Papa Francesco a Firenze, la città dell’antica e amata confraternita il cui motto è da sette secoli “amare gli altri”

Scritto da Pier Francesco Listri |    Ottobre 2015    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Foto J.Bruno

Firenze

Il 10 novembre prossimo sarà per la prima volta a Firenze papa Francesco. Egli stesso ha confessato in sede di pre-Conclave: “Firenze è la città della bellezza, non sono mai stato a Firenze. Ci devo venire”. In questo giorno, il papa scenderà a Prato dove dopo aver venerato il Sacro cingolo mariano, e dopo aver incontrato in piazza della Cattedrale il mondo del lavoro, si trasferirà a Firenze.

Al mattino papa Francesco terrà un importante discorso nella cattedrale ai partecipanti del quinto “Convegno ecclesiale nazionale” della Chiesa italiana, pranzerà poi con i poveri alla mensa di San Francesco Poverino in piazza S.S. Annunziata, dopo avere incontrato a mezzogiorno i disabili dell’Opera diocesana assistenza. Nel pomeriggio celebrerà, prima di ripartire, un’affollata messa allo stadio comunale di Firenze.

Dunque da un lato l’incontro con la città di Savonarola, dall’altro l’abbraccio con i disabili e con i poveri: una visita che sta nel segno della “misericordia”. Né è un caso che la giornata fiorentina di Francesco anticipi di poche settimane il Giubileo straordinario sulla misericordia indetto dallo stesso papa Francesco.

Forse non è un caso che il papa si prepari al Giubileo della misericordia con questa visita nella città che annuncia e ospita la “Misericordia” da ben oltre sette secoli, da quando cioè è in vita la più antica confraternita fiorentina tuttora vivissima e amata dalla città.

Perché la misericordia? Nel tumulto delle banalità contemporanee il termine misericordia ci riporta a un impegno profondo e spesso trascurato. “Misericordia” etimologicamente dal latino significa “miseris cor dare”, “dare il cuore ai miseri”, quelli che hanno bisogno, quelli che soffrono.

“Misericordia – ha detto Francesco - è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre, nonostante il limite del nostro peccato”.

Ma perché la Misericordia e Firenze? Perché questa città di conflitti e di risse da secoli sfiora la fede cercando il difficilissimo teorema di provare se il Vangelo è inseribile nella storia. Città anche di bestemmiatori, città di laica vocazione dell’intelligenza ma anche città di Savonarola, di La Pira, di don Milani.

A Firenze poi, nel parlar quotidiano, dire “misericordia” allude a quel furgone con la sirena che trasporta i malati a casa o all’ospedale. Avendo per patroni San Sebastiano e San Tobia e come sede l’Oratorio nella piazza del Duomo di Firenze, dedicato appunto a Santa Maria della Misericordia, la più antica confraternita fiorentina è uno dei simboli più amati dal volto tollerante e caritatevole di questa città.

Si sa che i “fratelli” portano una veste nera, un tempo fermata alla cinta con un rosario, mentre praticamente dismesso è il cappuccio nero indossato per nascondere il volto come gesto di modestia e che aveva nome “buffa”. Quanto all’espressione ben nota ai fiorentini, che aveva fin dagli inizi compito di accompagnare e seppellire i morti poveri della città, per poi dedicarsi, come oggi, al trasporto dei malati agli ospedali ha da sempre per motto “Dio ve ne renda merito”.

La Misericordia nacque insieme a decine di altre confraternite di laici religiosi che distinsero Firenze fin dal Duecento. Nella sua storia l’arciconfraternita vide sorgere a suo tempo in piazza del Duomo la cosiddetta loggetta del Bigallo; istituì nel 1400 per prima un Libro grande dove erano segnati i battesimi e i decessi dei fiorentini, cioè una prima anagrafe. Più tardi si fuse con la Compagnia del Bigallo, ma la fusione presto si sciolse. Fu preziosa nelle pestilenze tanto che costruì un ospedale per gli appestati detto di San Sebastiano. Nel tempo i “fratelli” non potevano essere più di 72, come il numero dei discepoli di Cristo; fra gli “ascritti” entrarono anche le donne col titolo di “sorelle”.

Tanto contava a Firenze la Misericordia che la Signoria stabilì che parte delle multe erogate ai cittadini le fossero devolute. In epoche successive la Misericordia creò anche un cimitero a suo nome che tuttora si trova in via degli Artisti.

Misericordia: “miseris-cor-dare”; in parole povere: amare gli altri. Dura e razionale, Firenze, ha sommessamente e non solo praticato questo difficile compito. Anche i laici di buona volontà volentieri accolgono Francesco a Firenze e non si sentono estranei al Giubileo straordinario della misericordia.