Le lettere arrivate in redazione

Scritto da Antonio Comerci |    Aprile 2013    |    Pag. 28

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.


Cani e gatti

Anch’io sono una grande amante degli animali, vivo con un bellissimo gatto randagio e sono vegetariana. Vorrei che nei vostri negozi ci fosse un box di raccolta di cibo per animali, da destinare al canile locale. Già alcuni supermercati fanno questo ed è lodevole... il cliente che fa la spesa ha modo di lasciar qualche scatoletta per gli amici animali meno fortunati senza doversi recare al canile o al gattile, spesso sito in zone lontane, periferiche e difficilmente raggiungibili, soprattutto per chi non usa l’auto come me o è più anziano.  

G. P. – Prato

Ci sono già numerosi casi di associazioni o enti che gestiscono canili e che ci chiedono pane e altri prodotti non vendibili e che possono essere utili alla loro attività. A Prato siamo molto impegnati con la locale Misericordia per il rifornimento dell’Emporium dedicato alle famiglie indigenti. Ciò non toglie che, su richiesta, ci possa essere un impegno anche per il canile.

Di festa e feriali.

Ho visto dall’“Informatore” che “Il dì di festa” è diventato tutti i giorni e non più la terza domenica di ogni mese. Che senso ha? È diventato un affare? E quindi devono essere fatte iniziative quasi giornaliere, perdendo però lo spirito con cui era stata lanciata l’iniziativa…

M. P. – Pieve a Nievole (PT)

“Il dì di festa” non si limita al giorno fisso nei mesi di novembre, dicembre e da giugno ad agosto. In quei mesi le domeniche sono impegnate dalle famiglie in altre occupazioni. Dal mese di gennaio è tornato di nuovo come prima: la terza del mese. Obiettivi de “Il dì di festa” sono da una parte dare occasioni ai soci di trascorrere del tempo in attività divertenti e interessanti, dall’altra di dare lavoro a tanti giovani impegnati nelle cooperative di servizi e turismo. Da due mesi si può prenotare le iniziative anche con internet.

Meglio un sorriso

Mi sono decisa a scrivere, perché la lettera del signor Caruso sull’“Informatore” di dicembre mi ha messo tanta tristezza (si lamentava perché alcuni nostri addetti parlavano fra di loro, n.d.r.). Probabilmente ci dimentichiamo che i dipendenti Coop sono persone, forse il sig. Caruso vorrebbe dei robot super efficienti, che lavorano a testa bassa, rispondono subito alle domande, non hanno giornate storte. Stiamo perdendo tutti i rapporti umani con gli altri, non mi è mai capitato di veder parlare i dipendenti coop trascurando i clienti; per quanto mi riguarda, uso molto meno il Salvatempo e le casse fai da te,  preferisco il sorriso o ancor meglio una battuta con la cassiera che la freddezza di una macchina.

S. S. - Castelfiorentino (FI)

Grandi strutture

Vado sempre a fare la spesa alla Coop.fi di Sesto F.no (ex Ipercoop). Ma nei volantini che vedo sul sito le offerte riguardano molto le Ipercoop. Quali volantini devo guardare per le offerte che si riferiscono a Coop.fi?

L.B. – Sesto Fiorentino (FI)

I due Coop.fi di Montecatini e Sesto Fiorentino sono all’interno del depliant dedicato alle grandi strutture di vendita (iper e grandi supermercati). Mentre il coop.fi di Novoli ha un depliant a parte.

L’iper errore

Sabato 15 dicembre ho fatto la spesa nel nuovo negozio di Sesto  Fiorentino (ex iper). Complimenti, è molto elegante. Io però a babbo morto vorrei farvi notare che il modo di usarlo per me socio è radicalmente cambiato. Adesso trovo solamente, o quasi, merce alimentare e per la casa; quindi devo poi recarmi in altri punti vendita non Coop. Non voglio certo insegnarvi la strategia di vendita da seguire, ma solo esprimere un parere negativo sul nuovo centro vendita com’è adesso. Capisco che le ragioni saranno economiche, ma allora le scelte furono errate quando furono creati 5 Ipercoop a breve distanza uno dall’altro?

