La salute delle acque delle coste toscane

Scritto da Letizia Coppetti |    Giugno 1998    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Mare sotto controllo
Mai come adesso il mare toscano è stato sotto controllo. La sua 'salute' è costantemente sotto osservazione e il suo 'dottore' si chiama Arpat. I tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, coordinati dal responsabile per la tutela dell'ambiente marino Mario Bucci, sono infatti all'opera per seguire numerosi progetti, alcuni dei quali triennali, per analizzare e migliorare la salute del nostro mare. Mare che non è 'malato' in senso stretto, ma certamente in alcune zone soffre, soprattutto in prossimità delle foci dei fiumi più grandi, come l'Arno.
L'ambiente marino, fino ad ora, è stato studiato solo in base a criteri per la salvaguardia della salute umana, come le concentrazioni batteriche per proteggere i bagnanti. Secondo l'Arpat, invece, al centro della ricerca deve esserci l'ecosistema marino, la sua sensibilità a fattori inquinanti e le perturbazioni indotte dall'attività umana. Per avere il quadro più completo possibile di un sistema tanto complesso, i tecnici dell'Arpat effettuano numerose campagne di controllo, con un battello oceanografico attrezzato con strumenti sofisticati, su ben 400 chilometri della costa continentale e dell'isola d'Elba.

L'Arno si fa sentire
Per studiare l'eutrofizzazione (ovvero l'eccessiva proliferazione di piante acquatiche indotta dall'inquinamento, che rischia di 'soffocare' la vita degli organismi acquatici) vengono fatti due prelievi al mese da giugno a settembre, e uno al mese da ottobre a maggio. Gli studi hanno mostrato un livello elevato di clorofilla nella fascia costiera tra Cinquale e Livorno, nella costa settentrionale della regione. Il dato corrisponde alla presenza dei corsi d'acqua più importanti della Toscana e alle aree maggiormente abitate. Non a caso, la postazione nella quale in assoluto sono stati registrati i valori più elevati di clorofilla è quella a 200 metri al largo dalla foce dell'Arno: qui, per sei volte su dieci, le concentrazioni di clorofilla sono state le più alte fra tutte le altre.

Bagni tranquilli
La ricerca di sostanze inquinanti viene effettuata in 120 stazioni. Tensioattivi e fenoli sono sempre risultati in concentrazione inferiore al limite rilevabile dagli strumenti. Questi inquinanti non sono presenti in maniera significativa neppure nelle stazioni più a terra, situate al massimo a 200 metri dalla costa e in alcuni casi anche a 100 metri.
L'inquinamento batteriologico (quello che viene comunemente trovato a riva durante i controlli estivi per la balneazione) durante la primavera è stato riscontrato solo alla foce dell'Arno, dove sono stati registrati valori elevati nelle postazioni a 200 metri e anche a mille metri dalla riva. Questo inquinamento sparisce solo a tre chilometri di distanza. Durante i mesi estivi la situazione però si aggrava: l'anno scorso è stata registrata la presenza di un consistente inquinamento batteriologico, superiore ai limiti previsti per la balneazione, anche in tre postazioni dell'isola d'Elba. Un dato che, pur non essendo eclatante, secondo i tecnici dell'Arpat è meritevole di particolare attenzione. Le tre stazioni interessate dall'inquinamento si trovano a mille metri dal golfo di Campo e dal golfo di Procchio, in prossimità dei diffusori delle condotte sottomarine di scarico dei liquami, e a cento metri da Chiessi, anche qui nelle vicinanze di uno scarico. Sembra dunque probabile, secondo l'Arpat, che le condotte sottomarine, anche se situate a discrete profondità, non riescano a confinare i liquami sul fondo, e che questi vengano quindi dispersi in superficie.
Particolarmente pericolose per l'ambiente risultano inoltre le condotte non sottoposte ad adeguata manutenzione, perché finiscono per scaricare i liquami direttamente sul pelo dell'acqua. Da queste indagini, infine, è sempre risultata negativa la presenza di salmonella.

Le cozze sentinelle
A fare da 'termometro' per inquinanti e batteri vengono tenute sotto controllo colonie naturali di Mytilus galloprovincialis, cioè cozze o muscoli. Questi molluschi, per nutrirsi, filtrano grandi quantità d'acqua marina e quindi la loro analisi dà indicazioni precise sullo stato del mare. Il rilevamento viene effettuato in quattro postazioni ogni cento chilometri, in zone situate vicino alla costa scelte proprio per la presenza di sorgenti inquinanti. Solo in un caso, però, a Porto Santo Stefano, è stato superato uno dei limiti previsti per le acque di balneazione. I coliformi fecali superano in quattro zone i valori previsti, a Porto Santo Stefano, San Vincenzo, Cecina e Livorno porto. Per quanto riguarda le indagini chimiche (pH, colorazione, ossigeno disciolto, salinità) i valori rientrano tra quelli stabiliti per zone destinate alla coltivazione di molluschi. Anche il mercurio è in concentrazioni inferiori a quelle previste, ma è curioso notare che in due zone, a Porto Santo Stefano e nel canale di Ansedonia, questo minerale è più presente che altrove: anche in passato, infatti, era stata scoperta un'anomalia geochimica della Toscana meridionale, in cui il mercurio si trova in alte concentrazioni e fa sentire i suoi effetti anche sugli organismi marini.

Le attività dell'Arpat comunque non si esauriscono qui. A partire dai controlli delle acque di balneazione, che l'Agenzia insieme a Legambiente effettua anche in tratti di costa che normalmente non vengono campionati. Si tratta di zone situate su isole e promontori difficilmente raggiungibili via terra, per le quali il ministero della Sanità esprime il giudizio 'zona da considerarsi non idonea perché non controllata'.