Arte sacra, ferro, natura, vita quotidiana, pietra e ghiaccio: sei itinerari sulla Montagna Pistoiese

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Maggio 2016    |    Pag. 38

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Foto di R. Gatteschi

Ecomuseo

“Chi vive in montagna vive due volte”, recita un antico detto latino. Perché tutto è più lento, faticoso, arduo, disagevole, dunque più meritorio.

La Montagna Pistoiese è emblematica per questi aspetti. Le sue risorse sono scarse: il legname dei boschi, le acque impetuose di fiumi e torrenti, le castagne. Il territorio è tanto affascinante quanto impervio e difficile.

Eppure qui si snoda la linea ferroviaria Pistoia-Bologna via Porretta, fra le più antiche - risale al 1864 - e imponenti d’Italia. Da qui passa la strada voluta dal granduca Leopoldo che fin dal ‘700 collega la Toscana con la pianura Padana. Qui sono le cartiere della Valle della Lima e qui hanno trovato terreno fertile le industrie belliche di Campo Tizzoro. Non solo: è in questo territorio che le prime ferriere – quella di Maresca, ora in restauro, risale al ‘400 – hanno iniziato la loro attività. Ed è qui che si lavorava la pietra per palazzi e monumenti.

Queste attività del passato hanno contribuito a costruire l’identità dei suoi abitanti e del territorio, che comprende i Comuni di Abetone, Cutigliano, Piteglio, San Marcello Pistoiese, Pistoia e Sambuca. Un’identità che aveva memoria in vari, piccoli, musei.

A partire dal 1988 si è si è costituito l’Ecomuseo della Montagna Pistoiese, un complesso di sei realtà dal 2011 coordinate da un’associazione cui partecipano i Comuni, la Diocesi e la Provincia di Pistoia.

In questa ottica si è dato vita a sei “itinerari”. Cominciamo dall’itinerario dell’arte sacra, focalizzato all’interno della duecentesca Pieve di Santa Maria di Piteglio, dove si conservano opere pittoriche del Cinquecento e preziosi tessuti e paramenti liturgici.

Proseguiamo con l’itinerario del ferro e la visita alla ferriera di Maresca (sarà aperta al pubblico nella tarda primavera), al museo del ferro di Pontepetri, oppure con l’escursione al ponte sospeso metallico che unisce le due sponde della Lima in un arco rovesciato della lunghezza di 212 metri.

Si può proseguire con l’itinerario naturalistico dell’Abetone dove, all’interno dell’orto botanico, sono ospitate alcune specie di flora alpina e altre autoctone.

E ancora con l’itinerario cosiddetto della vita quotidiana che comprende sia il Museo della gente dell’Appennino di Rivoreta sia la Via della Castagna di Orsigna dove, in una suggestiva e stretta valle, sorge il mulino di Giamba, ricostruito nel 1820, restaurato nel 2000 e annualmente usato per la molitura delle castagne.

E, ancora, l’itinerario della pietra, concentrato in un palazzo di Sambuca Pistoiese dove si conservano gli attrezzi usati dagli scalpellini, comprende anche la via Francesca che unisce l’abitato di Pavana con Sambuca Castello.

Per finire con l’itinerario del ghiaccio dove, in un punto particolarmente freddo della valle del Reno, sorge l’imponente edificio - con il tetto di una paglia speciale - detto della Madonnina, dove si immagazzinavano le lastre di ghiaccio del vicino laghetto artificiale, poi inviate anche più lontano di Firenze, come a Roma o in Sardegna.

La presidente e coordinatrice dell’Associazione, Manuela Geri, non nasconde la soddisfazione per gli obiettivi raggiunti: «siamo riusciti a recuperare e ridare vita ad alcune testimonianze delle attività del passato che senza un intervento immediato avrebbero corso il rischio di scomparire. Questo è un territorio ricco di memorie di quel fragile rapporto che qui è sempre esistito fra la natura e l’uomo che doveva sfruttarla ma nello stesso tempo rispettarla, consapevole che con essa doveva confrontarsi per l’intera esistenza. E la ricchezza delle memorie è dovuta alla povertà, così acuta che le famiglie non sopravvivevano con una sola attività. E dunque sia l’uomo che la donna dovevano inventarsi nuovi lavori in accordo con il ciclo delle stagioni. D’inverno diventavano pastori, a primavera agricoltori; e se d’estate si trasformavano in artigiani, in autunno tutte le attenzioni andavano alle castagne».


Info: 800974102, ecomuseo@provincia.pistoia.it

Ecomuseo in treno: domenica 29 maggio in viaggio da Pistoia a Pracchia e poi, con bus-navetta, dalle stazioni ai luoghi da visitare.


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