Scritto da Stefano Giraldi |    Maggio 2004    |    Pag.

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

Chi ha inventato la bicicletta? Al solito nasceranno piccole zuffe: il francese vi dirà che è stato un suo connazionale all'inizio del secolo, un inglese preciserà che la bici francese non aveva la trasmissione, quella inglese sì.
Leonardo in bici
E via il tedesco a ricordare che la prima idea di un mezzo a due ruote senza pedali è stata di un certo suo compatriota. Ma tutti quelli che sono stati in visita al Museo di Vinci vi diranno che è stato il grande Leonardo da Vinci. Nel Cinquecento? Incredibile davvero! Ed infatti la notizia del ritrovamento da parte del professor Marinoni del disegno dell'antenata della bicicletta nel codice Atlantico non fu accolta senza forti dubbi. Disegnata con tratto insicuro, quasi infantile, certo non era la mano di Leonardo, ammette lo stesso Marinoni, ma probabilmente quella dell'autore della caricatura del Salaì, noto modello di Leonardo, odiato ed invidiato dagli altri ragazzi di bottega che spesso copiavano i disegni del maestro. Forse uno di loro ha copiato un progetto di quella che sarebbe stata battezzata secoli dopo la "bicicletta". A causa di questa caricatura e altre sconcezze che affiancano il progetto della bici, il foglio - quando era nelle mani di Papa Leone - era stato coperto incollandolo ad un altro progetto, poi fatto rilegare e chiamato Codice Atlantico per il formato simile a quello di un atlante. Il progetto è rimasto quindi nascosto fino al restauro eseguito dai monaci di Grottaferrata dal 1960 al 1970. La scoperta verrà comunicata, guarda caso, solo nel 1974, solo cioè dopo il ritrovamento del Codice di Madrid dove compaiono progetti di catene e ruote dentate. Ma i denti in questione sono squadrati, assolutamente non adatti alla trasmissione di moto continuo come quello della bici. Ed i pedali troppo lunghi, tanto che toccherebbero terra: il genio ingegneristico di Leonardo avrebbe mai potuto fare un errore simile? Forse quando Napoleone si accaparrò i codici, qualche francese si divertì a farci uno scherzo (all'epoca in Francia giravano già bici simili), o è una burla più recente dei monaci restauratori? In ogni modo, è proprio il caso di dire come il nostro famoso concittadino e campione Gino Bartali: gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare!