Era il mese più piovoso dell'anno, ma i mutamenti climatici lo hanno reso più caldo e instabile

Scritto da Giampiero Maracchi |    Novembre 2017    |    Pag. 7

Presidente dell’Accademia dei Georgofili 

Firenze coperta di nebbia, vista dal belvedere di Fiesole

Firenze coperta di nebbia, vista dal belvedere di Fiesole - Foto WA.SA.

Novembre

A novembre si ricordano i nostri cari defunti. Non è un caso che la commemorazione dei morti avvenga in questo periodo, perché coincide con il passaggio, anche in agricoltura, dalla vecchia vita a una nuova. Momento di gioia per le antiche civiltà, questa celebrazione è giunta al cristianesimo dai celti d’Irlanda, dove si pensava che nella notte che precede l’inizio del mese di novembre i morti potessero entrare in comunicazione con i vivi. È la festa di Halloween, ancora celebrata dai popoli di lingua inglese e sconsideratamente introdotta negli ultimi anni anche da noi, come fatto puramente commerciale, assolutamente estraneo in quella forma alle nostre tradizioni.


Arriva il freddo

«Per San Clemente (23 novembre) l’inverno mette un dente». L’osservazione dei fenomeni naturali fatta da coloro che nel passato vivevano a maggior contatto con la natura - agricoltori, cacciatori, marinai, pescatori - aveva giustamente individuato in questo periodo dell’anno il momento di passaggio fra l’autunno e l’inverno, che come un neonato mette un dente cominciando a svilupparsi.

È, infatti, l’inizio dell’inverno meteorologico che dipende dal consolidamento progressivo di una vasta area di alta pressione sulla Siberia, responsabile della discesa di masse d’aria molto fredde sull’Europa e sul Mediterraneo centrale. Quando queste trovano le masse d’aria che giungono dall’Atlantico, rese miti e umide dalla Corrente del Golfo, si genera la neve o la pioggia.

Un tempo in Toscana novembre era il mese più piovoso dell’anno, con 140 mm, circa il 20% della pioggia dell’intero anno, e con l’umidità relativa più elevata, il 75%. Alla fine di ottobre, infatti, si assiste in genere a una caduta improvvisa della pressione atmosferica, e la probabilità di pioggia, in un periodo di cinque giorni, passa dal 55% al 90%. Ciò è dovuto al ritirarsi delle alte pressioni dell’Atlantico e alle prime invasioni di aria fredda, che trovando un mare relativamente caldo danno luogo a precipitazioni di natura convettiva. Si diceva «Per Sant’Omobono (13 novembre) o la neve o il tempo bono», dunque nessuna meraviglia se vediamo le cime del nostro Appennino imbiancate; ma negli ultimi anni questo schema si è parzialmente modificato, con frequenti ritorni di circolazione meridionale che causano una fastidiosa altalena di temperature al di sopra e al di sotto dei valori normali.


Cambiamenti climatici e inquinamento

La gente si domanda perché i nostri autunni oscillino ormai tra il caldo e il freddo. Il fenomeno, seppur complesso nei particolari, nelle sue linee generali è semplice: i gas emessi dalle combustioni delle auto, degli impianti di riscaldamento, delle industrie, hanno modificato le caratteristiche dell’atmosfera. Gli oceani, nella zona compresa fra i tropici, sono più caldi di prima, e poiché costituiscono la sorgente di calore per le zone temperate, come la nostra, le correnti atmosferiche, cioè i venti, e le correnti oceaniche, portano da sud aria più calda e umida che nel passato e con una mutata frequenza. Infatti, se guardiamo i dati relativi ai venti meridionali come lo scirocco, questi sono aumentati del 30% in autunno, mentre la tramontana che viene da nord è diminuita proporzionalmente.

Le variazioni brusche di temperatura causano disagio per l’uomo, per le piante e per gli animali. Questo fenomeno, che causa una “confusione biologica” nel mondo della natura, crea, ad esempio nelle tartarughe dei nostri giardini, una difficoltà ad individuare il momento giusto per andare in letargo, con il rischio di essere sorprese dai freddi intensi e di morire.

Dobbiamo dunque riflettere seriamente sul modello di sviluppo consumistico dell’ultimo secolo e trarne sagge conclusioni.


Novembre secondo Guccini

Cala Novembre e le inquietanti nebbie gravi coprono gli orti,

lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti...

Cade la pioggia ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada

te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada...

Giampiero Maracchi, presidente dell'Accademia dei Georgofili


Notizie correlate

Mal di tempo

L’influenza della variabilità del clima sull’umore e la salute fisica


Previsioni in tempo reale

Come lavorano gli esperti del Lamma, fra emergenze e cambiamenti climatici


Colori d’autunno

Proteggere le piante “freddolose”, piantare i fiori colorati invernali

Video