Scritto da Antonio Comerci |    Ottobre 2016    |    Pag. 32-33

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

soci coop

Inaugurazione del Coop.fi di Firenze via Cimabue ristrutturato. Nella foto il sindaco di Firenze Dario Nardella ( Foto M. D'Amato)

Lettere dei soci

Vi scrivo indignandomi per come la Coop compri il latte fatto e confezionato in Austria. Mentre da noi si buttano tonnellate di latte e i nostri allevatori continuano a mungere per non far soffrire le mucche, voi vi rifornite in Austria. Sapete benissimo anche voi, che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia non sono italiani, ma stranieri. Migliaia di allevatori rischiano il lastrico che sta provocando la strage delle stalle italiane. Non vi sentite un po’ partecipi di questa distruzione?

Alessio L. – Castelfiorentino (Fi)


No, non ci sentiamo in colpa, perché la nostra politica d’acquisto è sempre stata a favore della produzione agroalimentare italiana e continua ad essere così. È da molti anni che il latte fresco e microfiltrato a marchio Coop è solo di produzione italiana. Per quello a lunga conservazione, dato che in Italia si produceva solo la metà di tutto il latte che serviva per il consumo e per la produzione di formaggi, latticini e tutto il resto, la gran parte del latte Uht veniva dall’estero, anche quando era confezionato in Italia. Abbiamo preferito in questi ultimi anni rivolgerci a una cooperativa austriaca che lavora bene e fa un prodotto di buona qualità, rispetto agli altri latte Uht. Oggi però la situazione produttiva italiana è cambiata e, con il calo dei consumi di latte, c’è una maggiore disponibilità di prodotto nazionale. Entro l’anno, quindi, cercheremo di superare l’attuale situazione e di avere un latte a lunga conservazione a marchio Coop, di provenienza sicuramente italiana.


Corsa truccata

Grazie! Grazie! Grazie! Grazie per aver pubblicato la mia storia Goccia di fiume sull’“Informatore” Coop del mese di maggio. La cosa mi ha fatto molto piacere, non solo a me, ma anche a tutti i miei familiari, parenti, colleghi e amici ai quali avevo chiesto sostegno col loro voto. Ho avuto modo di appurare come il “Progetto Arno” sia arrivato alla sua conclusione con una “classifica” dei dieci primi arrivati. Mi permetto di scrivere classifica tra virgolette ed ecco il perché. Osservando come il terzo classificato otteneva così tanti voti in pochissime ore, constatammo che spegnendo il proprio cellulare più volte nell’arco della giornata, ciascuno poteva votare, o ri-votarsi quante volte voleva. Scoperto l’inganno, ho smesso di chiedere voti a destra e a manca, perché in questa maniera non c’è partita. E per questo vi ringrazio ancora, perché mi avete permesso di vedere la mia storia pubblicata senza ricorrere a sotterfugi di vario tipo.

Lorenzo R. - Santa Maria a Monte (Pi)


Per evitare problemi legati alla normativa sulla privacy e per snellire il processo di votazione, abbiamo scelto di non richiedere la mail ai votanti (il che avrebbe impedito doppie votazioni) ma di legare la votazione all’indirizzo Ip del computer. Anche perché l’utente poteva sentirsi scoraggiato dal dover lasciare la “mail” e l’autorizzazione all’uso dei dati. Il criterio era quindi che ciascun Ip votasse una sola volta lo stesso racconto ma potesse votare più racconti nel corso dei mesi. Il problema si crea con i cellulari: in questo caso si tratta di un Ip dinamico, che cambia ogni volta che ci si collega a internet, e all’utente viene associato un indirizzo Ip diverso. Quindi è vero che è prevalsa l’abilità informatica, ma è anche vero che abbiamo messo a disposizione di tutti uno spazio per far conoscere i propri racconti a parenti e amici, ed era questo lo scopo del “concorso”. Quindi faceva bene il sig. Rosati a continuare a segnalare ai suoi amici e parenti il proprio scritto, anche se non poteva risultare fra i più votati. Nei primi mesi, quando ancora la “corsa al click” era aperta, abbiamo pubblicato otto racconti apparsi belli e gradevoli alla nostra redazione, fra i quali quello del sig. Rosati.


Zolfini a colori

Nel maggio di quest’anno ho acquistato dei fagioli zolfini; da “agricoltore dilettante” parte di quei fagioli, invece di mangiarli l’ho seminati nel mio orto. Il risultato è stato sorprendente: sono nati dei fagioli per un 15% zolfini, così come indicato nella scatola, ma per un 75% di borlotti. Questo significa che vendete prodotti che non sono quelli indicati nella confezione, in quanto i fagioli borlotti una volta seccati hanno un aspetto del tutto simile agli zolfini.

