media la televisioneper 4-5 ore al giorno e sin dalle prime ore della giornata. Un’esposizione eccessiva al piccolo schermo dunque inciderebbe negativamente sul comportamento dei ragazzini e sul rendimento scolare (problemi di memoria e di attenzione).

Foto di F. Giannoni

Ma è proprio così? La tivù ha solo un impatto negativo sui ragazzi? E cosa fare dunque e come comportarsi nei confronti di questo elettrodomestico che ormai fa parte integrante della vita nostra e dei nostri figli? Ne parliamo con il professor Franco Cambi, docente universitario fiorentino, esperto di pedagogia che si è occupato in modo specifico di bambini e multimedia.

Tv solo nemica dei bambini o può avere anche un valore educativo?

«Anni fa il filosofo Karl Popper la dichiarò “cattiva maestra”, soprattutto per la violenza che comunica e proprio ai più giovani. La tesi fu criticata dai sociologi che sottolinearono che la Tv “fa bene ai bambini”. È una finestra aperta sul mondo. Diverte con cartoons e giochi. Educa, con programmi ora più cognitivi ora più sociali, al valore del conoscere come a un comportamento più solidale.

Di fatto la Tv può essere una “nemica” se lasciata a un uso libero con lo zapping da parte dei ragazzi; fa bene invece se selezionata, guidata nell’uso, guardata insieme agli adulti: genitori, nonni, zii etc., i quali commentano, spiegano, temperano l’impatto meno educativo di alcuni programmi. Allora: Tv sì, ma con un buon uso, attento e guidato dagli adulti».

L’intervistato: professor Franco Cambi, pedagogo

È vero che i genitori la usano spesso come baby sitter?
«Sì, spesso ciò accade. Così la Tv diventa passatempo e favorisce un uso molto libero di quel mezzo. Questo perché le case hanno poco spazio per le attività di gioco dei ragazzi, come anche nelle città i quartieri hanno pochi giardini o spazi-gioco (ludoteche, biblioteche).

Allora la Tv diviene una risorsa per l’uso del tempo libero, a portata di mano e a basso costo. E su tutto ciò devono essere sensibilizzati proprio i genitori. Essi devono avere una conoscenza più organica dei vari programmi e dell’uso che i propri figli fanno della Tv. Devono stabilire tempi e regole per tale uso, favorendone un uso intelligente e più critico, e in questo uso critico la famiglia può avere per alleata la scuola».

Oggi, accanto alla Tv c’è il computer coi videogiochi.

«I videogiochi sono una vera “passione” dei ragazzi. Anche questi però vanno controllati. Vanno esclusi quelli violenti, ipercinetici, il cui messaggio è di sopraffazione o di lotta estremizzata.

Foto di F. Giannoni

Vanno invece favoriti quelli di avventura, di scoperta, di ruolo, di conquista in cui sono più presenti i valori che i ragazzi stessi sentono e devono sentire più propri: la cura, la sicurezza, l’amicizia, l’empatia etc. Così anche i videogiochi educano. Anche sul piano cognitivo: stimolano a simulazioni, aprono al virtuale, sviluppano l’immaginario».

Quali alternative offrire rispetto a Tv e computer?

«Favorire il più possibile giochi all’aria aperta, corse, giochi di squadra, col pallone, con la bici etc. I giochi all’aperto aggregano, favoriscono la socializzazione in modo dinamico e responsabile, stimolano il confronto e l’intesa. Se lasciato davanti alla Tv, il ragazzo si isola, si fa più egocentrico e meno comunicativo, vive una solitudine che, se vissuta a lungo e se troppo esclusiva, può diventare anche patologica, in senso sia fisico sia psichico. Quindi da governare con equilibrio e saggezza da parte dei genitori».

Bambini e tv - I consigli della pedagogista. Da “Al femminile tv” – 04.02.13 - durata 1’ 07’’