F. V. - Greve in Chianti (FI)

In 25 anni sono cambiate le esigenze dei consumatori. Gli ipermercati rispondevano all’esigenza di trovare in un’unica grande area di vendita un po’ di tutto: dalla lavatrice al pane, dal computer al vino… E poi mobiletti, articoli per la casa, l’abbigliamento ecc. Però, per quanto grande possa essere l’iper, non può dare la libertà di scelta che hanno i negozi specializzati. Da noi si poteva scegliere tra cinque o sei lavatrici, ad esempio, mentre nel negozio di elettrodomestici ce ne sono una ventina. Quindi è vero che ci sono ragioni economiche (ogni anno gli iper registrano minori vendite nei settori non alimentari), ma alla base c’è l’orientamento dei consumatori che è diverso da quando facemmo sei (non cinque) Ipercoop. Anche la dimensione è vissuta diversamente: si preferiscono aree più piccole, più veloci da utilizzare. Il nuovo centro commerciale a Sesto non è completato; quando potremo utilizzare la grande area lasciata libera dall’iper, vedremo se il nuovo assetto sarà gradito e più soddisfacente alle esigenze dei nostri soci e clienti.

Voglia di volontariato

Ho trascorso, in periodi diversi, ben sette mesi in California, nella Contea di San Bernardino ed in quella di San Diego. In questo periodo, almeno cinque mesi li ho dedicati alla visita di supermercati e centri commerciali, spinto dalla curiosità e dalla necessità di apprendere nuove nozioni. Ebbene, ho potuto notare che alcune esperienze possono essere tradotte molto positivamente anche in Italia. Mi preme sottolineare che la presente non rappresenta una implicita richiesta d’impiego, ma semplicemente una offerta di volontariato, essendo il sottoscritto felicemente pensionato.

W. C. - Pistoia

L’attività di volontariato da noi si svolge nelle sezioni soci; è in effetti molto interessante, in quanto si possono seguire sia attività sociali e culturali, ma anche seguire l’attività commerciale e suggerire soluzioni per soddisfare meglio le esigenze dei consumatori. Per conoscere le sezioni soci e prendere contatto con loro, suggeriamo di visitare il sito al seguente indirizzo: http://www.coopfirenze.it/sezioni-soci.

Troppo sale

Mi riferisco alle preparazioni a base di baccalà nelle sue diverse ricette (soprattutto fritto, ma anche in umido). Nella maggior parte dei casi il prodotto cucinato e pronto per l’uso si presenta eccessivamente salato al punto, talvolta, da risultare immangiabile. Posso dire questo, a parte l’esperienza in analisi organolettiche, perché sono un affezionato consumatore dei piatti a base di questo pesce. Quando acquisto alla pescheria il baccalà “bagnato”, lo tengo almeno ancora due giorni immerso in acqua e latte. Quando invece prendo alla gastronomia quello già cucinato, non c’è più nulla da fare. Il danno tuttavia non risiede solo nel fatto organolettico. Non devo certo dirvi io che l’eccessiva assunzione di cloruro di sodio da parte dell’organismo umano rappresenta uno dei peggiori “killer” per l’apparato cardiovascolare. Se avete dubbi su quanto ho segnalato, vi invito a effettuare alcuni controlli a campione, ovviamente senza preavviso. Credo che il giusto spirito dell’azione correttiva non sia “trovare il colpevole” sicuramente in perfetta buona fede, ma apportare le opportune correzioni al ciclo di preparazione, prolungando e migliorando la fase di dissalazione.

A. O. - Massa e Cozzile (Pt)

Abbiamo ringraziato il socio perla segnalazione. Nelle ricette a base di baccalà, la mano dell’operatore che predispone la materia prima e segue il suo processo di preparazione, cottura e perfezionamento ha un peso sicuramente maggiore rispetto ad altre tipologie di produzioni interne. E su questo piano ci siamo attivati.

Escandescenze

Ho assistito, presso il vostro supermercato a Lucca, ad una scena poco edificante da parte di un signore che si definiva cliente verso una vostra dipendente Questa persona seguiva la Vs dipendente, urlando che avrebbe scritto a Firenze alla sede centrale, che avrebbe cambiato supermercato, che la avrebbe fatta licenziare, tanto da indurre la signora in servizio a chiedere aiuto al personale addetto alla sicurezza. Io e mia moglie siamo rimasti in attesa dell’intervento del personale addetto per paura che il comportamento del “cliente” potesse degenerare. Scrivo questa e-mail per elogiare tutto il personale che è stato coinvolto, per la professionalità e la calma, vi assicuro non scontata, nel gestire la situazione.

P. P. – Lucca

Pubblichiamo volentieri questa testimonianza e ringraziamo il socio per averci scritto.

