Giri di parole e burocratese, linguaggio politico e giuridico

Scritto da Pier Francesco Listri |    Maggio 2004    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Quando viaggiate su un autobus (per carità non dite 'a bordo di un autobus' giacché se così usano scrivere i giornali, recensendo di un incidente stradale, nessuno direbbe mai ad un amico 'sali a bordo della mia automobile') può capitarvi che un controllore vi chieda se avete 'obliterato il biglietto'. 'Obliterazione' è purissima parola latina ma è gergo burocratico-amministrativo che pochi parlanti conoscono e nessuno usa. Questo e simili inconvenienti i linguisti chiamano 'diglossia', cioè l'uso a seconda dei contesti di due parole diverse per dire la stessa cosa. Da ciò deriva una serie immensa di ipocrisie, nascondimenti e anche fraintendimenti, per esempio della lingua burocratica e della lingua dei politici.
Strumenti essenziali di questi linguaggi del tutto deprecabili sono soprattutto gli eufemismi del resto praticati dall'uomo della strada (ma perché e chi è l''uomo della strada"?). Soprattutto in tempi recenti, non si dice più 'cieco', bensì 'non vedente', si evita, riferita all'età di una persona, la parola 'vecchio' sostituendola con 'anziano' (che è diverso) o con la banale circonlocuzione 'appartenente alla terza età'. L'antico 'facchino' è divenuto 'portabagagli' (ma la fatica che fa non è cambiata), 'spazzino' è divenuto addirittura 'operatore ecologico' mentre domestica è divenuto 'colf' e la bella parola 'operaio' si traveste con l'aggettivo 'tecnico'. Tutto ciò va bene quando un riguardo o una delicatezza servono a evitare la crudezza di un termine; ma non di rado, nel burocratese, si risolve in una semplice ipocrisia. L'epoca attuale, al contrario di quanto si crede, predilige i giri di parole e gli eufemismi, tanto è vero, ad esempio, che si è quasi cancellata la parola 'morire', sostituita da formule come 'essere mancato', 'aver chiuso gli occhi', 'esser passato a miglior vita', 'essere deceduto' o il più sbrigativo 'aver tirato le cuoia' (in Toscana 'aver tirato il calzino').
Queste forme di parlare indiretto sono quotidianamente e sistematicamente praticate dalla politica e dai politici, talora per intendersi fra loro sopra le teste della gente, talora per far inghiottire pillole amare al contribuente e al cittadino. Nella recente storia italiana fece epoca l'espressione 'convergenze parallele' che, come ben s'intende, indicava che la politica era più brava della geometria, giacché ciò che è parallelo non può mai convergere. Talora il linguaggio politico si fa fantasioso, così lo sciopero può essere 'bianco' o 'selvaggio', un incontro fra i vertici che ha visto un grandissimo scontro lo si riferisce 'improntato a grande franchezza'. Vi è poi tutto un gergo, alimentato anche dai giornali e dai media, nel quale i concetti o restano oscurissimi o perdono i loro antichi significati. Nel caso che un paese occupi con le sue truppe un altro, si potrà parlare di 'liberatori' o di 'invasori' così come si parlerà, per la parte opposta, di 'ribelli' o di 'patrioti'.
Fantasiose espressioni sono invece 'carrozzone ministeriale', 'governo fantoccio', 'fuga in avanti', 'crisi al buio'. Pasticci fra burocrazia e tecnologia sono espressioni come 'maggioranza di programma', 'automatismi della scala mobile' o eufemismi come 'esuberi' per intendere in sostanza 'licenziamenti'. Vero e proprio errore infine è l'espressione 'crisi petrolifera', che dovrebbe più correttamente dirsi 'crisi petroliera'. Infiniti, e spesso misteriosi, sono gli usi della parola burocratica 'ristrutturazione' (esempio: 'ristrutturazione delle attività produttive'). Una parola economico-politica che invece tutti conoscono e capiscono, figlia di una metafora assai sfruttata, è 'stangata' (che più anticamente si sarebbe chiamata 'mazzata' o 'batosta'). Il fervido e intelligente ex presidente della repubblica Cossiga ha anni orsono inaugurato, poi ampiamente seguito, l'espressione 'picconata'.
Ben più grave per i cittadini è lo spesso oscuro e incomprensibile linguaggio della legge, che dovrebbe, per se stessa e per la sua funzione decisiva nella società, essere sempre assolutamente chiara. Ne riparleremo. Basti osservare qui che nel lontano 1864 Gaetano Valeriani fece una disamina degli errori linguistici inclusi nel Codice Penale, ma con un risultato opposto a quello che ci si poteva aspettare. Si puntò infatti non alla chiarezza ma ad un assurdo purismo cosicché 'revoca' divenne 'rivocazione', 'rimborso' si trasformò in 'rimborsazione' e l'accoppiamento sessuale divenne 'atto del congresso carnale'. Ci fermiamo qui. Mai, come nella lingua e nel parlare, la vera democrazia coincide con la chiarezza.