È entrato in vigore l’obbligo di indicare la provenienza. Cos’è importante sapere

Scritto da Sara Barbanera |    Giugno 2017    |    Pag. 16, 17

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

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Il 19 aprile 2017 è una data chiave dalla quale nel nostro Paese l'origine del latte e dei derivati deve «essere indicata in etichetta in modo chiaro, visibile e facilmente leggibile», come ha precisato il Ministero delle politiche agricole e forestali che ha definito il provvedimento «un traguardo importante che ci consente di creare un nuovo rapporto tra produttori, consumatori e territorio».

E intanto che i produttori si adeguano per indicare paese di mungitura, di confezionamento e di trasformazione, abbiamo chiesto a Simona Lumini, dell’Ufficio qualità di Unicoop Firenze, di chiarire i termini della questione e gli effetti del provvedimento.


Perché questo provvedimento e quali i vantaggi per i consumatori?

«Secondo i dati riportati dal Ministero delle politiche agricole, 9 italiani su 10 vogliono sapere da dove proviene ciò che mangiano: il provvedimento è una sperimentazione nazionale, in corso fino al 31 marzo 2019, che risponde alla necessità di tutelare il made in Italy, gli allevatori e i consumatori, che possono acquistare con maggiore consapevolezza e scegliere di sostenere il nostro territorio. Prima del provvedimento l’obbligo era in vigore solo per i prodotti Dop e Igp; per gli altri, anche a causa delle pressioni del libero mercato, non c’era nessun obbligo di indicare l’origine in etichetta e, ad esempio, metà delle mozzarelle erano fatte con latte estero».


Qual è lo stato dell’arte e cosa trovano oggi i consumatori sugli scaffali?

«All’entrata in vigore del provvedimento, due confezioni di latte a lunga conservazione su tre risultavano già in regola. La situazione è più variegata per yogurt e formaggi, per i quali il provvedimento prevede un periodo massimo di 180 giorni entro i quali smaltire le scorte e adeguarsi. Nelle nostre piattaforme di ricevimento merci abbiamo attuato appositi controlli, che non hanno colto impreparati i fornitori locali, già da tempo allineati alla nostra richiesta di avere prodotti realizzati con materia prima italiana o toscana.

Fino allo scadere dei 180 giorni, i consumatori troveranno sia latte e derivati con l’indicazione dell’origine che scorte con il vecchio sistema di etichettatura, o prodotti stagionati prima dell’entrata in vigore del decreto».


L'intervistata

Simona Lumini, Ufficio Qualità Unicoop Firenze


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