La situazione al Giardino dei Semplici a Firenze dopo la tromba d’aria di settembre

Scritto da Silvia Amodio |    Gennaio 2015    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Foto di Silvia Amodio

L’Orto botanico di Firenze ha radici profonde, nasce nel 1545, con lo scopo di coltivare piante medicinali, nel gergo dell’epoca “i semplici”, per studiarne le proprietà medicamentose e terapeutiche. Ecco perché è conosciuto anche come Giardino dei Semplici. È tra i più antichi al mondo e documenti ufficiali attestano che è uno tra i primi in Europa con queste caratteristiche. È stato collocato in una posizione strategica che garantisce un microclima perfetto per far crescere specie vegetali che hanno bisogno di umidità e calore.

Ma è stato proprio il clima a tradirlo centinaia di anni dopo. Lo scorso 19 settembre, infatti, una terribile tromba d’aria ha distrutto in soli cinque minuti, con una furia mostruosa, tutto ciò che le è capitato a tiro: alberi secolari, piante nei vasi, ma anche parte della struttura, tetti e serre.

Paolo Luzzi, biologo vegetale, è tra i curatori del giardino e ci ricorda questo episodio: «abbiamo perso 20 alberi ad alto fusto, di questi alcuni avevano centinaia di anni, come il Cupressus sempervirens che era alto 35 metri e il Pinus salzmannii di 200 anniche era già stato danneggiato da un fulmine: ora la tromba d’aria l’ha spezzato in due. Purtroppo sono state danneggiate anche molte piante nei vasi, perché il tempo era ancora mite in quel periodo e non erano riparate nelle serre».

L’INTERVISTATO Paolo Luzzi, biologo vegetale
L’intervistato Paolo Luzzi, biologo vegetale- Foto di Silvia Amodio

I danni sono stati stimati intorno ai 990.000 euro, danni anche affettivi per chi frequenta l’orto, o ci lavora, come evidenzia Paolo: «io sono qui da 33 anni ed ero abituato a queste presenze; non trovarle più da un giorno all’altro è stato per tutti noi un grande dolore, un dispiacere condiviso anche dai cittadini. Non mi aspettavo tanta solidarietà. Il nostro museo è frequentato da stranieri e da persone di altre città, oltre che dai fiorentini. Poco dopo l’evento siamo stati ospitati presso il giardino dell’orticoltura con un piccolo banchetto per raccogliere fondi. In due giorni abbiamo raggiunto la somma di quasi 4000 euro, tutti davano qualcosa. Mi ha intenerito una signora anziana che mi ha allungato pochi spiccioli, quello che poteva. È come se la natura ci avesse lanciato una sfida – prosegue il biologo – è arrivato il momento di voltare pagina e di pensare a un cambiamento».

Così il giardino verrà ristrutturato e rinnovato: «vogliamo mettere piante con essenze più profumate e accattivanti e posizionarne altre molto colorate, visibili dai visitatori dai quattro affacci. Lo scopo è di creare un ambiente, naturale e magico al tempo stesso, dove le persone possano stare bene. Questi alberi sono testimoni della storia di Firenze e hanno segreti che in parte svelano a chi sa ascoltare».

Foto di Silvia Amodio

Gli studi del professor Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale, spiegano che le piante hanno cinque sensi, proprio come gli altri esseri viventi; certo non sono paragonabili ai nostri, ma si tratta di una forma di comunicazione chimica molto raffinata. Per esempio, attraverso la fotosintesi, trasformano l’anidride carbonica inorganica, in sostanze organiche. Insomma sono organismi altamente evoluti.

«In questa emergenza l’Università, coordinata dal nostro presidente Guido Chelazzi, si è mossa tempestivamente e insieme ai colleghi stiamo facendo il possibile per rendere il nostro Orto più bello e attraente di prima. Nello specifico io mi occupo delle palme, delle piante medicinali, di quelle tossiche e di quelle carnivore. Presto organizzeremo proprio anche dei nuovi allestimenti con queste ultime, perché il fatto che succhino l’interno degli insetti le rende agli occhi dei ragazzi misteriose e attraenti».

Come scriveva Charles Darwin, “è interessante contemplare una plaga lussureggiante, rivestita da molte piante di vari tipi, con uccelli che cantano nei cespugli, con vari insetti che ronzano intorno, e con vermi che strisciano nel terreno umido, e pensare che tutte queste forme così elaboratamente costruite, così differenti l’una dall’altra, e dipendenti l’una dall’altra in maniera così complessa, sono state prodotte da leggi che agiscono intorno a noi.”.

Come aiutare il museo

È possibile offrire un contributo per la rinascita dell’Orto botanico che, comunque, a causa dei danni rimarrà chiuso fino al 1° aprile; i versamenti possono essere effettuati con bonifico bancario intestato a Università degli studi di Firenze, IBAN IT88A0200802837000041126939, con la causale (indispensabile) “per Orto botanico”.

Info: Orto botanico, via Pier Antonio Micheli, 3 Firenze – tel. 0552756799, www.msn.unifi.it