Il Museo delle arti in ghisa della Maremma

Scritto da Pippo Russo |    Giugno 2014    |    Pag.

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

G.C. Magma

Entrando al Magma di Follonica non si è consapevoli d’apprestarsi a una potente esperienza emozionale. Si pensa di visitare soltanto uno spazio museale dedicato al passato industriale di un pezzo di territorio toscano. E invece il Museo delle Arti in Ghisa della Maremma, ricavato all’interno dell’area ex Ilva a Follonica, è un luogo che ti visita l’anima anziché lasciarsi visitare. Tanto più che è molto probabile ritrovarsi unici ospiti di quello spazio, e aggirarsi per le diverse sale circondati da suoni e simulazioni che sembrano azionati soltanto per appagare un piacere personale.

Un privilegio inatteso, un percorso d’immersione totale. Non soltanto dentro la storia di una vocazione industriale perduta, ma anche nelle vicende di una comunità che da quella vocazione industriale prende spunto per raccontare il proprio mutamento nel corso degli ultimi due secoli.

E sentendo narrare quella vicenda, si ha l’impressione d’udire qualcosa di molto simile alle vicende di tante altre comunità. Per questo arriva il momento in cui ci si sente coinvolti in un viaggio sentimentale che sfiora le corde dell’anima, e che in alcuni passaggi arriva persino a commuovere.

G.C. Magma
Frammenti di arte e multimedialità Il percorso all’interno del Magma si divide in tre livelli. Il piano d’ingresso è dedicato all’arte della ghisa in sé, e contiene un’abbondante galleria che testimonia come questo segmento di Toscana sia stato il motore della nascente industria siderurgica nella regione.

Accompagnati da dettagliati pannelli didascalici, questi frammenti testimoniano quale grado di arte e sapienza sia stato raggiunto nella lavorazione della ghisa. Un materiale la cui pesantezza sembra magicamente svanire per effetto della leggerezza di disegno e ricamo denotata dai pezzi esposti. E a circondare i vari reperti, in questo primo segmento del percorso, c’è un’offerta di suggestioni sensoriali e multimediali.

Fra queste, un tavolo da lavoro sul quale vengono proiettate le immagini delle mani di un falegname all’opera, e la riproduzione attraverso giochi di luce e sonori del funzionamento dell’impianto idraulico per l’alimentazione dell’altoforno.

Il piano superiore è quello che più di tutti tocca nel profondo il lato emotivo del visitatore, grazie a un sapiente utilizzo delle risorse multimediali calato dentro un design spaziale suggestivo. C’è la sala in cui viene proiettata la storia della comunità locale, attrezzata con un proiettore da sala cinematografica di cui viene simulato il funzionamento.

Ce n’è un’altra in cui vengono rappresentate le storie di vita di alcuni membri della comunità all’epoca dell’industrializzazione. A ciascuna di queste storie corrisponde un fascicolo che non va aperto, ma appoggiato su una scrivania in cui c’è uno spazio che accende il meccanismo del racconto multimediale proiettato sulla parete di fronte. E ci sono altri segmenti del percorso che raccontano i mestieri locali e lo sviluppo industriale del territorio.

La voglia di tornare

E infine c’è il percorso sotterraneo, dedicato alla ricostruzione del ciclo produttivo alimentato intorno all’altoforno San Ferdinando, quello attorno al quale fino agli anni Sessanta dello scorso secolo erano concentrate le attività siderurgiche della zona. E in quel settore c’è anche lo spazio per la narrazione multimediale di storie di vita risalenti a un’epoca più recente. Messe lì a ricordare una deindustrializzazione che questo pezzo di Toscana ha vissuto già negli anni Sessanta del XX secolo, mentre il resto del paese viveva ancora il boom economico.

Si giunge al termine del percorso con la sensazione di non aver visto tutto o d’aver tralasciato qualcosa. E con la voglia di tornare.

Orari d’apertura: dal 16 settembre al 15 giugno, da martedì a domenica 15.30-19; dal 16 giugno al 15 settembre, da martedì a domenica 17.30-23.30

MAGMA Dal sito del Museo