Anni bugiardi

Adesso siamo obbligati a usarle, ma il sottoscritto è da molto tempo che usa le lampade a basso consumo. Oltre a questa caratteristica, però, dichiarano anche durate nell’ordine dei 6/8/10 anni (sic!). Ebbene io credo che su questi prodotti ci sia un enorme business e che le caratteristiche tanto propagandate, almeno sulla durata, siano una solenne “bufala” a carico di noi consumatori. Si paga di più e la durata è la stessa (e forse, a pensar male, non offrono neppure quel poderoso risparmio sulla bolletta)! Dico questo perché da sempre, ogni qual volta che cambio una lampadina, ho l’abitudine di scrivere in piccolo su di essa la data di installazione. E ho sempre appurato, purtroppo, che sia le marche note (e ben più care!) che quelle a marchio Coop durano più o meno quanto quelle vecchie a incandescenza. L’ultimo esempio è una vostra lampada “ecologica” da 7 W la quale, installata l’11 gennaio 2011 ha esalato l’ultimo respiro il 23 dicembre scorso. E notate bene: non era sottoposta ad accensioni e spegnimenti frequenti e continui, ma entrava in funzione la sera e si spegneva al mattino. Vi garantisco che in passato le vecchie lampadine duravano più o meno lo stesso tempo. Non è quindi il caso che da parte vostra – sempre dalla parte dei consumatori - venga posto in atto un maggior controllo sulla reale validità di queste lampade?

S. G. - Firenze

Le lampade a risparmio energetico a marchio Coop godono di due anni di garanzia come tutti i prodotti elettrici/elettronici. L’indicazione di durata della lampada si riferisce al consumo medio giornaliero di 2,7 ore com’è specificato nella confezione. Se la lampada rimane in funzione più ore rispetto alla media, è chiaro che diminuisce il periodo di durata del prodotto, oltre al fatto che ci sono altre variabili che possono interferire con la durata media (sbalzi di tensione, uso improprio, contesto ambientale etc.). Nel caso descritto dal socio, per le lampade non funzionanti entro i 2 anni, si poteva utilizzare la garanzia. Quindi converrebbe conservare la confezione con lo scontrino comprovante l’acquisto e farsi rimborsare il prodotto, riportando la lampada non funzionante.

Silenzio su Torre del Lago

Sono un socio che vive a Torre del Lago, luogo ameno e sulla riviera Toscana che ha un vostro centro vendita, mai menzionato sull’“Informatore”. Non capita mai nulla in questo centro all’infuori dell’estate, quando viene menzionato per il “Festival pucciniano”. Sarei contento che qualche volta si parlasse anche di questa frazione, abitatissima anche d’inverno.

L. P. - Torre del Lago Puccini (LU)

Il nostro giornale riporta quanto fatto dalle nostre sezioni soci, formate da volontari che decidono e svolgono le attività sul territorio. La sezione della Val di Serchio – Versilia non è fra le più attive, in difficoltà per l’estensione del territorio e per i pochi soci attivi. Faremo di tutto per superare questa situazione.

Buccia non commestibile

Di recente ho provato ad acquistare delle arance per utilizzarne la buccia per la preparazioni di dolci e mi sono reso conto di una situazione che a me pare a dir poco assurda: non è possibile trovare delle arance, e più in generale agrumi, la cui buccia sia commestibile. A me onestamente pare una follia non poterla utilizzare a causa di vari trattamenti chimici. Vorrei una maggiore attenzione da parte della Coop a tale diffusa follia, magari evidenziando gli agrumi che hanno la buccia commestibile. Gli stessi prodotti biologici “vivi verde” non dicono che la buccia non è commestibile ma non affermano nemmeno il contrario, e questa non è una garanzia sufficiente.

L. T. – Pisa

La legge impone la dichiarazione dei trattamenti a cui si sottopone la frutta, quindi se non c’è alcuna indicazione si può stare sicuri che non c’è stato trattamento. Nel caso dei prodotti ViviVerde, oltre alle certificazioni obbligatorie che devono avere, ci sono anche i nostri controlli a campione. Il problema che il socio pone è serio e noi cerchiamo di limitarlo il più possibile, ma il lungo tragitto che le arance fanno per arrivare sui nostri banchi induce i produttori a trattare con fungicidi la buccia degli agrumi per non perdere gran parte del carico. Per chi deve usare la buccia, è consigliabile usare prodotti biologici che sono garantiti per l’assenza di sostanze pericolose.