Scritto da Silvia Gigli |    Maggio 2004    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

"Sei venuto qui a raccogliere una vita. Ma sai cosa raccogli? Parole. Anzi, aria, amico mio, le parole sono suoni fatti d'aria. Aria. Stai raccogliendo aria". Tristano muore. E al suo capezzale, in un casale sperso nella campagna toscana in pieno agosto, invita uno scrittore a registrare le sue memorie. Tristano è stato un eroe della seconda guerra mondiale, un eroe decorato, amato, portato ad esempio. Ma adesso, nell'ultimo agosto del Novecento, Tristano vuole vuotare il sacco, dire quello che pensa dell'eroismo e della viltà, del coraggio e del tradimento, dell'amore, della vita e della morte. Il grande eroe di guerra, steso in un letto con la cancrena che gli divora una gamba, non è tipo da elargire consigli o tesi preconfezionate. Il suo racconto è piuttosto un flusso di coscienza, la storia di una vita centellinata in tanti frammenti, a volte contraddittoria, spesso dolorosa, mai raccontata una volta per tutte.

Morte di un eroe
"Tristano muore" è l'ultimo libro di Antonio Tabucchi. Lo scrittore pisano, docente di lingua e letteratura portoghese all'Università di Siena, raccoglie il testamento di un grande vecchio e con esso mette nero su bianco le contraddizioni e i buchi neri della storia del Novecento. Intrecciati alla storia privata di Tristano ci sono il fascismo, la campagna di Grecia e le azioni partigiane, le prime disillusioni della neonata Repubblica italiana, le ribellioni del '68 e del '77, le stragi di stato, la "purga catodica" della tv con la sua divinità, pippopippi, che "gradualmente espunge dalle sue scatole di vetro ogni immagine portatrice di pensiero" perché "il pensiero è pericoloso". Tristano racconta allo scrittore la sua vita e quella di un paese che, dice, non sente più suo. Un paese vigliacco, bugiardo, spesso meschino, capace di cancellare le verità della storia con un semplice colpo di spazzola, proprio come se si trattasse di polvere scomoda. "Il popolo italiano ha sempre combattuto il fascismo, sempre - dice sarcastico Tristano - di essere fascista non si è mai sognato, il popolo italiano... Ero io che sognavo, combattevo contro nessuno, i fascisti non sono mai esistiti, me li immaginavo io...". Il grande vecchio non fa sconti a nessuno. E non li fa nemmeno Tabucchi, che in questo libro teso e toccante non esita a puntare il dito sulle piaghe dell'Italia e su quelle, non meno purulente, della nostra falsa coscienza.

Antonio Tabucchi, Tristano muore, Feltrinelli, pp.162, 14,40 euro