Maurizio M. – Agliana (Pt)


I fagioli zolfini che commercializziamo sono forniti dall’azienda Staccia Buratta che fa parte dell’associazione Agricoltori custodi . Gli Agricoltori custodi raggruppano soprattutto piccole aziende, con l’obiettivo del recupero e della coltivazione di specie e varietà delicate e preziose, esposte al rischio di estinzione a causa della bassa resa o di difficoltà particolari nel processo di produzione. Gli Agricoltori custodi sono oltre 100, diffusi ad Arezzo e in tutta la Toscana, e in questi anni sono riusciti a salvaguardare quasi 150 specie e varietà fra piante (soprattutto orticole e frutticole) ed animali (soprattutto pollame ed altri 
animali da cortile). Attraverso la responsabile qualità dell’azienda Staccia Buratta abbiamo raccolto le seguenti informazioni. “Quello che è successo al vostro cliente, invece di creare dubbi sull’autenticità dei fagioli zolfini, ne prova l’assoluta veridicità. Lo zolfino, la varietà vera di zolfino, nasce da una selezione di fagioli di diverse colorazioni. I vecchi contadini hanno poi selezionato i fagioli gialli come migliori rispetto agli zolfini di altri colori. Per questo conosciamo lo zolfino solo giallo ma nel suo Dna sono ancora presenti geni di diverso colore che ancora oggi nelle risemine possono comparire in percentuale. Rassicurate il vostro cliente: ha coltivato uno zolfino vero!” (A cura di Sandro Massei, responsabile acquisti ortofrutta Unicoop Firenze)


Riapertura del Coop.fi di Firenze via Cimabue dopo la ristrutturazione. Gruppo dipendenti. Foto Massimo D'Amato

Nespole e limoni

Sono socia Coop da molti anni, non vi ho mai scritto fino ad ora, ma quello che vedo sui banchi della Coop mi preoccupa e mi offende come consumatrice. Ho visto solo nespole della Spagna, proprio ora che mia madre le ha maturissime sul terrazzo. E poi limoni dal Sud Africa: e quelli della Sicilia che fine hanno fatto? Allora è vero che la nostra produzione di frutta, pomodori e altro viene scoraggiata per leggi esose di mercato e per tenere i prezzi più alti! Per me la Coop dovrebbe essere un esempio di correttezza; sono sicura che i clienti apprezzerebbero.

Antonella B. – Pistoia


Il limone è un frutto invernale. D’estate c’è una produzione limitata di “verdelli”, che come dice il nome sono verdi, piccoli e con poco succo. Li abbiamo nei nostri punti vendita, ma non sempre, perché le quantità sono limitate e passano inosservati, perché “tirano più l’occhio” quelli gialli e polposi che vengono dall’altra parte dell’equatore dov’è ora la loro stagione. In ogni caso, come fatto negli anni precedenti, cercheremo di garantire in parallelo entrambe le forniture, cercando sempre e comunque di valutarne la qualità. Per quanto concerne le nespole italiane, non siamo riusciti, per adesso, ad avere produzioni con le quantità necessarie per coprire i nostri punti di vendita. Su questo frutto la Spagna, invece, ha grandi coltivazioni, produzioni Dop e di ottima qualità. Il nostro impegno è massimo per tutelare la produzione nazionale, ma in certi casi non abbiamo alternative.


Pasta e panaccio

Faccio riferimento all’articolo Farine 10 e lode apparso sul numero di aprile della rivista “Informatore”. Nell’articolo, come sempre interessante, si legge che “una farina integrale potrebbe essere l’assemblaggio di tanta crusca e tanto amido di semi diversi ... Solo nel caso della scritta macinata a pietra siamo sicuri che la farina deriva direttamente ... dalla macinatura dei chicchi”. Vista la sostanziale differenza sulla qualità e sul valore nutrizionale di un tipo di farina o l’altro, vi chiederei di chiarirmi che cosa viene utilizzato nella farina e nelle confezioni di pasta integrale vivi verde. Lo stesso discorso per il panaccio integrale da voi prodotto.

Luciano S. Castel di Casio (Bo)


La farina integrale vivi verde è prodotta con farina integrale di grano tenero biologico, ottenuta da macinazione del chicco del cereale: dal processo di molitura si ottiene direttamente il prodotto finito. Anche la pasta integrale vivi verde è prodotta esclusivamente con semola integrale di grano duro biologico, derivante dalla molitura del grano duro senza alcuna ricostituzione della semola.

Per quanto riguarda, invece, il panaccio integrale venduto nel reparto forneria, produzione interna, viene realizzato con farina tipo integrale e con una piccola parte di farina tipo 0: nello specifico la parte di pasta pre-fermentata (la biga) è preparata con farina tipo 0, mentre l’impasto finale è realizzato con farina tipo integrale, ottenuta dalla macinazione e dall’abburattamento di chicchi di grani teneri. Nell’articolo mettevamo in guardia dai possibili “trucchi del mestiere”, che noi non pratichiamo.


La Coop che vorrebbe

La Coop che vorrei... dovrebbe porre più attenzione a vendere a prezzi più bassi le verdure senza imballaggio: gli stessi peperoni, le stesse zucchine, non possono costare di meno con un voluminoso vassoio di plastica chiuso con pellicola! La Coop che vorrei... dovrebbe avere un occhio di riguardo per gli anziani, i disabili permanenti o “temporanei”: sacchetti riutilizzabili per la spesa di dimensione contenuta, robusti (simili a quelli che c’erano per le sei bottiglie) che permettano di portare agevolmente la spesa, anche quei pezzi pesanti come l’olio, la farina, il latte. I sacchetti grandi, molto capienti, sono adatti a persone con la macchina e che non hanno problemi di braccia, di schiena... Anche quando sono poco riempiti, i pezzi dentro ciondolano e si portano con maggiore disagio. La Coop che vorrei... dovrebbe cercare di evitare imballaggi che non si possono differenziare nei rifiuti, come i sacchetti della pasta fior fiore.

Francesca B. Pescia (Pt)


Che bella letterina! Non ci sembra opportuno riprendere punto per punto, basta dire che faremo di tutto perché quello che vorrebbe la socia sia realizzato. Non dipende solo da noi, ma anche dai fornitori e dai comportamenti concreti delle persone.